Altritaliani
Missione Poesia

Guido Oldani: Il cielo di lardo e il Realismo terminale.

lunedì 16 ottobre 2017 di Cinzia Demi

Coltissimo e raffinato autore, capace di regalare, in modalità visibile e comprensibile a chiunque, elaborati discorsi intorno alla poesia e, in specie, alla sua invenzione poetica: il “Realismo terminale”, che esamineremo ancora qui in Missione Poesia attraverso i suoi testi, brevi, sintetici e ad alto contenuto simbolico-concettuale, che rendono la sua voce riconoscibilissima in ambito internazionale.

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Guido Oldani in Missione Poesia

Guido Oldani è nato nel 1947 a Melegnano (Milano), la Marignan della Battaglia dei Giganti (1515). Coltiva la discordanza culturale, pubblicando nella rivista scientifica Acta Anatomica e collaborando con il Politecnico di Milano, presso l’insegnamento di Tecnica della comunicazione. Suoi testi compaiono su numerose riviste, tra cui Alfabeta, Paragone, Karmen. È del 1985 la sua raccolta Stilnostro, prefata da Giovanni Raboni, dove colloca la realtà nella cornice atemporale di gerundi e participi passati. Nel 2000 partecipa al convegno Varcar frontiere, a Losanna, in cui attacca l’insufficiente espressione della realtà degli attriti di popoli, religioni, oggetti della poesia. Ripete l’operazione l’anno successivo alla Statale di Milano, al convegno Scritture e realtà. Intanto pubblica la raccolta Sapone nel numero 17 di Karmen (2001), dove fa comparire la sua realtà centripeta. Collabora a quotidiani come Avvenire, La Stampa e Affari Italiani, a trasmissioni RAI, adattando testi per il teatro. Nel 2007 esce, per Lieto Colle, La betoniera, tradotta in russo.

Nel 2008 pubblica Il cielo di lardo, nella collana Argani, che dirige per l’editore Mursia. Sempre per Mursia nel 2010 esce Il Realismo terminale, visione della poesia e del mondo, subito tradotto negli Stati Uniti, negli Annali di Italianistica. Fra le antologie in cui compare ricordiamo Il pensiero dominante (a cura di F. Loi e D. Rondoni, Garzanti 2001), Antologia di poeti contemporanei (a cura di D. Marcheschi, Mursia 2016), Poesia d’oggi (a cura di P. Febbraro, Elliot 2016). Nel 2014, al Salone del libro di Torino, con G. Langella e E. Salibra, presenta il Manifesto breve del Realismo terminale. Nel 2017 viene pubblicata l’Antologia del realismo terminale, Luci di posizione. Poesia per il nuovo millennio edita da Mursia, nella quale è inserita naturalmente anche una sua silloge (Dell’antologia si è parlato in questa rubrica in occasione dell’articolo su Giuseppe Langella (http://www.altritaliani.net/spip.ph...) e nel sito per la recensione curata da Raffaele Bussi (http://www.altritaliani.net/spip.ph...).

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Conosco personalmente Guido Oldani da qualche tempo, anche se la sua fama mi era nota da sempre. Ci siamo incontrati a Milano, in occasione della presentazione dell’antologia Una luce sorveglia l’infinito. Tutto è misericordia edita da La Vita Felice nel 2016, nella quale siamo entrambe autori antologizzati. Oldani è un “vero poeta”, ossia uno che fa il poeta di professione – caso veramente raro nella nostra epoca – riuscendo a far diventare quest’esperienza una dimensione esistenziale e lavorativa della propria vita. Da subito, durante il nostro incontro, ho apprezzato l’eloquenza e l’affabulazione che contraddistinguono la sua capacità di entrare, empaticamente, in contatto con il pubblico che lo ascolta. Persona gentile, di un’educazione gestuale e oratoria quasi d’altri tempi, coltissimo e raffinato interlocutore è capace di regalare, in modalità visibile e comprensibile a chiunque, elaborati discorsi intorno alla poesia e, in specie, alla sua invenzione poetica: il Realismo terminale, che esamineremo ancora attraverso i suoi testi, brevi, sintetici e ad alto contenuto simbolico-concettuale, tanto da rendere la sua voce riconoscibilissima in ambito internazionale, proprio per il collegamento a questo movimento artistico intellettuale, oltre che poetico.

Il cielo di lardo e il Realismo terminale

Certo che incontrare un autore come Guido Oldani nel proprio percorso poetico, non è esperienza da poco, non è momento che può passare sottotono, non è fatto su cui non riflettere. Anche al più convinto dei poeti così detti “classici” abituati a confrontarsi con gli archetipi più significativi della mitologia, a raffigurare immagini e similitudini metaforiche tendenti a relazioni con la natura, con il bello che ci circonda, a promuovere sentimenti anche di dolore o di rabbia o di inquietudine paragonandoli a elementi comunque naturali, non può non venire un dubbio, una curiosità, un pensiero ispirato a questa modalità insolita - che ormai tanto più insolita non è – di rappresentare il mondo e i sentimenti, in poesia, attraverso lo strumento della similitudine rovesciata. E, soprattutto, non si può non esporsi a indagare sulle cause che hanno portato un autore di simil fattura a realizzare il movimento o, ancor più, non interrogarsi sulle conseguenze che i fatti che hanno dato origine a queste idee, se sono vere – come almeno in parte lo sono – possono avere non solo sul modo di scrivere, ma anche sul modo stesso di vivere.

Così, Oldani, pur non contemplando il ruolo del poeta come quello di chi deve risolvere il problema - che mai la poesia ha avuto questo compito – ma affermando quanto sia necessario il rendere conto, invece, del problema stesso, spiega la nascita del suo pensiero, sviluppatosi in seguito all’osservazione di un vero e proprio fenomeno di mutazione antropologica, dato dalla migrazione delle genti verso le metropoli già super affollate. Questo, che egli definisce, “accatastamento” di genti - sempre più rilevante e senza possibilità di interruzione - confluisce sistematicamente in una ricerca incondizionata di prodotti-oggetti, dapprima alimentari poi di ogni genere, creando un contemporaneo “accatastamento” di ogni sorta di bene mobile (qui la parola “bene” risulta stonata, a dire il vero). Dall’insieme di uomini e oggetti nasce un’enorme montagna di aggregazioni al liminare del superfluo e della vita, aggregazioni da cui si generano immagini che tutto fanno venire in mente fuorché la bellezza della natura, come termine di paragone.

In campo artistico si sviluppa così il Realismo terminale che in poesia raccoglie metafore e similitudini che portano a confronto fisicità, sentimenti e natura stessa con oggetti e terminologie innaturali, artificiali, rovesciate. Alla visione di realtà così come risulta, si aggiunge anche il peggiorativo del “terminale”, ovvero di qualcosa che sta per finire, e che rimanda al viaggio dell’uomo verso l’avventura, l’orizzonte, la conoscenza: ciò che è umano e le sue leggi sono in balia degli oggetti.

Sulla base di queste indicazioni teoriche, possiamo provare a leggere qualcosa da uno dei capisaldi della poesia di Oldani, il suo libro Il cielo di lardo che, già dal titolo, ci presenta la raffigurazione di un elemento della natura che viene accostato a un elemento creato dall’uomo: il lardo, un prodotto alimentare, recuperato dal grasso del maiale.
Uno dei testi più esemplari del libro è La betoniera dove il contenitore edile che serve per impastare e trasformare la malta e il calcestruzzo, assurge a un’identificazione con l’azione divina che trasforma la natura e tutte le forme umane, qui rappresentate dalle zolle e dai vermi. Nella similitudine rovesciata del testo di Oldani c’è un percorso di avvicinamento al mistero divino che non passa inosservato, e che ci dice quanto la modalità icastica di questo autore funzioni anche nell’affrontare tematiche spirituali e non solo del quotidiano.
Nel testo La lavatrice vediamo invece come la centrifuga dello strumento, in uso per gli indumenti, è paragonata al modo dell’uomo di relazionarsi con i suoi simili, tra avvinghiamenti e grovigli da cui spesso fatica a districarsi.
Ne La Lombardia – testo dove si trova il verso che dà il titolo al libro – la nebbia viene identificata con la pagnotta che si trova dentro la terra di Lombardia, che in questi versi diventa una ciotola con sopra il cielo bianco come il lardo. E ancora nel testo L’acqua dove la bellezza diventa un neo l’ambiguità delle parole viene tutta a galla, denunciando la corruzione sociale, che tende solo al profitto e non cura minimamente delle conseguenze: più vi si pensa e sempre è l’usuraio/che sopra i volti dell’economia/gli si appollaia bello come un neo.

Credo bastino questi esempi a far comprendere come, con un gusto tra l’ironico e il sarcastico, quasi a sconfiggere l’amarezza che traspare dalle constatazioni quotidiane, dove il poeta è costantemente coinvolto in qualità di osservatore e testimone, si giunga a delineare una sorta di desiderio nonché di necessità di resistenza nei confronti delle tentazioni che ci giungono dagli oggetti creati proprio dall’uomo. Resistere e non scappare. Resistere e non ammutolirsi. In pratica: riprendere il controllo dello stare al mondo, in tutti i campi.

In questo senso, pensando alla poesia di Oldani, posiamo concordare con Daniela Marcheschi, che in una nota al libro afferma: E’ un vero sentimento etico quello di Oldani, da intendersi come spessore e tensione conoscitiva e ricerca razionale della verità. Ciò implica la concretezza del dettato e un’epica della corporeità e della tangibilità delle cose.

Per concludere un’osservazione sul canone poetico di Oldani, rinnovato nello stile, tra endecasillabi asimmetrici e similitudini rovesciate, privo di maiuscole perché ogni cosa è priva di valore, ma sempre ad alto valore icastico, e con ben saldi i maestri di riferimento da Rebora – definito il poeta con il verso da pugile -, agli scrittori russi quali Gogol, Cechov, Dostoevskij e Tolstoj, al nostro immenso Dante nel quale Oldani si riconosce quale artigiano della parola, operaio della fatica, della ricerca, della lingua così come della poetica, proprio così come furono la fatica e il lavoro che contraddistinsero le sue umili origini e quelle della sua famiglia, dei luoghi della sua nascita.

Alcuni testi da: Il cielo di lardo

La betoniera

L’acqua ha il sale e su, le petroliere,
versano olio, come condimento,
alla zuppa di pesce navigante.
e la gabbia del cielo ha le sue penne
che portano la cacciagione in volo
e i vermi sono filo per cucire,
che tiene insieme ogni zolla nera
e il tutto è nella pancia di dio padre,
che ci mescola, dolce betoniera.

*****

La lavatrice

la centrifuga gira come un mondo
e i suoi abitanti sono gli indumenti
riposti dalla coppia dei congiunti.
si avvinghiano bagnati in un groviglio
i rispettivi panni in capriola,
sono rimasti questi i soli amanti,
quegli altri se si afferrano è alla gola

*****

La Lombardia

è la pagnotta larga della nebbia
dentro nella ciotola lombarda
sotto un cielo bianco come il lardo.
e si alza il sole, è un irrancidita
fetta tagliata a mano di salame,
di questo metafisico sublime
che il pane non lo nega neanche a un cane.

*****

Da: Il manifesto breve del Realismo terminale

La cena

ed il cielo con tutte le sue stelle
sembra un brodino caldo con pastina,
sulla tovaglia dentro la tazzina.
e lei ha gli occhi paiono due barche
e lui invece identici a bulloni
e venti unghie sono allineate,
come le auto negli autosaloni.

*****

Da: Luci di posizione

è stipato il mar mediterraneo
come una bagnarola col bucato,
salato, che a guardarlo mette sete.
intorno è totalmente di cemento
con i corpi infilati in tutti i buchi,
lumache senza guscio e con lo sfratto
che a vicenda sorbiscono le urine
con le cannucce della cocacola
se no, l’arsura è causa delle guerre
tra i popoli cui strangola la gola.

Cinzia Demi
Bologna, 12 ottobre 2017

*****

P.S.: “MISSIONE POESIE” è una rubrica culturale di poesia italiana contemporanea, curata da Cinzia Demi, per il nostro sito Altritaliani.
Per scoprire i contributi già pubblicati:
http://www.altritaliani.net/spip.ph....

Chiunque volesse intervenire con domande, apprezzamenti, curiosità può farlo tramite il sito cliccando sotto su “rispondere all’articolo” o scrivendo direttamente alla curatrice stessa all’indirizzo di posta elettronica: cinzia.demi@fastwebnet.it


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