Altritaliani
Missione Poesia

Maria Pia Quintavalla Poesie: “I compianti”

domenica 24 settembre 2017 di Cinzia Demi

Per la rubrica Missione Poesia «I compianti», di Maria Pia Quintavalla, una raffinata artista che mette il suo talento, non privo di lavoro artigianale sulla parola, al servizio dell’universo poetico contemporaneo, prendendo spunto dai fenomeni antropologico-sociologici – come il fallimentare abbandono del significato della figura del padre – per provare a dare un contributo originale alla tras-mutazione.

Maria Pia Quintavalla, nasce a Parma, ma dal 1983 vive e lavora a Milano. Poetessa e narratrice, si occupa anche di critica letteraria e collabora con l’Università Statale di Milano. Il suo primo libro Cantare semplice esce nel 1984 per le edizioni Tam Tam Geiger (nota di Nadia Campana). Nel 1985 inizia a curare la rassegna biennale nazionale Donne in poesia, da cui è nata l’omonima antologia, (Comune di Milano, 1988, ristampa Campanotto 1991). In quegli anni ha ideato anche il convegno nazionale: Bambini in rima / la poesia nella scuola dell’obbligo (Ass.to Comune di Milano, 1985 - Atti su Alfabeta 1986) frutto di un’altra passione: la pedagogia della poesia. Lettere giovaniè il secondo libro (introduzione di M. Cucchi), 1990, Campanotto editore; nel 1991 ristampa integralmente Il Cantare sempre con Campanotto. Nel 1996 esce Le Moradas, per i tipi di Empiria (introduzione di G. Majorino) e, nel gennaio 2000, Estranea (canzone) per Piero Manni editore, saggio di Andrea Zanzotto).
Nel 2002 è uscita la raccolta di fiabe, prose e poesie brevi Corpus solum per le edizioni Archivi del ’900 (nota di G. Neri). Recentemente sono state pubblicate le plaquettes Canzone, Una poesia, (Pulcinoelefante, 2002 e 2005) Napoletana (Copertine di M.me Webb, 2003) Le nubi sopra Parma, Battei, 2004, Album feriale, Archinto editore 2005 (introduzione di F. Loi).
Compare nella antologia Biblioteca parmigiana del Novecento, Racconti parmigiani, MUP 2003, e Coglierò per te l’ultima rosa del giardino, MUP 2005, Album feriale (Archinto 2005). Ancora, tra le antologie in: La donna, gli amori a cura di G. Sobrino, Loggia de’ Lanzi editore 2001, Io sempre a te ritorno, a cura di M.G. Maioli, Crocetti editore, Poeti per Milano, a cura di A. Gaccione - Viennepierre editore 2002, Le parole esposte, a cura di N. Lorenzini, Crocetti editore 2002 e in Quaderni Rosa - Scrittrici Italiane dell’Ultimo Novecento, a cura di N. De Giovanni e G. Rech - Presidenza del Consiglio dei Ministri editore, 2003, e in Trent’anni di Novecento, a cura di Alberto Bertoni, Book editore 2005.

Premi : Tropea 1990, Cittadella 1991, Città S.Vito 1991 e Nosside videopoesia (regia di G. Longo) 1991 per Lettere giovani; prima rosa al Premio Viareggio e finalista ai premi Montano e Piombino del 1996 per Le Moradas; Alghero Donna 2000, Marazza Borgomanero 2000 e Nosside "Gold winners" 2000 per Estranea (canzone) finalista in cinquina al Viareggio 2000, ai premi Dario Bellezza e Lorenzo Montano 2001. Cura seminari di lettura del testo poetico presso diverse istituzioni: da Stoicheia, con il Comune di Milano; al Premio Marina Incerti, Istituto Pier Paolo Pasolini, Milano. Nelle scuole secondarie di Parma, Poesia del novecento/Incontri con gli autori. Più recenti collaborazioni: Università Statale di Milano, laboratori sull’italiano scritto; presso l’I.S.U. con il laboratorio di scrittura creativa Viaggio intorno al testo letterario; con la libera Università delle Donne, con lo studio di autrici del novecento, da Donne in poesia italiane, e il ciclo Il presente/passato della poesia, laboratori, interviste. Con Archivi del ’900 i seminari: POETICHE: Muse, Autori, Resurrezioni. Suoi testi tradotti in tedesco, ed. Skema, Università di Tubinga; spagnolo, rivista Certa, Barcellona; in anglo americano presso la Yale Italian Poetry, e Gradiva edizioni, N.Y.; in croato, Third International Poetry Festival, ed DHK, Zagreb 2004.

Tra le sue opere di poesia e narrativa più recenti, ricordiamo: “China. Breve storia di Gina tra città e pianura” (Edizioni Effigie, Milano 2010); “I Compianti” (Edizioni Effigie, Milano 2013); “Vitae”, racconti, (Edizioni La Vita Felice, 2017).

***

Conosco Maria Pia Quintavalla da diversi anni per il suo lavoro sulla poesia che l’ha vista, da sempre, partecipe al dibattito sulla poesia delle donne, sulla poesia d’avanguardia e sulle questioni più urgenti intorno a questo genere. Non si è poeti per niente, non si crea poesia dal nulla. Qui, siamo di fronte a una raffinata artista che mette il suo talento, non privo di lavoro artigianale sulla parola, al servizio dell’universo poetico contemporaneo; che prende spunto dai fenomeni antropologico-sociologici – come l’abbandono del significato della figura del padre, fallimentare se vogliamo dirla tutta – per provare a dare un contributo originale attraverso il suo impegno alla mutazione, contributo che apprezziamo perché va nella direzione della rivalutazione di tale figura che riteniamo fondamentale per la crescita sana dell’individuo. Lo fa con la sua arte, con l’arte che da sempre ha supportato mutamenti e storia, con l’intensità dei suoi versi e la capacità immaginifica che ne affiora.

I COMPIANTI

Molti sono i poeti che si confrontano con le opere d’arte, che trovano riscontro nelle poetiche pittoriche o scultoree per un’unità d’intenti e sentimenti. E il dibattito sull’intersezione delle arti come fonti d’ispirazione o come giusto riferimento per riflessi e supporti, iniziato già con Orazio e il suo Ut pictura poesis – la poesia è come la pittura – è, certamente, continuato laddove un autore come Mallarmé in Un coup de dés, userà la pagina come una tela di pittore: una superficie bianca con le parole inserite tramite l’uso di modalità spaziali mentre, un autore come Marinetti coniugherà le parole con macchie e linguaggi internazionali, quali fossero quadri che non necessitano di essere tradotti. Dall’altro canto saranno gli artisti concettuali più osservanti, vedi il gruppo inglese di Art & Language, a costruire opere sostanzialmente con le parole, abolendo ciò che potrebbe somigliare alla pittura. Più vicini ai giorni nostri, esempi altrettanto illustri, hanno assimilato l’idea originaria, insistendo in questa intersezione, alla quale si è aggiunta anche quella dell’arte cinematografica: poeti come Pasolini, cineasti come Cocteau sono il fulcro esemplificativo massimo di come si possa fare poesia anche attraverso il cinema.

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Il compianto. Particolare dell’opera in terracotta di Guido Mazzoni

Così, ne I compianti Maria Pia Quintavalla parte dall’idea di un riflesso nelle opere d’arte di autori importanti della sua Parma e del territorio di provincia, quali il Correggio e Guido Mazzoni, per raccontare con il suo stile primordiale, eclettico, sempre alla ricerca di mutevoli intuizioni illuminanti, ma anche saggiamente e sostanzialmente radicato nella dimensione familiare da cui trae linfa, giovamento, neologismi e paradigmi per la costruzione anche linguistica dei suoi testi, per raccontare, dicevo, le trasmutazioni affettive – che diventano le trasmutazioni antropologicamente rilevanti – intervenute nella sua vita. Dopo le vicende legate al rapporto e alla perdita della madre, rivissute nel precedente libro, China. Breve storia di Gina tra città e pianura (Edizioni Effigie, Milano 2010), ecco che il luogo poetico familiare originario si delinea nei suoi contorni, definendosi quasi come una terra di confine tra il passato e il futuro, con questo lavoro che riporta alla luce – assurgendo a strumento indagatore di livello profondo per il conscio e l’inconscio – il rapporto affettivo con l’amato padre, la dolorosa esperienza della sua scomparsa, il confronto-scontro con l’ineludibile.

La dimensione del ricordo che qui è fortemente connessa con la geografia poetica dei luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza, giusto scenario su cui far muovere i protagonisti - e del resto la città di Parma, così amata dall’autrice, ha già prestato le sue vie, i suoi quartieri, il suo fiume allo svolgersi di diverse vicende storico-letterarie, pensiamo solo a La certosa di Parma di Stendhal o a La Califfa di Bevilacqua - si riempie di contenuti impregnati di sogni e affetti, di reale e immaginario, di ciò che più ha contribuito alla formazione dell’autrice stessa, andando a colmare quelle lacune cronicistiche che hanno movimentato e caratterizzato il periodo preso a riferimento per la narrazione.
Il padre che nelle passeggiate sul Po’ mostrava alfabeti della vita, che intonava motivetti e che con una mano chioccia si chinava sul figlio ora non c’è più e nell’urlo del Compianto in terracotta di Mazzoni, si compenetra e si sprigiona il dolore per la visita alla casa dove l’autrice accenna a ciò che era e a ciò che rimane: non conto più gli oggetti alle pareti,/ma sagome vive del silenzio, alberi/a festa che circondano a campana. Lì, in quelle stanze, avviene quasi la conclamazione all’immortalità del padre, quale figura eternamente rimasta ferma e viva in quei ricordi, in quegli spazi: Sarà l’impronta del tuo seguito, la cena/ a segnalare aria lì davanti,/sacralizzare di ogni chiesa le aperture/finestre mani di una sepoltura;/una campagna esplosa, una madrid/da passeggiata.

Ma, altri compianti, altre sculture condurranno questo navigare ostinato e nostalgico, eppure dolce e disincantato al tempo stesso, con le vele ben spiegate nel mare ricco di nuovi approdi filosofici, di nuovi orizzonti poetici della Quintavalla, a L’età moderna traghettando il suo sentire in una diversa dimensione esistenziale: grazie a un nocchiero d’eccezione, l’amica Fabiana creatura di regale aspetto che custodisce amore e bellezza. E, certo, sarà grazie anche al rapporto con la propria figlia, pieno di nuove e grandi speranze, che l’unità del sentimento familiare - dove tutto si tiene se pure destinato a lasciarci fisicamente - sarà consolidata ancora una volta nelle figure di riferimento. Il padre, non scompare, non si fa essere inutile o dimenticato, sostituito da surrogati, volto estraneo alle vicende successive della vita dell’autrice ma, al contrario, ne diventa l’artefice dei rinnovati sentimenti, il riferimento, l’albero nodoso con le radici ben piantate sul terreno di quella pianura nella quale tutto: rifioriva,/sgorgava in verde là pronto, […] e dove come (due) pratoline tintinnavano le teste/prima io poi tu, corali/garruli chiacchieravamo di crescita felice… la figura del Compianto che si unisce alle statue di pietra o terracotta, a cui far capo per impronta sacra, per un sprone a nuovi viaggi.

Prova ne diventano i versi Padre che non sei mai partito affatto; Ecce vivo tu re; Ascanio io, e tu il corpo di Anchise… e l’Appendice del libro dove sono raccolte alcune memorie dello stesso riguardanti il periodo di internamento nello Stalag XVII A di Kaisersteinbruck, durante la Seconda Guerra Mondiale, pubblicate su La gazzetta di Parma: Natale 1944, un presepe d speranza, Primavera 1945, Addio allo stalag XVII A, Rigoletto in scena tra i reticolati.

Un lavoro, questo de I Compianti, che rappresenta anche un lungo rimestio linguistico e stilistico, nel quale affiora l’artigianato prodotto dell’autrice che crea una scrittura ricca di enjambement e di significative incursioni di parole in corsivo, di iterazione e limitato uso della punteggiatura. Gli strumenti retorici sembrano divenire attrezzi da manovale per dare forma alla costruzione della casa- poesia, il linguaggio è alto e trova spunti nei vocaboli colti come nell’innalzamento del quotidiano o addirittura dei termini dialettali. Poche volte si trova una simile miscellanea, in un libro di poesia, articolata e usata con il rispetto e la creatività di questa autrice, nuova e antica voce della nostra poesia contemporanea.

Alcuni testi da: I compianti.

Più in là del Po

Ma, nel venie a trovarti,
d’un colpo tutto rifioriva
sgorgava in verde era là pronto,
diritto all’orizzonte,
come (due) pratoline tintinnavano le teste
prima io poi tu, corali
garruli chiacchieravamo di crescita felice.

Tu,
una mano chioccia si chinava sul figlio,
io, la piccola acquietata, o rintuzzata
anche da bagno rinfrescante;
non mi ero forse mai mossa da lì, la buca
del pulcino il seno il lago
dove incipitava l’infanzia,
correndogli la testolina, ne eseguivo
il singulto dell’essere all’aperto.

*****

Ospite, e visita alla casa

Si è scomposto e ricomposto
ecco perché non l’ho trovato più:

nelle camole secche del bicarbonato
nei vasetti bianchi di ultime etichette
che essudavano ingiallite,
nei biscotti con le larve che cedevano molecole
nei silenzi rotti da silenzio fatto suo,
nelle edere comparse a forza nelle stanze
dove tentavano, le selvatiche,
di attorcigliarsi al poco,
in caffettiere senza l’alone blu di vita trattenuta,
scorta per la famiglia intera,
sulle sedie dai piedi spezzati sulla tavola bianca
nelle scarpe regalate via, ad altri vecchi;
nell’ordine morto dei medicinali, e non utilizzati
e non scaduti[…]

*****

L’età moderna

È sorella rinata dalle ceneri,
bisogna che io parli di Fabiana:

rinata là, mi apsetta
nella casa dove ha vissuto il padre,
ha taciuto di lui mi ha accolta –
accucciata a terra poi, Sono qui,
vengo a prenderti, ristorati –
la tua casa e la mia sono nate
qui stesso s p a z i o, sogno lo stesso,
sosteneva i suoi occhi prima di morire.

*****

Semplice suono, semplicemente –
voci che rincorrono (un futuropassato)
nelle strade genealogie raccolte,
chiuse in sé strette

perché polle pozzi
giorni sepolti tra la vita, altrui
canzone, e l’oggi mobile
miraggio appeso esile, saputo
e presto
nella piena e verde piazza
(annuvolato).

*****

Caro Padre

Caro padre
dal cappello e cappotto infagottato,
come un uomo dell’ultima guerra
che fu soldato, maestro povero,
poi deportato; infine fu salvato
e ritornato, qui generò la sua secondogenita
uscita da un getto d’amore imprevisto,
un interruptus che mia madre non pensava,
facendola pregna –

Caro padre,
senza nessun foulard o corona,
si mantenne agli studi mentre lavorava,
che sgobbando ricordava
cosa è la fame -

Cinzia Demi
Bologna, settembre 2017

Sito di Maria Pia Quintavalla

*****

P.S.: “MISSIONE POESIE” è una rubrica culturale di poesia italiana contemporanea, curata da Cinzia Demi, per il nostro sito Altritaliani.
Per scoprire i contributi già pubblicati:
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