Altritaliani

Libri: Pino di Branco e L’ombra della Fenice

sabato 5 agosto 2017 di Armando Lostaglio

Roma e Napoli due città al centro oggi di dibattito e polemica, tra sole e ombra, come già in altri tempi ricordava nel suo racconto Massimo Bontempelli, sono al centro dell’interessante libro di Pino di Branco: “L’ombra della Fenice”. Un itinerario libresco lungo due secoli ricco di letteratura e di riflessioni. Un piccolo giallo letterario che puo’ sorprendere.

Roma è meravigliosa d’estate, come d’inverno, di primavera e d’autunno. Ma d’estate il caldo di Roma è insoffribile, il sole del Leone e della Vergine vi piomba su quasi a picco, accende le strade e le piazze, par che pietrifichi l’aria e l’infochi, ottunde i sensi e i sentimenti del viandante. Visitare Roma d’estate è impresa ardua e pericolosa”.

Si può partire da questo incipit del racconto di Massimo Bontempelli “L’ombra e il sole”- posto a epilogo del libro di Pino di Branco “L’ombra della Fenice” (edito da La Vita felice), per entrare nella logica-non logica del testo di Branco che, al primo impatto, non prende, anzi lo si troverebbe persino pretenzioso se non inutile. E invece, quanta “utilità” porti al lettore in chiave conoscitiva se non puramente didascalica (o didattica) è facilmente intuibile dopo essersi insinuati e (talvolta) persi nei meandri e nei vicoli della descrizione, a partire dalla evocativa immagine di copertina che ritrae una “strada in ombra” (di Ferdinando Scianna).

Pino di Branco non fa mistero della utilità-non utilità del suo breve quanto accattivante racconto, che fa della ricerca del libro perduto (L’ombra della Fenice, appunto) lo strumento conoscitivo atto a scandagliare ovvero “allacciare i fili sparsi lungo due secoli di una leggenda libresca”. Una sorta di sceneggiatura che si snoda fra Napoli e Roma, le cui strade (del centro storico) sono da sempre o in perpetua ombra (sotto il Vesuvio) o talmente aperte ed assolate da volerne scrivere una “guida e itinerari appositi” come già in Stendhal. Protagonisti (non scritturati) del proscenio ideale sono poeti come Giuseppe Gioacchino Belli e scrittori come Alexandre Dumas e Charles Dickens, intellettuali come Benedetto Croce e saggisti come Pietro Paolo Trompeo e Gino Doria, fino a Massimo Bontempelli, cangiante autore d’avanguardia che (da altre fonti) sfidò a duello Ungaretti in una villa di Pirandello.

Ma sarà il filosofo Aurelio Memmi a farci da guida nel citato racconto di Bontempelli (quando siamo alla vigilia della Esposizione Internazionale di Roma 1911), che finirà i suoi giorni come un personaggio gogoliano, e la cui inverosimile morte (per insolazione) diventa monito obliquo verso quanti non credono che l’amore per la cultura e la conoscenza possa travolgere l’esistenza fino a perirne.

In un’epoca nella quale si è più dediti alla visione e (all’inflazione) dell’immagine che alla lettura (e all’introspezione), più al bisticcio gratuito e (tele)visivo che alla riflessione, questa “guida” giunge oltremodo attuale e visionaria quanto basta, per carpire i meandri di una Storia che si lascia attraversare anche fra le sue strade più in ombra. Di Branco ce ne fa dono a mo’ di stimolo anche per ripararci dal sole cocente del conformismo.

Armando Lostaglio

***

Presentazione dell’editore:

L’ombra della fenice
con un racconto di Massimo Bontempelli
di Pino di Branco

Edizioni La Vita Felice
88 pagine
pubblicazione 2015
8,50€

L’Ombra della fenice, ovvero alla ricerca del libro perduto. Ma è esistito davvero un libro così? Un libro, una guida turistica che insegna come muoversi in una città del Mediterraneo a mezzogiorno, a ferragosto, rimanendo sempre all’ombra? Generazioni di bibliofili appassionati, almeno dalla fine del 1700 giurano e spergiurano di averlo visto, letto, studiato ma altrettante generazioni di studiosi lo definiscono un’araba fenice: che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa. E poi: visitare all’ombra la città, va bene, ma quale città? Roma, come molti hanno scritto? O forse Napoli, come altrettanti hanno pensato? Inseguendo il miraggio di un libro conosciutissimo ma mai visto con certezza da alcuno, questa digressione tenta di seguirne la storia, rintracciarne l’origine, allacciare i fili sparsi lungo due secoli di una leggenda libresca, infine raccolta e narrata in un racconto di Massimo Bontempelli. Un piccolo giallo letterario che si snoda tra Roma e Napoli e ha per protagonisti scrittori come Alexandre Dumas e Charles Dickens, poeti come Giuseppe Gioacchino Belli, saggisti e bibliofili come Pietro Paolo Trompeo e Gino Doria, Bartolomeo Capasso e Benedetto Croce, fino ad arrivare a Massimo Bontempelli nel cui racconto, L’Ombra e il sole, prende vita immaginaria, sullo sfondo dell’Esposizione Internazionale del 1911, il protagonista della storia, l’autore dell’araba fenice da cui tutto questo piccolo mistero ha origine.

Nel logo un’immagine dello scrittore Massimo Bontempelli.


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