Altritaliani

Il cinema indipendente italiano e la politica dello spettacolo

sabato 29 maggio 2010 di Nicola Guarino

Una serata a Parigi in un Caffè, l’occasione per una chiacchierata tra amici con i cineasti indipendenti Beppe Gaudino ed Isabella Sandri. Si parla naturalmente di cinema indipendente, ma anche di politica dello spettacolo. Ecco il sunto di una piacevole serata.

In occasione della proiezione in anteprima alla Cinémateque di Parigi, del film: “Campi ardenti” di Catherine Libert e Stefano Canapa, dedicato ai due cineasti indipendenti Isabella Sandri (Animali che attraversano la strada n.d.r.) e Giuseppe Maria Gaudino (Giro di lune tra terra e mare n.d.r.) invitati all’iniziativa.

Il film ha questo titolo, essendo dedicato a due autori appassionati, che raccontano senza compromessi (cosa rara di questi tempi) le realtà italiane e non solo (recente un loro film documento sull’Afganistan), ma forse non è casuale anche la circostanza che, mentre Isabella ha origini venete, Beppe Gaudino abbia origini flegree e i Campi Flegrei (vicino Napoli) sono anche detti campi ardenti.

L’operazione del film di Libert e Canapa, è particolarmente suggestiva e viene quasi a proposito, circa un’idea che da tempo appassiona Altritaliani.net. I due autori infatti si ripropongono un viaggio attraverso l’Italia di oggi (un po’ come fu quello che Piovene compì nel 1954, da cui il suo noto libro ndr) da Trieste alla Sicilia, raccontando (questa volta) per immagini come è cambiato lo stivale in questi anni. Attraverso il rimontaggio della loro cinematografia hanno dunque realizzato questo primo capitolo del loro interessante percorso. Un percorso che, certamente cercheremo di seguire accompagnandolo con appunti ed interventi.

Nella sala piena di cinefili e appassionati, il film è stato seguito con attenzione come anche l’altra opera: “Aldis” (storia di un manichino donna “Aldis” che s’immagina e s’interroga su una possibile storia d’amore) del 1982 opera prima di Gaudino che l’ha realizzata con spirito da indipendente quand’era allievo del CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, purtroppo rara a vedersi e quindi imperdibile per conoscere ed amare la sua cinematografia.

Debbo dire che ho la fortuna di essere un loro vecchio amico e quindi abbiamo profittato per incontrarci, prima del loro rientro a Roma. Ci siamo visti in Caffè della Ville, a Madelaine per una chiacchierata tra noi. Il caffè come la cioccolata era assolutamente scadente come il servizio, ed inoltre c’era troppa confusione e folla, si tratta di luogo troppo per turisti frettolosi, ma infondo frettolosi eravamo anche noi. Ad accompagnarci oltre a mia moglie (beh non era lavoro, ma un incontro tra amici) anche la cara Marie Sorel che anche se è la responsabile per il cinema di Altritaliani.net per una volta ha voluto lasciarmi spazio….ed io ne ho approfittato.

Inevitabilmente, si è finiti per parlare di cinema, spettacolo e di politiche dello spettacolo. Ne è venuto fuori un quadro allarmante della situazione in Italia. Ecco quindi il resoconto di questo colloquio tra amici. Il primo argomento trattato è stato la situazione del cinema indipendente in Italia. Gaudino uomo dolcissimo ma scevro da ogni idea di compromesso e diplomazia, con molta franchezza mi riferisce della gravità del momento.

Gaudino: “La situazione è grave, in realtà non esistono spazi permanenti dedicati al cinema indipendente. Tutto è affidato alla buona volontà di cinefili che estemporaneamente e per passione organizzano delle iniziative per distribuire i loro film. Ma sono attività inevitabilmente episodiche e perlopiù affidate al passaparola. Manca l’informazione, in realtà non esiste neanche un circuito organizzato informativo, insomma di questi lodevoli episodi di cinema fuori dai circuiti commerciali, non si hanno notizie….”.

Guarino: “Eppure, questo tipo di cinema, può raccontare a volte anche meglio la realtà italiana e non solo, ed essere il termometro delle tendenze culturali del Paese. Ad esempio, la politica, penso all’opposizione, potrebbe farne un cavallo da battaglia, un elemento di distinguo sulle attuali politiche di cultura e spettacolo, poi magari ci torniamo”.

Gaudino: “Ma vedi, in effetti, finanche l’ARCI (Associazione Ricreativa Culturale Italiana n.d.r.) che da sempre è uno dei motori culturali di una certa area politica alternativa, (oggi identificabile con l’opposizione ndr), non riesce neanche a diffondere il suo listino di film, a distribuire in pratica quelle opere che sono, spesso, al di fuori degli ordinari circuiti cinematografici. Questo è il sintomo che anche sul piano culturale i naturali eredi della diffusione capillare sul territorio non riescono ancora a presentare una loro credibile proposta d’idee ed un’organizzazione capace di diffonderle”.

Guarino: “Si d’accordo, ma esiste ancora il cinema indipendente o alternativo? Voi oggi come definireste il cinema indipendente?”

Sandri: “La scriminante è decidere a prescindere dai soldi. Ma come sempre. L’opera indipendente è deve essere un’opera in cui il regista decide davvero. Ha un’idea che realizza in un film a prescindere dal produttore, senza influenze esterne, senza inseguire il pubblico, il semplice consenso. Nel cinema indipendente è il regista che diviene timone della propria idea e della propria opera”.

Gaudino: “…Troppo spesso oggi nel cinema italiano c’è l’idea di fare film sempre con gli stessi attori, con le stesse tematiche, imitando i vari Moretti, Placido, Muccino, per riuscire a raggiungere un successo che ti apra le porte al cinema dei grandi circuiti commerciali….ma tutto questo non è cinema indipendente. Succede spessissimo che giovani colleghi alla prima esperienza tendano subito ad omologarsi. Insomma nel cinema non è sviluppato la consapevolezza di una diversità, o saper raccontare il proprio paese con stilemi propri e non mutuati da altre cinematografie”. La cosa strana che tantissimo cinema americano è pieno di episodi unici, è pieno di esplosioni d’idee (Scorsere, Ferrara ,Lynch,Coppola), ma spesso in Italia mutuiamo la confezione , lo spalmare la musica su tutto come se si avesse paura dei testi utilizzati, oppure la gratuita mobilità della macchina da presa o telecamera. Mutuiamo la confezione perché serpeggia nell’aria un’idea astratta di pubblico. E la garanzia di un potenziale pubblico può far ingrandire il budget per la realizzazione. Perché copiamo, perché i miei colleghi hanno bisogno di copiare e non di metabolizzare il proprio linguaggio che li può rendere unici?”

Guarino: “Ma voi come vedete esperienze come quelle di Lars Von Trier che nel 1995 da vita a Dogma ’95 con cui indica le regole perché tutti possano fare del cinema e non solo vederlo?”

Gaudino: “Credo che la storia dimostri che quella operazione è stata creata solo per dare l’assalto al solito cinema. Von Trier aveva approfittato di un vuoto culturale che si era creato in quegli anni per lanciare un’idea con cui ha creato le premesse del suo successo personale. Infatti, subito dopo è stato il primo ad abbandonare quelle regole che lui definiva addirittura dogmatiche. La realtà è che oggi il cinema è un’operazione di banca. Sono pochissimi i produttori disposti a dare spazio ad un cinema che sia puro frutto dell’arte di un regista. Oggi prima che all’opera si pensa ai contributi (certamente importanti), ai possibili vantaggi e rischi economici e poi, infine, all’opera e ai suoi interpreti”.

Guarino: “Beh, voi mi conoscete da tempo e sapete quanto segua il cinema e anche quel cinema indipendente, una volta si diceva alternativo, eppure oggi fatico a conoscere nuovi registi se non dopo una loro affermazione di mercato”.

Gaudino: “Ma come dicevamo poc’anzi, oggi il cinema indipendente è inficiato da un cattivo presupposto, da un vuoto, se vuoi ideologico, l’autore spesso con i suoi pochi mezzi cerca di dare vita ad un’opera, che non è la rappresentazione di un suo gusto artistico e di stile, non racconta magari in libertà la realtà che lo circonda, non cerca di mettere in scena la sua identità ma tende ad omologarsi, ad un sistema percettivo comune ed estraneo, così che non dice nulla di nuovo, puntando solo al consenso del pubblico e ad una omologazione che gli faccia possibilmente da trampolino di lancio per entrare nei circuiti “ricchi” del grande cinema commerciale.”

Guarino: “Insomma, anche nel cinema è oggi preminente l’ipocrisia. Un’operazione ruffiana e non certo frutto di onestà intellettuale. Ma io so che voi avete dato vita insieme a tanti altri soggetti dello spettacolo e del cinema, ad una cosa che si chiama MOVEM 09. Mi spiegate meglio di che si tratta?”

Gaudino: “Beh…Movem 09 significa Movimento Emergenza Cultura Spettacolo Lavoro. E’ una creatura nata di recente…09 indica la data di questo Movimento, il 20 luglio 2009. Il Movem09 è un crogiuolo di sigle associative e di singole personalità. Dopo 30-35anni in Italia finalmente autori , sceneggiatori, registi, costumisti, scenografici, direttori della fotografia, fonici, montatori, attori, critici, scrittori , giornalisti hanno trovato un modo di stare insieme e rompere quell’isolamento e frazionamento tipico delle corporazioni che è stato deleterio per qualsiasi rivendicazione. Ma essere invitai ad un “tavolo politico” e riuscire a strappare un piccolo privilegio non è la strada giusta per vedere riconosciuta la dignità di operatori culturali.Tutto nasce dallo “pseudo scontro” nel governo Berlusconi tra il ministro dell’economia Tremonti e il ministro della cultura e spettacolo Bondi, sui tagli da operare sullo spettacolo e la cultura. A seguito di questa “pseudo polemica”, (dico così perché tutti all’epoca erano convinti che ci fosse dietro questo scontro, uno “scarica barile”, un gioco delle parti tra Tremonti e Bondi ma che in realtà i due fossero più che mai d’accordo), ci fu un nuovo pesante taglio al FUS che è il fondo statale a favore delle varie forme di spettacolo: dal circo al teatro, al cinema alla danza, dall’opera lirica ai concerti ecc. Un taglio, ti dico, pesante e mortale per diverse voci dello spettacolo. E’ credo inutile ricordare quanto l’arte e lo spettacolo siano essenziali alla stessa economia del paese oltre che essere elemento base della stessa identità culturale italiana”. L’investimento per la cultura in italiana è lo 0,3 del Pil.

Guarino: “Anche su questo argomento si è appena accennato nell’informazione poi tutto è passato immediatamente nell’oblio”.

Gaudino: “Esattamente…. Tuttavia, si è compiuto un piccolo miracolo perché credo che per la prima volta si è riusciti a dare vita ad una organizzazione che raccoglie autori e professionisti dello spettacolo (troppo spesso genericamente e riduttivamente definiti maestranze ndr.) , un movimento che promuove le idee e le attività culturali ma al contempo sensibilizza le persone sulla difesa e la promozione delle attività artistiche e di spettacolo, ma che cerca, in modo trasversale e sindacale, il contatto con le istituzioni ed in primo luogo cerca di raggiungere lo spettatore, il cittadino spettatore”.

Guarino: “perché trasversale…?”

Gaudino: “Perché su un tema così importante si sono raccolte le sensibilità e le tradizioni di lotta di sindacati assolutamente diversi fra di loro. Tutti uniti contro questa politica dello spettacolo fatta di tagli e che deprime sempre più il lavoro ma anche la possibilità di promuovere nuovi soggetti e talenti. Peraltro questo movimento che si sta preparando a nuove iniziative di riflessione e di lotta, raccoglie non solo individui ma anche organizzazioni, associazioni e singole personalità. Questo governo ci ha fatto uscire dalla nostra solitudine e la vera scommessa è fare sì che il pubblico, essenziale allo spettacolo, divenga protagonista magari riempiendo, speriamo un domani prossimo, nelle nostre iniziative di protesta e di proposta, piazze e sale per manifestare con noi in difesa di una risorsa essenziale per l’Italia:la cultura. Noi abbiamo uno slogan: la Cultura è una Risorsa, la Cultura è un Diritto”.

Guarino: “Come è il rapporto con le istituzioni, con il ministero in particolare?”

Gaudino: “E’ un rapporto difficile. Al nostro primo incontro pubblico il ministro Bondi, non è intervenuto, mentre al suo posto hanno parlato il sottosegretario Barbareschi e Carlucci. Ma noi non abbiamo un taglio ideologico, cerchiamo di avere semmai con loro un profilo politico, per la difesa dell’arte e dello spettacolo, ma certamente anche sindacale. I tagli del FUS comportano tagli anche di lavoratori e progetti e quindi l’importanza di mantenere un contatto costruttivo con le istituzioni. In tal senso abbiamo anche chiesto un tavolo permanente di consultazione, che per ora non c’è ancora”. Il comparto lavorativo coinvolge 250mila lavoratori e lavoratrici per lo più precari, intermittenti.

Questo è il breve sunto. Dopo si è parlato di tante cose, ma cose che non vi riguardano.

Nicola Guarino


Se volete lasciare un commento potete farlo al Café des Italiens


(Le foto dall’alto in basso: La cineasta Isabella Sandri, locandina del suo film: Animali che attraversano la strada; il cineasta Giuseppe M. Gaudino; La cinémateque di Parigi; locandina del film di Gaudino: Giro di Lune tra terra e mare).


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