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24 giugno - 2 luglio 2017

’Il cinema ritrovato’ di Bologna - XXXI Edizione - Il Paradiso dei cinefili

giovedì 29 giugno 2017 di Maria Cristina Nascosi Sandri

Da alcuni anni il tema del Colore è uno dei fili conduttori che informa di sé la manifestazione, sia perché il colore fa parte della grande magia del cinema, sia perché è una delle questioni più ‘sensibili’, per quanto concerne il restauro dei film.

Ma mai come quest’anno i Colori del Cinema Ritrovato (i film a colori, i colori ‘d’autore’, i sistemi di colorazione) saran tanti, straordinari e, spesso, mai visti prima.
Il cinema nasce in b/n ma, quasi da subito, tende al colore. Così, quasi subito ci furono le imbibizioni, i viraggi, le delicate pennellature dell’Art Pochoir.

Molti i processi descritti nel corso del cinefestival con vari e notevoli esempi, passando per il glorioso Kinemacolor fino ad arrivare al definitivo Technicolor.

Alle meraviglie del Technicolor lo spettatore del Cinema Ritrovato è abituato, ma è una meraviglia che ogni anno si rinnova. Questa volta saranno le copie vintage dei mélo-film di Douglas Sirk, esteta che del colore sa cogliere ogni risonanza emotiva, la complessa partitura dei blu in Magnificent Obsession, i ‘colori della plastica’ anni Cinquanta della american tragedy da antologia Come le foglie al vento; o l’azzurro abbagliante della piscina su cui galleggia il graduate - Laureato Dustin Hoffman.

A volte è una policromia astratta e smagliante (di abiti, make-up, oggetti d’arte) a restituirci il glamour della ‘modernità’, anch’esso molto vintage, come nel nuovo restauro di Blow-up – e si sa quanto Antonioni amasse ‘colorare’ le proprie pellicole a ‘piacimento’, artificiosamente, appunto come il verde che ‘percorre’ tutto Blow-up, rinnovato ogni mattina in cui si girava.

Il film sulla swinging London del nostro grandissimo Michelangelo appartiene, per così dire, alla via italiana al colore cinematografico, di cui il Cinema Ritrovato proporrà tappe importanti e a volte poco note.

Tra i tanti programmi, l’omaggio ai cento anni di uno dei divi più luminosi, sexy e indimenticabili dell’Olimpo hollywoodiano, Robert Mitchum, vero ed unico ‘animale da palcoscenico’.

Tra le tante sezioni piene di magnifiche offerte si ricorda, giusto per ‘saggio’:

Una domenica a Bologna. Tutti i film di questa rassegna si svolgeranno di domenica, tradizionale giorno di riposo nel quale tutto può succedere.

William K. Howard: alla riscoperta di un maestro dello stile , una mini-retrospettiva il cui pezzo forte è il capolavoro sonoro Transatlantic (1931).

Colette e il cinema – Un meraviglioso ed unico connubio tra il linguaggio letterario e quello cinematografico, da sempre complementari ed antagonisti, ad un tempo. Come è noto, una delle figure più intense ed amate della letteratura francese, Colette, intrattenne un rapporto carico e vario con la Settima Arte. La rassegna porterà alla scoperta di un cinema francese al femminile, scritto, diretto o prodotto da donne come Simone Berriau, Solange Térac, Yannick Bellon e Musidora, grande amica di Colette.

- Cento anni fa. 50 film del 1917
La sezione è dedicata a uno degli anni più orribili della storia mondiale. La guerra in corso e le rivoluzioni in Russia ridussero la quantità di film prodotti, ma, fortunatamente, non la loro qualità. Sarà possibile visionare una sessantina di pellicole tra fiction, documentari, film di animazione e molto altro.

*

BLOW UP chiude col botto il Cinema Ritrovato di Bologna

Dopo aver celebrato i cinquant’anni del suo Grand Prix (così si chiamava all’epoca la Palma d’Oro), allo scorso Festival della stessa Cannes, la versione restaurata di “Blow up” di Michelangelo Antonioni ha chiuso in grande stile l’edizione 2017 del Festival del Cinema Ritrovato di Bologna.

Un ’giusto’ rientro, visto che il restauro è stato fatto proprio dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con l’Istituto Luce - Cinecittà e Criterion, oltreché con la Warner Bros e Park Circus. Il restauro è stato realizzato nei laboratori di Criterion a New York e L’Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna, con la supervisione di uno dei Maestri della Luce oggi in Italia, il direttore della fotografia Luca Bigazzi che ha ’lavorato’ sull’opera del grande ed indimenticabile Carlo Di Palma, collaboratore, tra gli altri di Woody Allen.

Quello che rappresenta il decimo lungometraggio di Michelangelo Antonioni gli era stato ispirato dalla lettura di un racconto dello scrittore, poeta, critico letterario, saggista e drammaturgo argentino naturalizzato francese, Julio Cortazar, Le bave del diavolo - come lo stesso regista scriveva:
"(...) Non mi interessava tanto la vicenda, quanto il meccanismo delle fotografie. La scartai e scrissi una sceneggiatura originale, nella quale il meccanismo assumeva un peso ed un significato diversi. Con me collaborarono Tonino Guerra e, per i dialoghi inglesi, Edward Bond. Un breve soggiorno a Londra insieme a Monica (la Vitti in quel periodo stava girando Modesty Blaise, di Joseph Losey) mi affascinò talmente che decisi di spostare l’azione dalla Parigi di Cortazar alla Londra della nuova musica e della nuova arte che proprio allora stavano prendendo piede".

Antonioni, sempre attento ed antesignano anche per le colonne sonore dei suoi film, scelse per Blow up il grande compositore, tastierista e attore statunitense Herbie Hancock che, a sua volta, chiamò a collaborare molti dei protagonisti della scena jazz ma anche band rock dell’epoca come gli Yardbirds, presenti in un cameo passato alla storia come.... se stessi, nella pellicola. Interamente girato nella emergente Swinging London, interpretato da un giovane David Hemmings a fianco di una quasi sconosciuta Vanessa Redgrave, Jane Birkin, la modella Veruschka - prima di Dalì - e Sarah Miles, Blow up rimane, anche stilisticamente, una pietra miliare per grandi autori che vennero ’dopo’ Antonioni: basti citare Peter Greenaway con il suo I misteri del giardino di Compton House, del 1982 - come lui stesso ha ricordato all’ultimo Biografilm Festival dove è stato premiato e dove ha anticipato una prossima sorpresa, da par suo, per la città di Ferrara.

Maria Cristina Nascosi Sandri

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