Altritaliani
La volgarità al potere. Come lo stesso parlamento, occupato da nominati e non eletti, possa dare un pessimo esempio di civiltà.

La comica finale

martedì 29 marzo 2011 di Armando Lostaglio

In rigurgiti insostenibili di volgarità come in questi ultimi tempi, la classe politica italiana e questo governo si avviano a finire la loro epoca. Dopo aver devastato le coscienze e non solo degli italiani.

I titoli di coda sono comparsi da un pezzo sullo schermo. La comica finale si chiude in una risata, quella stessa che li seppellirà, si spera. Ma quando? Adesso, nel clamore di un voto prossimo venturo.

Gli epigoni dei parlamentari degli scranni più alti si stanno mobilitando, per raccogliere voti raccontandoci che è tempo di cambiare, che ci sono facce nuove da apprezzare, che tutto cambierà perché magari tutto resti come prima.

Dove saranno la coerenza, l’appartenenza ideale: le avranno rinchiuse in qualche vecchio baule di soffitta.

Si accaniranno anche da queste parti a caccia dell’ultimo voto. Mentre lassù, nel parlamento alto la comica finale ci divora, pesa come un macigno la loro presenza che invade i piccoli schermi ad ogni ora del giorno, mentre il loro destino è scritto nel proprio nome pur non anagrammandolo: la russa come la rissa, ministri della difesa e dell’offesa al tempo stesso, “fuori dalle palle” esclamate da ministri che non meritano il tricolore; il parlamentare che offende la portatrice di handicap sua collega; gestacci da carrettieri. Tutto un inventario che in poche ore distraggono e fanno ridere come si fa nei teatrini di periferia. Neanche il Bagaglino, neanche la più becera rappresentazione del sudiciume involontario.

Assistiamo inermi, come sempre, una volta di più. Assistiamo alla comica finale. “La tragedia di un uomo ridicolo” (titolo del film di Bertolucci), e “Opinioni di un clown” (romanzo dello scrittore tedesco Böll) meglio ci offrono la sequela di disperazione che avvolge lo spettatore inerte di fronte al loro dramma. Ma il clown è forse dentro di noi, che aderiamo del tutto impassibili e ci divertiamo plaudenti alle loro fandonie. Potremo pure scrivere in un futuro lontano “le memorie di un pagliaccio”, con la stessa tenerezza di Fellini.

Malgrado tutto, un grande irripetibile politico come Giorgio La Pira, ci ricorda che “Le stagioni non le fa il contadino: vengono, e lui le aiuta. Si orientano tutte verso l’estate, verso i giorni della maturazione. Così fa la storia.”
Siamo ad aprile e si deve attendere la maturazione dell’estate. Ma fino ad allora i giochi nel circo saranno già fatti. Si sarà già votato, anche in questo remoto angolo di mondo dove viviamo, la Basilicata.

Armando Lostaglio


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