Altritaliani
Tra cielo e terra

La notte stellata: uno sguardo a Saturno e Van Gogh.

venerdì 22 dicembre 2017 di Gaetanina Sicari Ruffo

S’avvicina la grande festa del Natale e tra i tanti problemi che s’affacciano quotidianamente non manchiamo spesso di guardare il cielo come a cercare una liberazione o perlomeno una pausa. Ci chiediamo: cosa succede nel Cosmo? Ci è vicino? La scienza risponde: “Pare che ci sia un mistero”. Veramente ce ne sono molti, ma quello osservato su Saturno non ha precedenti. O, forse sì, uno, eccezionale!

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Andiamo con ordine: osservato dalla sonda Cassini, nelle sue foto rilevate dalla Nato, si nota un esagono a corona di 30 mila chilometri, attorno al suo polo nord, che cambia colore ogni anno, passando dai toni azzurri a quelli dorati. Quest’esagono che è una corrente a getto continuo attorno ad un ciclone centrale non si sa da che cosa sia generata e perché si mantenga nel tempo. Si sa solo che non esiste nulla di simile nel sistema solare e che, osservata da almeno trent’anni, è sempre lì a fluttuare nel tempo, chissà da quanti secoli. E’ stata infatti scoperta dalla sonda Voyager negli anni ’80 e poi confermata da Hubble e da Cassini appunto che prende il nome da Gian Domenico Cassini tra i primi studiosi di Saturno, alla fine del Seicento, ed è previsto che, dopo una serie di passaggi ravvicinati attorno al pianeta in questione, si disintegri. Si tratta, tra le ipotesi che sono state fatte, di una tempesta di gas ciclonici alla velocità di 322 chilometri orari, che mentre sulla terra un ciclone può durare qualche settimana circa, lassù sembra costante.

La cosa però straordinaria è che la scena, colta tante volte dall’obbiettivo della sonda, assomiglia straordinariamente al quadro La notte stellata di Van Gogh.
Ora ci chiediamo come sia possibile che la tela, dipinta tra giugno e luglio del 1889, mentre il pittore si trovava in cura per uno dei suoi attacchi di depressione nell’ospedale di Saint-Remy in Provence, abbia avuto la precisa sensazione di quanto accada nel cosmo. Si dirà : una coincidenza, ma i colori da lui adoperati sono gli stessi osservati, come pure la geometria degli astri che vorticano in una danza che fa pensare ai venti, sono gli stessi.

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La notte stellata di Vincent Van Gogh

Ricordiamo che in uno scritto al fratello Theo, Vincent, che appartenne al movimento degli impressionisti, aveva detto a questo proposito: ”Spesso penso che la notte sia più viva e riccamente colorata del giorno”, parole semplici che rendono poco però il movimento convulso degli astri che dipinse con una intuizione che sa di profetico.
Il colore soprattutto oltre che il movimento rotatorio fanno pensare non ad una quiete idillica della notte, ma tutt’altro, ad un moto travolgente degli astri dai blu intensi, intervallati da scie vorticose d’argento d’intensa luminosità, rafforzata da colori giallo e bianco.
E’ un borgo addormentato sotto la luce lunare quello che si vede nel dipinto con sullo sfondo i colli dolcemente assopiti. Ma quale contrasto tra la terra avvolta nell’ombra ed il cielo vivido che sprizza di contrasti e di traiettorie rotanti!

Sembra nell’immaginario universale la visione onirica suggerita dal filosofo Giordano Bruno nel suo “Delli infiniti universi e mundi”, saggio che comunica la giusta idea delle cose lontane dalla terra, cioè gli infiniti mondi di cui parla il titolo.
Così dev’essere stato per Van Gogh nel ritrarre quella notte, molto speciale, intravista da quelle vaste latitudini in cui la distanza dalla terra si annulla ed hai l’ampio respiro dell’eterno movimento d’un cielo mobile come in Dante, sotto l’Empireo.

Il dipinto conservato al Museum of Modern Art di New York, olio su tela, 72 per 93cm, ha una tecnica particolare, personalissima: non colori fusi insieme, ma piccoli tocchi o minuti puntini a dare l’impressione che le stelle siano vive e la luna, che occupa i due terzi della tela, sia così luminosa da sembrare un sole intessuto di giallo ed arancio tra vortici ondulati e curvilinee.
Il cipresso nerastro poi, che si erge come una fiamma, sembra rappresentare la mediazione tra cielo e terra, cioè guidare lo sguardo verso il cielo che è in festa in un tripudio di luce. Momento di grande felicità per l’autore che poi conobbe la tetraggine della follia e della morte! Ma quel suo quadro non solo testimonia il varco dalla sua solitudine e dal suo disagio, ma conferma la sua partecipazione all’essenza dell’universo che così contribuisce ad elevare gli intelletti al sublime e questo è gioia ed eterna luce.

Gaetanina Sicari Ruffo


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