Altritaliani

A Sanremo si canta e a Macerata si spara. Ecco le due Italie.

domenica 11 febbraio 2018 di Armando Lostaglio

E’ stato un gran cantare in questi giorni: aperture di telegiornali di Stato e radio e quotidiani, tutti ad invocare per se un ruolo nella settimana che fa di Sanremo il centro del mondo dell’effimero, un sito ed un rito collettivo cui ora, e soltanto per ora, se ne avverte l’eco. E che da oggi sparirà quasi del tutto, come nella tradizione festivaliera, ma che in Europa in molti non ne comprendono l’eccessivo “accanimento” mediatico.

Tutti, in questi giorni, a farsi riprendere in primo piano (persino il Salvini con l’amante, personaggio Rai) e far finta di divertirsi. L’importante è che ci siamo e soprattutto ci vedano. E’ propaganda pure questa, ovvero la Società dello Spettacolo (citazione da Guy Debord). E quel mondo canzonaro (si salverà Baglioni e la conduzione) cade tuttavia in una settimana di amare polemiche dopo le tragedie che hanno visto la pressoché anonima Macerata al centro di pulsioni e rivendicazioni politiche e non solo: anche qui da Società dello Spettacolo.

Una destra e una sinistra che non assolvono al meglio il proprio ruolo se non nella misura muscolare (per la prima) e di quasi assenteismo per la seconda, a convalidare quel detto morettiano: mi noto di più se non ci vado? Ma dove non vai, Sinistra, dove è finito il partito di massa che un tempo (siderale ormai) mobilitava centinaia di migliaia di persone, quando un evento lo meritava. E l’evento dell’eccidio sfiorato a Macerata lo avrebbe meritato, eccome. Al netto del corpo straziato della giovane ragazza con gravi problemi, in cui in molti avrebbero da rispondere in fatto di responsabilità. Includendo pure quel signore che ha comprato dalla giovane per 50 euro un rapporto subitaneo. Violenza che si aggiunge ad orrore.

E la politica, dicevamo? E’ assente o quasi, se non nelle libere associazioni e coraggiosi gruppi di partiti che vogliono farsi sentire e denunciare, contro una destra retriva e violenta. A loro va quella canzone che è Storia (questa si!) di Giovanna Marini dal titolo “I treni di Reggio Calabria”. La dedichiamo a chi manifesta, e a chi guarda dalla finestra, per paura o per calcolo politico.

Giovanna Marini, interprete ed autrice di musica popolare (ed ovviamente non da Sanremo) scrisse questa canzone di lotta che racconta di quando, nei primi anni ’70, la sinistra e i metalmeccanici delle fabbriche del nord decisero di organizzare una manifestazione antifascista e di solidarietà a Reggio Calabria, per i braccianti e contadini umiliati dal potere e dalla destra eversiva. Erano duri anni di bombe sui treni e nelle piazze. Ed anni nei quali pure la politica, quella sana e non strumentalizzata, sapeva fare la sua parte. E la speranza di un mondo migliore esisteva davvero, pure nelle canzoni, quelle che restano nella pelle.

Armando Lostaglio


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