Altritaliani

Sopravvivere al Berlusconismo (ed altre dittaturelle) ed alla civiltà contemporanea italiana

domenica 13 marzo 2011 di Lino Scarnera

Gran parte dell’opinione pubblica italiana è attualmente nauseata dei comportamenti che l’attuale Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, tiene nel pubblico e nel privato: soprattutto attraverso la rete internet, si moltiplicano siti, forum e blog che contestano sia tali comportamenti che la cultura che li sostiene. Tuttavia, nonostante il suo Governo fosse dato per spacciato già dal mese di dicembre 2010, sembra adesso godere di buona salute e della tendenza all’aumento del consenso parlamentare.

 Il dittatore(llo) e la massa

Gran parte degli osservatori politici internazionali (quelli più qualificati, che scrivono su quotidiani di rilevanza internazionale o nazionale), si interrogano sulle ragioni che spingono gli italiani ad accettare tale situazione: le elezioni amministrative svoltesi nel corso degli anni e sondaggi, infatti, sembrano confermare il grande consenso di massa verso la figura di Silvio Berlusconi, il quale, nonostante i suoi comportamenti, le sue affermazioni, i conflitti di interesse e gli scandali che hanno caratterizzato la sua gestione politica del Paese, sembra mantenere una leadership molto forte, che solo in conseguenza dei recenti scandali sessuali del “Bunga-Bunga” e delle rivelazioni sulla sua credibilità politica internazionale, vista secondo il punto dei diplomatici U.S.A. e diffuse da Wikileaks, sembra iniziare ad indebolirsi.

Sigmund Freud ha esaminato il fenomeno della leadership di massa, descrivendo, secondo il punto di vista psicoanalitico, le dinamiche che possono spiegare il comportamento delle masse, a volte eroico ed altamente etico, ed a volte infimo e decisamente immorale. Egli riteneva che gli individui facenti parte della massa reiettassero il proprio “Ideale dell’Io” e si identificassero con il leader della massa, identificandosi, in tal modo, anche l’un con l’altro, in virtù della comune identificazione con il leader [“Psicologia delle Masse ed Analisi dell’Io”, 1921]. L’Ideale dell’Io, in sintesi, rappresenta l’istanza psichica che consente agli individui di differenziarsi gli uni dagli altri, nonché di fare valutazioni critiche dei fatti, congruentemente alle proprie aspirazioni ed ideali. Nel momento in cui questa istanza psichica viene reietta, l’individuo perde la capacità di differenziarsi e di fare valutazioni critiche, quindi può assumere comportamenti che altrimenti non terrebbe. Ad esempio, un soldato con l’Ideale dell’Io al suo posto si rifiuterebbe di partecipare ad azioni ad elevato rischio di morte e/o di compiere azioni contrarie ai propri principi etici, quindi una “massa” di soldati, con l’Ideale dell’Io reiettato, può compiere azioni sia eroiche, come la resistenza degli Spartani alle Termopili, che mostruose, come la persecuzione degli ebrei fatta dai militari nazisti.

Poiché i fenomeni dittatoriali, all’interno delle culture democratiche, non sono apprezzabili in nessun modo, è necessario prevenirne l’insorgere, quindi comprendere i fattori che possono facilitarne lo sviluppo. Un fattore potrebbe benissimo essere rappresentato dalla complessità della situazione che richiede all’individuo di fare valutazioni ed assumere decisioni difficili. La complessità degli argomenti e delle situazioni, infatti, mette a dura prova le capacità critiche, analitiche e decisionali, quindi facilita la deplezione dell’Ideale dell’Io, inadeguato all’assolvimento delle funzioni ed alla soluzione dei problemi a cui l’individuo è sottoposto, a favore della identificazione con un individuo che appare in grado di assumere decisioni nella situazione data. Tale identificazione diventa tanto più probabile quanto più l’oggetto di identificazione mostra di possedere le qualità del quale l’individuo/massa si sente privo. Quindi, se l’individuo/massa si sente impotente in una determinata situazione, il leader deve apparire onnipotente, andando quindi anche a sollecitare componenti arcaiche ed inconsce della personalità, che spiegano anche il clima delirante che connota il comportamento delle masse e del loro leader (si pensi alle persecuzioni naziste degli ebrei, a quelle sovietiche dei dissidenti, a quelle irachene contro i curdi ed alle recenti esternazioni del leader Libico Gheddafi contro i suoi oppositori e coloro che li sostengono, dallo stesso identificati sia con l’organizzazione fondamentalista islamica Al Quaeda che con gli stati “colonialisti” occidentali ).

L’altro fattore che spiega tale fenomeno identificatorio è rappresentato dalle analogie tra l’individuo/massa ed il leader: per potersi identificare, l’individuo/massa deve poter riconoscere nel leader alcune caratteristiche proprie, di cui è consapevole. Pertanto, oltre all’onnipotenza inconscia (un fattore di gestibilità piuttosto ostica, soprattutto per le personalità fragili ed immature, quindi dotate di Ideale dell’Io debole ed instabile), altre caratteristiche fisiche o di personalità, comunanza di interessi e di ideali, di professione e di cultura, possono facilitare tali processi identificatori. Personalmente, ritengo che il fattore più interessante sia rappresentato dalla incompetenza: è necessario che il leader della massa sia dotato della stessa incompetenza che ha messo in scacco capacità critiche ed Ideali dell’Io degli individui/massa nella gestione della complessità della problematica vissuta. Un buon leader di massa deve quindi essere anche sufficientemente mediocre ed incompetente, analogamente alla massa che con lui si identifica, pur essendo necessariamente molto competente nella gestione della relazione con le stessa. Il segreto del successo dei leader delle masse è quindi rappresentato dalla loro mediocrità, difensivamente celata, velata da grandiosità e magnificenza, e quindi innalzata ad ideale a cui aspirare. In questo modo, ogni mediocre può sentirsi importante, ed anche aspirare ad incarichi di prestigio. Nell’attuale Governo Italiano possono essere trovati molti esempi.

Questo può spiegare perché i fenomeni dittatoriali appaiono sempre in periodi storici di estrema difficoltà e complessità, e perché i dittatori appaiano sempre, agli occhi degli individui non “massificati” oppure con il “senno del poi”, come goffi, incolti, stupidi, irrazionali, mediocri, crudeli, ecc., al contrario, quindi, di come appaiono agli occhi delle masse che li adorano. La democrazia può quindi prevenire l’insorgenza dei fenomeni dittatoriali soprattutto combattendo la mediocrità dei cittadini. Questo significa che un sistema scolastico e di informazione di eccellenza siano strategici soprattutto per il mantenimento della democrazia, prima che per gli interessi economici e politici delle singole nazioni.

La relazione perversa che lega il dittatore alla massa può spiegare anche perché tutti i dittatori non possono tollerare la satira politica e la libera informazione anche quando non esiste, dal punta di vista formale, una vera e propria dittatura, come nel caso italiano: le società industriali evolute operano in un contesto culturale internazionale ed in un sistema di relazioni politiche che non ammette l’aggregazione di stati dittatoriali. Tuttavia, si possono sempre istituire “dittaturelle”, ovvero velare la relazione ipnotica tra dittatore e massa con regolari elezioni, e tuttavia sabotare ogni processo di sviluppo del pensiero libero ed indipendente, come accade in Russia. Purtroppo per noi italiani, questo può anche spiegare perché l’attuale Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rifiuti sistematicamente il confronto con i suoi avversari politici (una regola, fondamentale per la democrazia, che permette la libera scelta dei cittadini); che accusi di complotto i magistrati che indagano sui di lui; che proponga sistematicamente l’estromissione della satira e della informazione a lui avversa dalla televisione pubblica e dai giornali: lo specchio che riflette la grandiosa onnipotenza del leader alla massa, e che permette a quest’ultima di godere e beneficiare illusoriamente della stessa (si pensi ai manifesti utilizzati durante le campagne elettorali regionali, in cui l’immagine ed i nomi dei candidati appaiono introdotti da un “Berlusconi per …”, neanche si trattasse di una intercessione divina a favore di un comune mortale), deve rimanere immacolato e privo di incrinature. Se lo specchio riflettesse altre immagini, o se si rompesse, la complessità e le difficoltà della situazione riapparirebbero nella percezione della massa, che tornerebbe ad essere un aggregato di individui indipendenti l’uno dall’atro, cessando di essere una formazione omogenea e controllabile. Controllo e potere del leader ne sarebbero demoliti, ed il leader si esporrebbe a seri rischi, non solo politici, perché apparirebbe alla massa per quello che è realmente, piuttosto che per come crede di essere e/o per come la massa crede che sia: la fascinazione della massa verso il leader potrebbe tramutarsi in rabbia e violenza, a causa della frustrazione provata dagli individui/massa di fronte alla scoperta delle reali capacità del leader e della persistenza dei problemi inerenti alle difficoltà ed alla complessità della situazione che ha determinato sia la formazione della massa che l’emergere del suo leader. Infatti, le masse sono soggette anche a cambiamenti repentini del proprio funzionamento: basta la morte del condottiero a scompaginare l’organizzazione di un esercito. Per questo, nel film “Kagemusha, l’ombra del guerriero” di A. Kurosawa (1980), una ristretta cerchia di accoliti si sforza di far sembrare vivo il leader all’esercito, nonostante egli sia morto, e lo sostituisce con un sosia, non appena se ne presenta l’opportunità. La menzogna è quindi parte integrante della relazione che lega il dittatore alla massa.

 Le bugie e la politica

Anche gli adulti, al pari dei bambini e dei ragazzi, a volte mentono. Tuttavia le bugie di questi ultimi non possono essere equiparate a quelle degli adulti: le prime sono estemporanee, incoerenti, variabili nel tempo e nelle circostanze, mentre le seconde sono sistematizzate, perduranti e coerenti nel tempo.

Vale a dire che le bugie dette in età evolutiva si possono dimenticare, e di fatto vengono dimenticate perché il minore che ha mentito cambia molto velocemente nel tempo, quindi perde la memoria di ciò che era ed anche di ciò che non era. Pertanto questo genere di bugie viene, di solito, perdonato.

Gli adulti, invece, posseggono la consapevolezza di ciò che sono ed anche i costi correlati al rimanere ciò che si è e/o quelli correlati a possibili cambiamenti. Pertanto la menzogna dell’adulto deve presentare una certa coerenza nel tempo, deve essere ricordata a lungo, e quindi presentare anche un certo livello di coerenza con le “verità” che chi ha mentito professa quotidianamente, pena l’incorrere in frequenti ed inspiegabili contraddizioni. Pertanto le bugie degli adulti rivelano, in qualche misura, delle “verità” sul mentitore. Quindi vanno prese, per certi aspetti, come rivelatrici di altre “verità”. Ad esempio, quando l’attuale Presidente del Consiglio del Governo Italiano dice pubblicamente che la scuola italiana “inculca ai ragazzi principi contrari a quelli dei loro genitori”, dice sia una bugia che riguarda i migliaia di docenti italiani che svolgono la loro professione con sacrificio, passione e competenza, che una verità che lo riguarda da vicino: la scuola italiana, infatti, non trasmette la cultura del “Bunga-Bunga”.

Una altro esempio è rappresentato dalla tesi difensiva inerente la concussione, reato di cui Silvio Berlusconi è imputato in relazione al suo comportamento recentemente tenuto nei confronti della minorenne marocchina soprannominata “Ruby Rubacuori”: il Presidente del Consiglio sarebbe intervenuto presso la Questura di Milano perché preoccupato per eventuali incidenti diplomatici con lo Stato Egiziano. A detta del Presidente del Consiglio, la ragazza era nientemeno che la nipote dell’allora presidente egiziano Mubarak (tale bugia è stata smontata dalla stessa ragazza, la quale ha rivelato, nel corso di una intervista concessa a Signorini, un giornalista di gossip impiegato in un giornale appartenente all’impero mediatico che fa capo a Silvio Berlusconi, di aver detto, mentendo, al Presidente del Consiglio di essere egiziana, e non di essere la nipote del Presidente egiziano). Ammettendo che tale proposito sia vero, esso rivela tuttavia una filosofia politica che, in un paese democratico fondato sui principi dello stato di diritto, propone rimedi peggiori del male: infatti, esso significa che qualsiasi parente di un potente capo di stato estero, in Italia, può tranquillamente commettere infrazioni alla legge (Ruby si trovava in questura con l’accusa di furto e priva di documenti), perché tanto c’è sempre il “Papi” di turno che “sistema” tutto.

Che tale assunzione di fondo corrisponda, sostanzialmente, a verità, lo provano sia il vanto con cui il Presidente del Consiglio ha puntualmente presentato le sue amicizie ed i favori fatti a vari dittatori sparsi nel mondo, che la attuale riproposizione violenta delle sue tesi inerenti la giustizia (immunità parlamentare e decreto legge sulle intercettazioni, responsabilità civile dei magistrati: ovvero contrastare la magistratura invece che la delinquenza). Lo prova anche il fatto che l’interpretazione difensiva del comportamento del Presidente del Consiglio nei confronti della Questura di Milano sia stata avvallata con il voto dalla maggioranza dei deputati, appositamente chiamati a pronunziarsi sulla questione, che ha anche sostenuto, senza averne il potere, che ad occuparsi del caso avrebbe dovuto essere il Tribunale dei Ministri, anziché quello ordinario. Tale valutazione, infatti, spetta al Giudice Ordinario, come stabilito dalla Corte di Cassazione.

Questa gigantesca infrazione dei principi dello stato di diritto non ha, tuttavia, suscitato nelle opposizioni (fatte salve, ovviamente, le proteste di rito) le reazioni unanimi che meritava: la proposta di formare un fronte bipartisan che arginasse questa deriva istituzionale è stata bloccata sia da Futuro e Libertà che dall’UDC. Ambedue i partiti si sono detti “non” interessati a tale alleanza perché non conforme ai propri disegni politici.

Tuttavia, stando alle affermazioni (di corridoio) rilasciate in quei frangenti del segretario del PD, Bersani, tale diniego era motivato dalle difficoltà di Futuro e Libertà, interessato da copiose emorragie di parlamentari in fuga verso la compagine governativa. La ragione di partito avrebbe quindi prevalso sulla ragione di stato, stando a tale motivazione. E la ragione di partito può anche spiegare il rifiuto opposto da Rosy Bindi alla proposta fatta dall’attuale Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che la stessa guidasse una ampia coalizione politica finalizzata a ripristinare la correttezza istituzionale: difatti l’interessata ha risposto che il candidato leader del PD è Bersani. Sempre in obbedienza alla ragione di partito, l’ex portavoce di Romano Prodi, Silvio Sircana, ha ritirato la sua firma ad una proposta di legge bipartisan sulla reintroduzione della immunità parlamentare.

In ogni caso, alla ragione di partito si può anche disobbedire: difatti la senatrice del PD Carla Chiaromonte, prima firmataria della stessa proposta, ha ribadito la sua convinzione al voler reintrodurre l’istituto dell’immunità parlamentare. Su questo argomento, Luciano Violante, sempre del PD, aveva manifestato una certa disponibilità a reintrodurre l’istituto “limitatamente alla durata del mandato”. E’ un peccato non aver spiegato, in tale frangente, la differenza tra un precario con un contratto a termine ed un parlamentare: essendo ambedue soggetti attivi di un mandato a termine, perché per gli uni dovrebbe esserci immunità e per gli altri no?

Fatto sta, comunque, che, contrariamente a quanto sarebbe lecito attendersi dalla attuale disastrosa situazione politica ed istituzionale italiana (così essa sembra, infatti, agli occhi della maggioranza degli osservatori politici qualificati internazionali), l’attuale governo, che sembrava fosse già dato per morto un paio di mesi fa, si è rafforzato su tali traballanti tesi.

I cittadini non possono neanche, volendo, chiedere conto ai parlamentari del loro comportamento perché la vigente legge elettorale prevede che essi siano scelti dalle segreterie di partito, piuttosto che dai cittadini, che non possono esprimere preferenze personali sulle liste. I segretari di partito, d’altra parte, manifestano quotidianamente la propria impotenza dinanzi alle scelte dei singoli parlamentari. Forse è questa la differenza tra un parlamentare ed un precario: il parlamentare pattuisce un accordo con sé stesso (quindi è libero di prendere qualsiasi decisione, purché sia conforme alla legge), in cambio di un compenso dato dalla collettività, mentre un precario l’accordo lo fa con chi gli promette un compenso, e non può prendere decisioni che a questi non aggradino. La reintroduzione dell’immunità parlamentare, quindi, avrebbe la funzione giuridica di recidere l’ultimo fastidioso legame che connette il parlamentare alla collettività: prendersi il compenso proveniente dai contributi finanziari di quest’ultima senza neanche prestare attenzione al rispetto delle leggi, che, per definizione, hanno la funzione di tutelare gli interessi ed i diritti della collettività, così come dei singoli cittadini.

La regressione dello stato di diritto, in Italia, è quindi profonda, ed i partiti sembrano non essere in grado di arginarla né di assumerne il controllo. La maggioranza parlamentare sostiene attivamente tale regressione e sembra non rendersi conto del precipizio in cui sta portando il paese.

Una possibile via d’uscita potrebbe provenire dalle piazze. Ripetere e potenziare il successo che la manifestazione del 13 febbraio ha avuto, in Italia ed in alcune grosse città estere, per la prevista manifestazione in difesa della costituzione del 12 marzo e, se necessario, con altre mobilitazioni, potrebbe forse costringere partiti e parlamentari ad una assunzione di responsabilità che possa allontanare lo spettro di una guerra civile anche in Italia.

 Lanciarsi verso un baratro credendo (e facendo credere) di perseguire un futuro splendido e radioso

Il sistema politico/istituzionale italiano ha traballato anche in altre occasioni: nell’immediato dopoguerra, in occasione dell’attentato a Togliatti, e durante le occupazioni delle terre incolte da parte dei contadini affamati, che furono oggetto di cariche effettuate anche con carri armati dalla polizia, e di stragi ordite dal potere mafioso. Durante gli anni ’70, inoltre, la “strategia della tensione”, con attentati terroristici organizzati da apparati statali e gruppi terroristici appartenenti all’estrema destra o all’estrema sinistra, provocò estreme tensioni istituzionali che furono sciolte attraverso l’impegno di tutti i partiti presenti in parlamento.

La democrazia italiana fu inoltre profondamente scossa, all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso, dagli scandali di quella che fu chiamata “Tangentopoli”, ovvero il sistema di pagamenti di tangenti che regolava la gestione politico/amministrativa italiana e che serviva a finanziare un numero di partiti considerato troppo alto, e ad arricchire un numero, anch’esso considerato troppo alto, di politici corrotti e disonesti. Quella che sembrava una normale e legittima azione penale della magistratura contro singoli cittadini che avevano commesso dei reati perseguibili a norma del codice penale italiano, fu tuttavia interpretata dai politici come un segno della necessità di rivedere il sistema politico italiano, che allora appariva troppo frammentato, quindi incapace di dare risposte coerenti e lungimiranti ai problemi del Paese. Fu quindi proposto di passare ad un sistema politico ispirato a quello delle democrazie con tradizioni più lunghe e durature, che prevedevano un numero limitato di partiti che si alternavano facilmente alla guida dei governi. La versione italiana di tali modelli di democrazia consistette nella istituzione di aggregazioni di molti soggetti politici che si organizzavano polarizzandosi intorno a due grandi schieramenti.

Nel corso degli anni, tale processo di polarizzazione ha tuttavia condotto a conclusioni logiche perverse ed aberranti. Infatti, in risposta al clima di indignazione che si è sviluppato successivamente all’ottenimento della fiducia alla camera del 14 dicembre 2010, ottenuta attraverso veri e propri atti di “compravendita parlamentare”, noti esponenti della destra italiana (ad esempio il Ministro La Russa, nel corso della trasmissione “Anno Zero” del 17/4/2010) hanno ricordato, sulla stampa ed in televisione, che la compravendita degli onorevoli fu messa in atto anche da precedenti governi dello schieramento avverso, il centro sinistra. Ciò che resta sottinteso (ma non molto) in questa autodifesa, è la conseguente liceità di tali comportamenti: deputati e senatori si possono quindi vendere e comprare a piacimento.

La stessa equiparazione è stata avanzata per il conflitto di interessi: anche gli amministratori del centrosinistra italiano si inguaiano in tal genere di conflitto, quando amministrano la cosa pubblica, quindi perseguire il potere politico per i propri interessi personali (o di cordata) è lecito. Ciò che ha reso possibile l’emergere di tali aberrazioni logiche è la condivisione, tra le due aggregazioni di centrodestra e centrosinistra, dei medesimi processi di generazione e gestione del consenso, che non vengono messi in discussione da ambedue le parti, e quindi dati per scontati ed acquisiti come costitutivi della vita politica nazionale: poiché tali processi sono condivisi tra i due schieramenti, i criteri di valutazione disponibili per la scelta, da parte degli elettori, si restringono a pochi comportamenti tenuti dai politici, che in fin dei conti incidono poco sugli effetti delle scelte politiche che intanto vengono fatte. Difatti, anche i comportamenti scandalistici dei politici stanno per diventare costitutivi della vita politica: lo scandalo sessuale di Marrazzo, ex presidente della Regione Lazio, quello di Frisullo, ex Vicepresidente della Regione Puglia, e quello del “Bunga-Bunga” di Berlusconi , attuale Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo Italiano, vengono messi sullo stesso piano e quindi si annullano a vicenda, perdono il loro status di “oggetto del contendere” e finiscono nel dimenticatoio. Quindi l’attuale Presidente del Consiglio, a differenza dell’ex Presidente della Regione Lazio e dell’ex Vicepresidente della Regione Puglia, non è affatto costretto a dimettersi dal suo incarico. Anzi è legittimato a declamare la presenza di complotti nei suoi confronti ed a mentire spudoratamente. In questo contesto, in cui la mediocrità etica diventa “normalità istituzionale”, il Papa ha potuto quindi ringraziare il Governo Italiano per aver mantenuto i Crocefissi all’interno delle aule scolastiche, tacendo su tutto il resto.

Pensare che l’apparizione di un “terzo polo” sulla scena politica possa fermare tali processi di degenerazione logica, prima che politica, equivale ad ingannarsi con una illusione: rimanendo identici i processi di generazione e gestione del consenso prima citati, le decisioni politiche congruenti con tali aberrazioni ne risulterebbero, infatti, moltiplicate. Quindi anche l’eliminazione della polarizzazione della vita politica nazionale, magari con un ritorno al sistema proporzionale, non potrebbe migliorarne il funzionamento. Paradossalmente, l’unico che potrebbe guadagnare consenso dall’affermazione di questa logica aberrante è Silvio Berlusconi, che notoriamente non ha nulla da perdere, quando si parla di scandali, comportamenti illegali e conflitti di interesse, e che quindi diventerebbe il più titolato a diventare il prossimo Presidente della Repubblica, la massima autorità dello Stato Italiano. Tale logica, infatti,sembra sottendere la presenza di un ulteriore, aberrante, principio: ciò che la società deve premiare, più che il merito, così come esso è convenzionalmente definito secondo le categorie della logica, dell’etica e della morale, è la capacità di beffarsi delle stesse. Le prime avvisaglie di tale carnevalesca situazione sono già presenti in parlamento, e sono rappresentate dai tanti parlamentari con sentenze penali passate in giudicato e/o con mandati di arresto sospesi in virtù della carica che rivestono. Non ne faccio, quindi, una questione di Anti – berlusconismo. A me sembra, infatti, una questione di salute pubblica.

 Ermes/Berlusconi e gli altri Dei

I fenomeni psicosociali, come quello prima descritto, possono essere spiegati anche come manifestazioni archetipiche. L’archetipo rappresenta una modalità predeterminata di organizzare e gestire le informazioni provenienti dal mondo interno ed esterno, che sfocia in produzioni psichiche che manifestano numerose analogie, nel tempo e nello spazio, tra differenti culture. L’insieme degli archetipi quindi costituisce, insieme a quello degli istinti, l’inconscio collettivo della specie umana, ovvero la matrice predeterminata da cui si sviluppano tutte le potenzialità possibili dello sviluppo umano, e che origina dal ripetersi delle esperienze umane nel corso della storia [C. G. Jung: Istinto e Inconscio, 1919; La struttura della Psiche, 1931; Psicologia dell’Inconscio, 1943]. La psiche umana può essere compromessa da fenomeni di inflazione psichica, ovvero da dinamiche che consistono nel dominio di rappresentazioni riconducibili ad un solo archetipo, a discapito di altre rappresentazioni e funzioni archetipiche. Spesso, tale inflazione è sostenuta dalle immagini archetipiche riflesse dagli altri sulla persona affetta. Quindi l’inflazione psichica archetipica può avere anche una estensione collettiva, oltre che individuale.

L’attuale situazione politica italiana (e non solo) può essere descritta come espressione di una società inflazionata dall’archetipo di Ermes. L’Inno Omerico ad Ermes (Trad. di F. Cassola, 1975) offre le caratteristiche principali di questa costellazione psichica: Ermes nasce nel fondo di una caverna perché sua madre, la ninfa Maia, cerca di proteggere suo figlio dalle ire di Era, moglie del padre del bambino, Zeus, irritata per i continui tradimenti di suo marito. Appena nato, Ermes esce dalla culla e gioca con una tartaruga, che poi uccide perché ne è annoiato, trasformandone il guscio in lira, che utilizza per suonare. Annoiato dalla musica ed affamato, esce in cerca di cibo e ruba una mandria di mucche, appartenenti ad Apollo, che fa camminare all’indietro per dissimulare la direzione del loro movimento, ed a cui riveste gli zoccoli con delle foglie per nasconderne le ulteriori tracce. Sgozza quindi due vacche che divide in dodici parti uguali che arrostisce, offrendone un pezzo per ogni divinità, più una per sé. Dopodiché torna a giocare nella sua culla. Nonostante sia rimproverato da sua madre per il furto commesso, Ermes dichiara di voler diventare il principe dei ladri e di aver intenzione di mantenere sé stesso e sua madre rubando. Il giorno dopo Apollo, avendo saputo che le sue vacche erano lì, affronta Ermes, che è anche suo fratellastro. Ermes nega di aver mai visto mucche e di averne potuto rubare, essendo nato il giorno prima. Apollo, tuttavia, non crede a tali menzogne e porta il bambino al cospetto di Zeus. Ermes continua a mentire anche al cospetto di suo padre, e riesce a sfuggire alla sua ira provocandone l’ilarità. Zeus concede allora il perdono ad Ermes, a condizione che non menta mai più, anche se non dovrà necessariamente dire sempre la verità. Comanda quindi ai due figli di andare a recuperare le mucche. Apollo tenta di legare le mani ad Ermes, il quale cerca di impedirlo mettendosi a suonare la lira che aveva ottenuto con il guscio della tartaruga uccisa il giorno prima. Apollo rimane incantato dalla musica ed accetta di scambiare la sua mandria con la lira di Ermes. Attraverso questo scambio, Apollo diventò tutore della musica, ed Ermes dei ladri e degli allevatori, nonché della dissimulazione, del furto e dell’inganno. Per tale motivo, Apollo dona ad Ermes la sua bacchetta magica, il caduceo, perché ritiene che debba andare a lui il dominio dell’illusione e della magia. Ad Ermes viene assegnato anche il ruolo di messaggero degli dei. Poiché tale ruolo richiede libero accesso sia nel mondo uranico che in quello infero, Ermes acquisisce anche il ruolo di psicopompo, ovvero di trasportatore di anime tra i due mondi. Dio dei mercanti e del commercio, dei truffatori e dei ladri, dell’illusione e dell’inganno, Ermes è, In definitiva, un briccone ed un imbroglione. Araldo degli Dei, è Dio dei contatti e delle notizie: non costruisce nulla, diversamente da Efesto; non controlla nulla, diversamente da Zeus; non conduce verso la conoscenza, diversamente da Apollo; non regola la società, diversamente da Era; non nutre come Demetra; non lotta come Ares; non protegge i deboli, cuccioli e bambini, diversamente da Artemide. Ermes non ha quindi una finalità etica prestabilita: porta la parola degli altri Dei, ma non ne ha una propria. Egli ama il procedere [Bernie Neville, 1997: “Il Fascino di Ermes: Hilmann, Lyotard e la Condizione Post – Moderna”; Rivista di Psicologia Analitica n. 4 (56/1997): 11-33], non il raggiungimento di una finalità. All’interno dell’Olimpo, ovvero delle rappresentazioni dell’Inconscio Collettivo e della Società, svolge il ruolo di facilitatore degli scambi, dei beni e delle informazioni, quindi ha una funzione regolatrice basilare; egli, inoltre, può attraversare i confini dei mondi uranici ed inferi, quindi regola anche le trasformazioni psichiche delle anime che trasporta. Tuttavia, Ermes rimane un furfante, un truffatore ed un infantile briccone che non è interessato a nulla, oltre che sé stesso, quindi non può assumere alcun ruolo di governo sociale. Per tale motivo, gli altri Dei se ne servono come messaggero: in questo modo Ermes è infatti impegnato in attività rispondenti a disegni divini e da essi è controllato, quindi non può inflazionarsi e creare danni. Pertanto l’inflazione, psichica e/o psicosociale, dell’archetipo di Ermes si verifica quando gli altri Dei sono distratti, assenti, o in esilio [Maria Teresa Colonna, 1997: “La Condizione Post – Moderna: l’Esilio degli Dei”; Rivista di Psicologia Analitica n. 4 (56/1997): 45-59]. Quindi l’unico modo di fermare e di prevenire le inflazioni psichiche di tale archetipo è quello di esprimere anche le altre potenzialità archetipiche; l’unico modo di fermare e prevenire l’inflazione psicosociale dell’archetipo di Hermes è quello di pensare ed agire da Dei, quali noi siamo.

Lino Scarnera


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Lino Scarnera,
psicologo clinico impegnato in progettazioni, studi e ricerche psicosociali di carattere psicosociosanitario all’interno di organizzazioni cooperative.


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