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A Groucho Marx: 40 anni, eppure i suoi graffi resistono.

domenica 27 agosto 2017 di Armando Lostaglio

Quaranta anni eppure i suoi graffi resistono. Groucho Marx, il terzo di quella stirpe di fratelli che ha scritto la storia del Cinema in America dagli albori del secolo scorso, era un genio assoluto della comicità e del sarcasmo. Quello più graffiante e irriverente, fatto di battute ed aforismi ormai celebri come letteratura del quotidiano.

Si chiamava all’anagrafe Julius Henry, (origine ebraica) ma quel suo aspetto accigliato e un po’ imbronciato gli hanno conferito questo nome, Gruocho, brontolone appunto. Esordì nel mondo dello spettacolo un secolo fa, recitando con i suoi fratelli nei teatri di varietà. Un duro e lungo praticantato sulle scene di tante città americane per poter appuntire una comicità surreale e veloce con battute al vetriolo specie nei confronti dell’istituzione, mediante giochi di parole spesso disinvolte ed irriverenti.

Il suo viso era una maschera, coi vistosissimi baffi e le sopraciglia dipinte, e l’immancabile sigaro. Questo diceva del potere:

“La prima cosa a sparire quando un paese viene trasformato in uno stato totalitario è la commedia e i comici. Poiché le persone ridono di noi, non credo che capiscano davvero quanto siamo essenziali per la loro salute mentale.”

Delle donne e del matrimonio (spesso oggetto dei suoi proclami satirici) diceva:

“Vi amo, volete sposarmi? Se rispondete di sì non mi rivedrete mai più.” Ed ancora: “Un uomo ha l’età della donna che ha per le mani”.

Apparentemente dure, ma incisive nel suo humour mordace. Già in tempi non sospetti, lungimirante, così si esprimeva:

“Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza a leggere un libro”.

L’umorismo di Groucho è famoso anche grazie alla sua vivacità di scrittore: la raccolta epistolare ’Le lettere di Groucho Marx’ sono del 1967. Solo nel 1974, pochi anni prima che morisse (a Los Angeles il 19 agosto 1977) gli verrà consegnato l’Oscar alla carriera.

Affermava di lui Woody Allen:
“Groucho è semplicemente unico, allo stesso modo di Picasso o Stravinskij, e credo che la sua impudente strafottenza verso l’ordine costituito sarà divertente tra mille anni come adesso. Oltre tutto, mi fa ridere”.

È stato proprio un film di Allen ’Accordi e disaccordi’ (’Sweet and Lowdown’, 1999 presentato alla Mostra di Venezia) trasmesso in tv qualche notte fa, a ricordarci uno dei Fratelli Marx, Harpo, quello muto, proprio come la protagonista del film, la giovane attrice britannica Samantha Morton, che vagamente emula e ricorda nelle movenze, ma con una grazia tutta al femminile; una interpretazione che le valse allora la candidatura agli Oscar.

Armando Lostaglio

Maschera non me.

Il suo senso dell’umorismo corrucciato e sarcastico, sintetizzato nel suo soprannome d’arte Groucho ("brontolone", "musone"), si coniugò sulle scene con un’eccentrica maschera comica dai tratti divenuti inconfondibili, quali i vistosi baffi e sopracciglia dipinti, lo sguardo ammiccante, il sigaro perennemente tra i denti o fra le dita e la frenetica andatura. Il successo giunse per Groucho nel 1924 con la commedia teatrale "I’ll Say She Is, cui seguì" – l’anno successivo – "The Cocoanuts", che venne rappresentato a Broadway per un anno e poi riproposto in una lunga tournée tra il 1927 e il 1928.
L’esordio di Groucho sul grande schermo risale al 1929 con Noci di cocco, trasposizione cinematografica del precedente successo teatrale "The Cocoanuts", cui fece seguito "Animal Crackers" (1930), tratto anch’esso da uno spettacolo di Broadway dei Marx. Dopo il dissacrante "La guerra lampo" dei fratelli Marx (1933), Groucho e i fratelli passarono dalla Paramount alla MGM, recitando in due dei loro più celebri film, "Una notte all’opera" (1935) e "Un giorno alle corse"(1937). Con il declino del trio all’inizio degli anni quaranta, Groucho proseguì l’attività cinematografica con sporadiche apparizioni in commedie brillanti, intraprendendo invece una carriera di successo dal 1947 come conduttore radiofonico dello show a quiz "You Bet Your Life", adattato in seguito per la televisione e andato in onda con vasto consenso di pubblico fino al 1961.


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