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Vacanze Napoletane 2 - Un racconto di Nicola Guarino.

mercoledì 16 agosto 2017 di Nicola Guarino

"Buongiorno!". Al semaforo di Piedigrotta, proprio innanzi all’omonima chiesa, da cui ogni cento anni la Madonna viene venerata in processione per le strade di Napoli, si inchioda l’auto con il conducente che ancora tiene teso il braccio per salutarmi. Deve avermi riconosciuto, bontà sua, visto che dalla calura, il mio viso è sfigurato dal sudore e ho la camicia azzurra Napoli che mi si è attaccata penosamente addosso come una seconda pelle.

Tentenno, ma mi sembra scortese attraversare la via, alla ricerca di un’agognata ombra, e non ricambiare il saluto, ma lui frena ogni mio tentativo sorridendo: "Non mi avete riconosciuto? È normale...".

Lo guardo. È magro, sulla trentina, cosparso di tatuaggi. Nicchio cercando un indizio che mi aiuti a ricordare, accenno ad un sorriso ebete: "Veramente, non so...". Lui si ferma mentre il semaforo dà il via libera e dietro di lui si scatena insofferente un concerto di clacson che protestano.

"Aspettate che mi accosto", mi dice e io gli faccio luogo e così cessa la protesta.
Lui, restando in auto, mi chiede: "Dove lavoravate negli anni novanta, novantuno?"
Rifletto un attimo, poi rispondo: "Forse all’ippodromo di Agnano?"
"Esatto!" e riprende: "E io a chi somiglio?"
Ma il suo volto simpatico e scavato non mi dice niente. Allora lui mi offre come si direbbe in TV, un aiutino:
"Chi lavorava lì ed ora non c’è più?"
Noto che il suo volto si fa serio e rispettoso, come se cercasse conforto. Penso a qualche collega del tempo che oggi ci ha lasciati, poi abbozzo:
"Forse qualcuno del totalizzatore...".
Lui riprende il sorriso e annuisce con la testa convinto e mi ripete:
"Ed io a chi somiglio?"

Avverto terribile il disagio e il rischio della brutta figura, ma il caldo è insopportabile e l’impasse in cui mi trovo pure. Azzardo:
"A Giorgio...?". Lui sorride ed io tiro un sospiro di sollievo.
"Esatto!". E serio mi mostra la croce che gli ciondola sul petto e sulla camicia aperta:
"Mo’ Giorgio sta qua" - la stringe nel pugno con un filo di commozione – "e continua a proteggermi. Si capisce che voi non vi ricordavate, ero troppo piccolo - mi scusa - ma papà, anche se è in cielo, è sempre con me. Infatti, mi ha fatto conoscere una gentile signora svizzera - si illanguidisce - ci siamo innamorati e così io mi sono trasferito là, dove lavoro. E voi? Che fate?"
Lo guardo affettuosamente e gli dico:
"Io vivo in Francia, a Parigi. Ho conosciuto una parigina e naturalmente mi sono trasferito lì".
Lui mi guarda con sorpresa ed interesse: "Io con la svizzera e voi con la francese...".
L’interrompo con un po’ di banalità: "E che volete, è la globalizzazione".

Mi fermo un attimo e poi seriamente aggiungo:
"Certo che è Giorgio che vi ha indicato la via"... - sostengo con una punta di fierezza ricordando il combattivo Giorgio, poi ritorno ad un registro più lieve - "ed ora che ci fate a Napoli? Siete in vacanza?"
Lui scuote la testa: "Nooo! Sono venuto in aereo per mostrare un campionario ad un cliente, e arrivato qui ho avuto l’amara sorpresa di scoprire che si è trasferito a Roma".
"Ma che peccato! - commento - e adesso andrete a Roma?"
Lui mi guarda senza perdere il sorriso: "No, ora devo tornare all’aeroporto, mi dispiace solo che dovrò pagare le tasse per il campionario - poi mi guarda pensoso e soddisfatto aggiungendo - sapete che faccio? Ora vi dò un regalo, così almeno risparmio le tasse".

Prende da una borsa di peluche blu un astuccio mostrandomi un bell’orologio massiccio, poi esita un po’ e scuotendo il capo birichino: "È a vostra moglie niente?" e dalla borsa tira fuori un bell’orologetto femminile, "classico ed elegante!", dice consegnandomelo.
Lo guardò con sorpresa e imbarazzo e balbetto riconoscente:
"Ma che fate? Non posso accettare..."
Lui insiste: "Prendete, così risparmio all’aeroporto, poi se proprio volete, datemi una cosa di soldi, giusto per le spese".
Ad un tratto tutto mi pare più chiaro:
"No, io non tengo niente, riprendeteli..." Fingo. Di fronte al mio irrigidirmi, il tipo insiste:
"Anche se avete degli spiccioli, che avete in tasca?"
"Vi prego non insistete - gli rispondo risoluto - non ho nulla! Certamente all’aeroporto troverete qualche americano da fare felice".

A questo punto l’uomo tatuato si è ripreso gli orologi ed è partito come un razzo.

Peccato. Avrei voluto esternargli la mia ammirazione. Questo tale, di cui non saprò mai il nome, a suo modo è un artista, oserei dire quasi una figura d’altri tempi.

Nicola Guarino


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