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Vacanze Napoletane 1 - Un racconto di Nicola Guarino.

giovedì 10 agosto 2017 di Nicola Guarino

A dire il vero, io a Napoli ci sono venuto e per un mese, non per fare le vacanze, ma per sottopormi, con molta preoccupazione, ad una terapia di ozono. Dopo anni, in questo inverno mi è ritornata la discopatia e, di conseguenza, la sciatalgia.

Eppure, anche se l’occasione non è felice per me, essere a Napoli è pur sempre una vacanza.

Mi fate ridere voi che andate al lago di Garda o sulla costiera ligure, le Cinque Terre o quella amalfitana. Le vostre non sono vacanze. Sì, il panorama, D’Annunzio, i romantici tramonti, ma se volete divertirvi davvero, se volete delle vacanze vere e ricche di passione, piacere e aneddoti, dovete venire nella mia città.

Devo partire dal mare, perché se è vero come dice la canzone, Napoli: “Nascette mmiezo o’mare”, è da lì che tutto comincia.

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Voi lo sapete, questa estate è stata africana, 49 gradi percepiti, e quindi è propizio uscire la sera. Devo fare una premessa: la città negli anni ha perso le sue ventisette industrie ed è diventata quella che avrebbe dovuto essere da sempre, una città turistica.

A dire il vero, la mia Napoli è diventata una mega osteria, popolata di turisti che ormai ci sono tutto l’anno. Si mangia bene ovunque e con poca spesa. Ma torniamo al mare.

È sera, quasi notte. Esco dal mio B&B alla Torretta, zona Piedigrotta, per l’esattezza al vico delle Francesi a Chiaia. C’è qualcosa di fatale nei miei spostamenti. A Parigi vivo a rue Championnet che fu generale che comando’ la piazza di Napoli e a Napoli mi ritrovo nel vicolo delle Francesi, è così.
Costeggio il litorale di via Caracciolo, a pochi passi da me. Il sindaco l’ha, opportunamente, pedonalizzato. E così stasera la più rumorosa metropoli del mondo mi appare calma. Il mare è placido e anche se sono quasi le undici di sera, nel tepore dell’aria, giovani felici fanno il bagno e ridono tra gli scogli. La brezza mi riporta un profumo salino che avidamente respiro.
C’è la luna piena che brilla sull’acqua e le barche fanno a gara a corteggiarla. La strada è quasi vuota, poche famiglie con bambini che approfittano per girare sulle bici, sotto gli occhi vigili dei genitori, nell’assenza di auto il silenzio si fa sacro.

In verità un’auto c’è e procede a passo d’uomo, è quella della polizia municipale; e allora penso che tra le novità positive di Napoli, ce ne sono anche di negative, vi è quella di strade ben presidiate dalle forze dell’ordine. Qualcosa che mi dà, ci dà più sicurezza.

L’auto sfila mentre io sul marciapiede mi propendo avidamente sul litorale godendo nel rimirare ancora il placido mare e i suoi giovani nuotatori felici.

Ad un tratto, quando i vigili sono ormai lontani, dagli alberi della Villa Comunale che a destra cinge il lungomare, come un’orda di lupi affamati arrivano decine e decine di neri con sulle schiene lenzuola capienti in cui sì ammassano i famosi "pezzotti", ovvero le borse fintamente firmate Yves Saint Laurent o Fendi o altre marche amate dai consumatori.

I neri si spandono sul marciapiede prospiciente il mare e io, persa ogni poesia, vengo condannato al centro strada. Intanto, come per un magico appuntamento, mentre gli abusivi distendono le loro merci sulle lenzuola, arrivano a frotte, quasi di corsa, le "vaiasse" che popolano i bassi dietro la Torretta, grasse e grosse, dalla pelle dura e brunita, quasi tutte false bionde (per sembrare più ricche), con tuppi o code di cavallo tenute con elastici da salumiere. Tutte rigorosamente in pantaloni, o meglio con il "cazunetto" a mezza gamba, seni immensi e pance pure, sulle braccia tatuaggi che raccontano le loro passioni, i loro giuramenti.

Chiamano i neri per nome, si conoscono da tempo, sono lì per prendere borse e borsette, non capita sempre di poter comprare un Yves Saint Laurent, un Fendi oppure un Dolce & Gabbana, sia pur falso, per quindici euro. Ma le clienti si impegnano nella trattativa per il loro sogno: "Tengo sule 10 euro, e bbuò?"

La bella penombra, offerta dalle luci pubbliche, viene ferita da mille luminarie improvvisate con gruppi elettrogeni autonomi e rumorosi che lacerano la tela magica del silenzio.
Compaiono altri venditori, questa volta indigeni, che offrono prelibatezze. Taralli sugna e pepe o fresche fette di cocco appena tagliate, mentre altri tirano fuori luci colorate che incantano i bimbi, e "strummoli", trottoline volanti da secondo millennio che spandono luci e flash per ogni dove nell’aria.
Ma proprio a trattative iniziate, mentre io dalla poesia sono passato alla prosa, ecco ricomparire in lontananza, senza scomporsi, a passo d’uomo, con i lampeggianti ben in evidenza, l’auto dei vigili urbani. Come fulmini! I neri riavvolgono il magazzino con tutte le borse nel loro lenzuolo, mentre una "femmenazza" meno avveduta commenta:
"È che facite, ’mo ve ne iate n’ata vota?", che per gli infelici che non conoscono il napoletano vuol dire: "E che fate, ora ve ne andate di nuovo?".

L’auto come in una recita sapiente, dà tempo all’orda di lupi, seguiti dalle loro cacciatrici, di rientrare tra gli alberi della Villa, ma potrei dire nella foresta, visto che dieci anni di lavori ed incuria l’hanno ridotta più simile a questa che a quella.

L’auto, unica nella via, mi sfila davanti solenne. L’autista guarda dritto con volto impassibile, senza mai accelerare, affianco vi è il capo pattuglia, lo si riconosce dall’i-phone che legge avidamente.

Teatro puro. Del resto io ho sentito parlare del teatro napoletano, voi avete mai sentito parlare di teatro torinese o bolognese? Io ve lo dico, poi voi andate al lago di Garda, una vacanza a Napoli è imperdibile.

Nicola Guarino


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