Altritaliani

Il Neorealismo pittorico di Luca Celano

venerdì 21 ottobre 2011 di Armando Lostaglio

“Che il pittore Luca Celano provenga dal neorealismo è un dato di fatto incontestabile e sicuro come testimoniano i suoi dipinti che propongono rimandi e richiami alla condizione meridionale e lucana raccontata, in letteratura, da Levi e da Scotellaro e da altri autori che hanno seguito le orme dei primi” (Mario Santoro). Luca Celano, maestro accademico, nato nel 1950, vive ed opera tra Lucania e Roma. L’artista ha girato a lungo in Italia, in Germania, in Austria. Nel corso della sua carriera ha conseguito ambiti premi e riconoscimenti.

Le tele di Luca Celano (artista materano) ci spingono in spazi di intensi cromatismi. E’ spesso la donna al centro della sua pittura. China e indaffarata nel lavoro dei campi o intenta a denudarsi, la donna di Celano è colta nella spontaneità di un gesto laborioso o di una movenza sensuale, prorompente nelle forme e nell’intensità cromatica. La sua cifra artistica richiama quella delle matrone romane in un contesto bucolico, seppur intriso di lucanità.

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Dalla sua terra fino a Roma, un viaggio che conduce le protagoniste delle tele a rapportarsi con l’ambiente urbano e le sue forme: ecco che nasce un nuovo binomio “Donne e città” dove la dea-natura lascia spazio ai palazzi di periferia. La fusione di vari soggetti è un altro dei motivi espressivi di Celano, che fonde in una pittura autobiografica i diversi momenti della sua vita.

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La profonda conoscenza dell’anatomia traspare anche nella fisicità dei braccianti costantemente con un attrezzo di lavoro in mano, feticcio che esprime, nella maniera neorealista, la fatica del lavoro. “Racconto per immagini”, dice l’artista, “unisco più temi, più tasselli con una linea comune, come se dirigessi un film, come fossi un regista”.

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Ed è proprio l’amicizia con il regista e sceneggiatore Cesare Zavattini che lo fece appassionare a quel Neorealismo con cui racconta una Lucania “postleviana” e “postscotellariana”, la cultura del lavoro e la natura incontaminata, emblema di una civiltà non ancora calpestata dalla spasmodica corsa al denaro, dalla conseguente perdita di ideali, dalla crisi delle grandi città.

Il lavoro di Celano è una continua ricerca delle cose passate, ma che appartengono al quotidiano, all’esistente. La pittura per raccontare, ma anche come arma di protesta e di denuncia sociale, “che dica il non detto” afferma. Il Neorealismo pittorico di Celano non racconta solo la Lucania. La sua sensibilità lo ha portato a interpretare anche la sofferenza, la paura collettiva come nell’ opera “I Kossovari”. “Prendo in prestito i vocaboli della poesia e della musica per la mia pittura” - sostiene - “ho fatto mie le parole di Leonardo da Vinci: la pittura è poesia muta, la poesia è pittura cieca”.

Sono molti i riconoscimenti di questo maestro accademico, che opera tra Roma e la Lucania. Attraverso la pittura “a corpo” pastosa e densa, oppure mediante il “guazzo” (monocromo appena diluito), Celano racconta, con la medesima passione, la città e la terra, la quotidianità di gesti autentici, prelevandoli dalla memoria per poi immobilizzarli in vigorose forme e cromie, come in un’istantanea.

Armando Lostaglio


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