Altritaliani
Una riflessione doverosa e forse dolorosa.

Celebrare la Pasqua. Lo svegliatore notturno.

giovedì 21 aprile 2011 di Armando Lostaglio

Per i credenti potrebbe sembrare fin troppo“facile” celebrare la Pasqua, andando in chiesa (la loro) scambiarsi i consueti “auguri” e poi rientrare nel proprio mondo, ai lavori usati. Alle mestizie e alle contentezze quotidiane, con la coscienza a posto. I non credenti, quelli che salutano il giorno con il pragmatismo e la positività senza orpelli, anche loro combattono lotte parallele e comunque non meno difficili anche sul piano umano, senza avere un proprio Dio a riferimento. Per coloro che la vivono con intensità, malgrado tutto, la Pasqua è rinascita, è Resurrezione.

Sovviene una riflessione di una grande scrittore del Novecento, Giovanni Papini, di recente “rispolverato” da un editoriale di mons. Gianfranco Ravasi, che ci ricorda, con slancio di modernità e lungimiranza, la condizione umana, la contemporaneità abbruttita troppo spesso da banalità. Lo intitolava “Lo svegliatore notturno”, sarà proprio lui che risorge nella notte di Pasqua. Ecco cosa scrive Papini:

“In un mondo dove tutti pensano soltanto a mangiare e a far quattrini, a divertirsi e a comandare, è necessario che vi sia ogni tanto uno che rinfreschi la visione delle cose, che faccia sentire lo straordinario nelle cose ordinarie, il mistero nella banalità, la bellezza nella spazzatura. È necessario uno svegliatore notturno che smantelli per dar posto alla luce”.

(Giovanni Papini).

Così commenta il cardinale Ravasi, intellettuale oltre ogni misura: “Il grande scrittore argentino Jorge Luis Borges un giorno confessò il suo amore per Giovanni Papini «immeritatamente dimenticato». Effettivamente, superando la scorza della sua enfasi veemente e del suo sdegno permanente, la voce di questo autore fiorentino meriterebbe di risuonare nei nostri giorni così grigi e annoiati, nei quali domina la tetrade da lui evocata: «Mangiare, far quattrini, divertirsi, comandare».

Giorni grigi ed annoiati – ci ricorda l’alto prelato - giorni di confusione, ovvero di “normalità eterna” (da una canzone di Fossati), di freddezza malgrado avvolti in una primavera che pur stenta a rinascerci dentro. Eppure i segnali sono tanti per restare svegli anche di notte: le paure da un mondo che brucia e che “trema”; ma la luce accecante di una resurrezione, valga sempre ad illuminare il cammino. Da credente è forse più “facile”, ma sarebbe facile anche per chi guarda al firmamento e gli sovviene quell’ansia di speranza suggeritagli da Dostoevskji nelle Notti bianche.

E’ tuttavia tempo di guardare al crocefisso, lo stesso che non pone nessuna discriminazione. Tace. E’ l’insegna della rivoluzione. Rimuoverlo dalle coscienze lascia sulla parete “la propria sindone di orli grigiastri”.

Armando Lostaglio


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