Altritaliani
Themi e Idee

Centenario di Caporetto e ricordo de “La rivolta dei santi maledetti” di Malaparte

domenica 22 ottobre 2017 di Carmelina Sicari

La battaglia di Caporetto fu la più grave sconfitta militare subita dall’Italia, dall’Unità ad oggi. Da allora, il nome Caporetto è sinonimo di disfatta. Dopo quella battaglia il Paese fu sull’orlo di perdere la Prima Guerra mondiale. Eppure anche da lì paradossalmente ripartì la vittoria con l’avvento del generale Diaz, l’attestamento sul Piave e poi la vittoria a Vittorio Veneto che di fatto segnò la fine dell’Impero austriaco.

Si celebra quest’anno il centesimo anniversario di quella sconfitta. Un anniversario sentito in tutta la penisola. Lo dimostra l’esempio della conferenza celebrativa che si terrà prossimamente a Reggio Calabria. Le memorie di quel tragico evento ci vengono qui riassunte dalla nostra Carmelina Sicari, con particolare attenzione alla lettura che ne ebbe Curzio Malaparte nella sua opera «Viva Caporetto!» del 1921, testimonianza originale di primo piano, sequestrata dalla censura, e quindi ripubblicata nel 1923

*****

JPEG - 96 Kb
Marcia nella valle dell’Isonzo

*****

In ottobre, il 23, corre il centenario di Caporetto.
La terribile disfatta che assunse nel linguaggio nazionale ed in quello familiare il ruolo per antonomasia di tragedia e sconfitta disonorevole.

L’associazione Nuovo Umanesimo si accinge a celebrarlo con la conferenza del prof. Nino Romeo il 27 ottobre alla Biblioteca comunale di Reggio Calabria.
In maniera originale però partendo dall’anticonvenzionale memoria di Caporetto redatta da Curzio Malaparte (1898-1957) all’età di 22 anni: «Viva Caporetto!», composto nel 1921 ma ripubblicato in edizione francese anche recentemente.*

Il giovane Malaparte era andato volontario al fronte orientale nella regione delle Argonne durante la Prima Guerra mondiale.
Il sottotitolo dell’opera suona: La rivolta dei santi maledetti, ad esprimere intera la paradossale figura di uomo ed artista di Malaparte. La fisionomia complessa e straordinaria dello scrittore che entrò in conflitto con la propaganda ufficiale, con tutte le ideologie e i partiti, compreso il fascismo, è riassunta nella sua autobiografia e nel testo Camaleo che egli rappresentò teatralmente.
Formatosi nell’ambiente delle riviste fiorentine del Novecento, fu anche fondatore con Bontempelli di Novecento, intellettuale audace e controcorrente, sempre.

I santi maledetti sono i fanti e la tesi è esplicita:
Caporetto segna la fine del massacro dei fanti appunto operato dal generale Luigi Cadorna, non solo con la guerra di trincea ma con le decimazioni tra cui la più tragica fu quella della brigata Catanzaro sempre nel ’17.

Autore di Tecnica del colpo di stato uscito alla fine del fascismo, Malaparte è stato certo ambiguo - compromesso nel delitto Matteotti ad esempio -, poliedrico, ma anche malizioso e misterioso.

La prima domanda da porsi a proposito di Caporetto è come si costituì il mito.
Non c’è forse anniversario più drammatico della disfatta che segnò il culmine di un dramma nazionale ed anche la svolta decisiva della Grande Guerra.
Ma come mai è divenuta per eccellenza sinonimo della sconfitta?
In antitesi con la restante narrazione, Curzio Malaparte la vede come epopea conclusiva.

La letteratura intorno a Caporetto è infatti tutta dolente.
Francesco Perri, lo scrittore calabrese che scrive su La voce repubblicana compone Rapsodia di Caporetto, che Benedetto Croce teneva in considerazione ed era una composizione dolorosa.

Intanto diciamo che Caporetto è una delle battaglie dell’Isonzo, la dodicesima. La posta di tali battaglie è Gorizia.
Di chi è la responsabilità della disfatta? Degli uomini di governo e dei generali al comando, di Cadorna è la risposta unanime e, infatti, Luigi Cadorna cercherà di nascondere la disfatta per due giorni.
Gli attori del dramma sono questi ma lo scenario ricorda la Beresina. Il fiume, l’Isonzo, vede gli sconfitti pressati dalle due rive dagli austriaci e tedeschi uniti.
Non resta che una terribile, drammatica ritirata, fino al Piave.
È il 23 ottobre del 1917, solo il 26 si saprà la terribile verità.

Il bollettino della vittoria del generale Diaz sembra ripercorrere al contrario le immagini della sconfitta. E’ un controcanto, una sorta di risarcimento.
Armando Diaz sostituito precipitosamente a Cadorna evoca le truppe sparse e disperate dei vinti che percorrono in fuga le valli orgogliosamente calpestate.

Allora Caporetto come risulterà dai lavori della commissione parlamentare Riccio, nasce da errori di strategia militare, dalle incomprensioni tra Cadorna ed il generale Capello. Nasce dal clima di disfattismo che si è instaurato nell’esercito.

Nell’esercito si diffondeva il desiderio di pace, la propaganda anarchica che spingeva alla diserzione, l’immobilismo dell’azione. Contro questi mali Cadorna rispondeva con la decimazione.
La decimazione della brigata Catanzaro avvenuta in agosto del ’17 è emblematica. La brigata si era ribellata e viene condannata alla decimazione descritta con acume e drammaticità da D’Annunzio.
Da quel momento la decimazione diviene prassi.

Lo spirito di Caporetto, dice Malaparte, è lo spirito della svolta, della ripresa. Il libro che è un saggio-narrazione intende convertire il desueto punto di vista della rotta disfatta, vergogna nazionale, in quello di una rivolta dal basso compiuta dai santi fanti mandati al macello contro i capi insipienti.
L’intento sociale di contrapporre le plebi colpite e decimate senza ragione meridionali con le classi alte degli ufficali è esplicito.

Il mito di Caporetto è l’epopea dei fanti che la guerra sacrifica in massa.
Il Piave è davvero il cimitero della gioventù.

Carmelina Sicari
Associazione Nuovo Umanesimo
Reggio di Calabria

* VIVA CAPORETTO!
de Curcio Malaparte
Edité par Belles Lettres en 2012 en traduction française

De retour de cinq années de guerre, Curzio Malaparte a 22 ans lorsqu’il écrit et publie Viva Caporetto!, à la fois témoignage individuel de premier plan et interprétation politique de la Grande Guerre. Contre la propagande officielle, il choisit pour emblème de l’héroïsme du soldat des tranchées et espoir de revanche d’un peuple méprisé, Caporetto, la gigantesque retraite des troupes italiennes sous l’avancée des armées autrichiennes qui marqua, en octobre 1917, la crise militaire la plus douloureuse que l’Italie ait connue. Trois fois saisi et censuré entre 1921 et 1923, Viva Caporetto! était une charge explosive contre la jeune Italie fasciste qui s’édifiait sur la mémoire d’une Grande Guerre victorieuse. Ce récit de guerre hors du commun marque, en même temps que l’entrée en littérature du jeune Malaparte, la matrice de toute son œuvre.


forum

Home | Contatti | Mappa del sito | | Statistiche del sito | Visitatori : 1063 / 4358963

Monitorare l’attività del sito it  Monitorare l’attività del sito THEMI e IDEE   ?

Sito realizzato con SPIP 3.0.21 + AHUNTSIC

-->