Altritaliani

Strani gli italiani n.2

martedì 18 luglio 2017 di Veleno

Faccio una premessa: Non tutti gli italiani sono come di seguito leggerete. E’ evidente che ci sono molti italiani che sono davvero "brava gente" da apprezzare e stimare, ma l’esperienza e la cronaca ci segnalano troppi casi in cui gli italiani sono non bravi come vorremmo. Naturalmente non posso fare continui distingui, mi affido al vostro buon cuore e soprattutto alla vostra buona intelligenza. Va bene? Pronti...via!

La mia stima sul senso civico, sulla coscienza politica e sul senso di responsabilità dei miei compatrioti è scesa ormai ai minimi termini.

E si, gli italiani sono severissimi con la politica che li rappresenta e indulgenti con i propri vizi, tanti e gravi.

Come direbbe lo scrittore torinese Giuseppe Culicchia (autore fra l’altro di “Tutti giù per terra”) gli italiani sognano l’uomo forte, per poi…distruggerlo. I nostri accigliati compatrioti, invocano sempre il cambiamento: “Basta c’è troppa corruzione e clientela, bisogna cambiare! Niente funziona…servizi sanitari, scuola, lavoro è tutto uno schifo! Bisogna cambiare!

In effetti, avviare un cambiamento si poteva, ma proprio i lamentosi italiani, dopo essersi liberati dalla possibilità di cambiare il paese, respingendo con fierezza il referendum costituzionale del 4 dicembre, che avrebbe snellito le nostre istituzioni parlamentari rendendo più agevole la possibilità di governare, come avviene nelle moderne democrazie, si sono liberati gaudenti di quello scocciatore di Renzi (ricordate Culicchia?) che voleva rottamare le belle statuine che ci governavano e governano in pratica da sempre e portare un po’ di aria nuova. Raggiunti questi obbiettivi, finalmente possono ritornare al loro sport preferito (dopo il calcio s’intende), ovvero la lamentazione.

Oggi gli italiani chiedono di nuovo il cambiamento, ma non credeteli, se c’è una cosa che moltissimi italiani non vogliono è proprio cambiare. Da noi ci si lamenta ma nessuno vuole regole o riforme vere. Ognuno vuole il suo piccolo tornaconto. Punto e basta.

Sentirete dire, o voi lettori che amate e giustamente l’Italia: “Il Bel Paese ha tesori artistici e naturali inestimabili”, ma poi impazzano piromani che distruggono, con tempistica scientifica, la nostra natura con devastanti incendi. Ed ancora: “C’è troppo abusivismo edilizio”, ma poi troverete ovunque e specie nel sud persone che di notte fanno piccoli e grandi abusivismi. E le tasse? “Sono troppo alte!” sentenziano gli italiani, ma mentre sentenziano con indignazione con altrettanto piacere le evadono. Ed il fatto che gli ultimi governi siano arrivati a recuperare 10 miliardi di tasse evase, non ci puo’ certo rendere fieri. E se qualcuno fa presente che all’estero c’è la tracciabilità su quasi tutte le spese, gli italiani furbetti tirano fuori la tiritera sul diritto alla privacy. Perché? Perché da noi in tanti, la Corte dei Conti dice in pratica tutti, vogliono evadere senza problemi e senza complessi.

"La scuola non funziona!" Ma da che esiste la repubblica qualunque riforma sia stata tentata non ha avuto neanche il tempo di essere attuata che già era vilipesa ed odiata, con cortei e gli immancabili sindacati unitari e corporativi a marciare per il “bene” dell’istruzione. Si fa per dire…naturalmente.

La verità è che ci vogliono più liberalismo, più concorrenza e dare spazio al merito!” sostengono con volti saputi i nostri connazionali. Ma al primo tentativo di liberalizzare una categoria (nemmeno cosi vasta) come quella dei tassisti, succede l’ira di dio. Si aprono le cataratte del cielo e a Roma si blocca la capitale con i tassisti che chiudono strade e percuotono i poliziotti nelle piazze con le benemerenze della sindaca Raggi. Una che, sebbene totalmente incapace, di popolo e populismo ne capisce.

E poi, il merito? In Francia ho potuto lavorare senza raccomandazioni. Quando l’ho raccontato in patria, gli amici mi hanno detto che mentivo, mi davano del sognatore, del provocatore…Da noi la raccomandazione è prassi che andrebbe normata per legge, tanto è diffusa. Ci si raccomanda a tutti e per tutto.

Si prega di avere un favore non solo a Padre Pio o a San Gennaro, ma anche all’assessore e giù, giù fino al cancelliere che vi assicuro per esperienza conta molto più di un Presidente di tribunale, fino all’usciere di un Comune o al bidello di una scuola che vi assicuro conta molto più di un preside.

La verità è che da noi manca il lavoro e che il paese è vecchio. Come faranno i nostri figli?” si inquietano i genitori digrignando i denti. Su come faranno i nostri figli, ci penseranno le belle statuine che gli italiani hanno protetto da ogni tentativo di rottamazione, e quindi non si farà nulla e dopa aver distrutto la generazione che oggi si arrangia disperatamente nei propri quaranta anni, cosi sarà avvilita anche quella dei pimpanti ventenni di oggidì. E poi il problema è che il lavoro da noi è sacro (da noi tutto è sacro, tranne la serietà) per cui il licenziamento è come l’orco o il lupo mannaro delle favole, qualcosa che fa paura ma che non esiste.

Dunque, non si batte ciglio se all’aeroporto Linate di Milano, infedeli impiegati rubano, venendo filmati, nelle valigie dei poveri turisti. Verranno sospesi ma poi arriva l’indomita cavalleria dei sindacati che li salverà da un licenziamento che non è contemplato nella sempre allegra Italia.

E cosi, nei programmi TV assistiamo con “indignazione” a giovanotti in mutande che timbrano il cartellino del lavoro per poi andare a dormire a casa, naturalmente con il premio di essere pagati (da noi) per non fare nulla, oppure che vanno a pesca con altri amici (chissà se anche loro hanno timbrato il cartellino), o a fare la spesa. Sono episodi quotidiani. Non parlo di eccezione, quelle sono l’impiegato o l’operaio che lavorano, parlo di regola. Del resto la riforma, di quel turpe di Renzi, che prevede il licenziamento nel pubblico impiego per chi non fa il proprio dovere è visto con orrore e sospetto dai predetti lamentosi.

Naturalmente, non bisogna salvare le banche, ridotte a nemici occulti, dimenticando che se non le salvi, mandi per strada tanti lavoratori, ma anche imprese e quindi risparmiatori e correntisti, ma questo nel fumus dei populisti non conta. E quindi beceramente: “Dagli al sistema!” Dimenticando che le predette statuine, che magari oggi danno addosso alle banche , sono il sistema che andrebbe rottamato, oltre che la causa principe di gran parte dei mali nostrani.

Ma poi quale sistema? Se questo è il sistema che gli italiani dicono solo a chiacchiere di voler cambiare?

"In Italia c’è poca assistenza", ma poi scopri un casino di gente che utilizza i cartoncini di handicappato per parcheggiare l’auto negli spazi riservati pur avendo una saluto di ferro e che poi è tutto un viavai nelle strade di finti ciechi ed invalidi posticci che hanno lo stipendio e l’assistenza sulle nostre spalle. Altrove i giornali si occuperebbero di questo, da noi il Fatto per mesi si è occupato della Boschi con volgari commenti solo perché la povera ministra non è brutta e stupida come magari Travaglio vorrebbe.

La verità è: Ma quale merito? quale lavoro? da noi conviene il “nero” cosi evadono le tasse tutti, datori e lavoratori e siamo tutti felici e contenti. Poi naturalmente dobbiamo prendercela con i voucher e senno finisce che ci prendono per sinceri e non ipocriti, per regolari e non irregolari, una cosa da pazzi!

Tutto torna. Se i nostri servizi pubblici (treni, trasporti urbani, scuole, ospedali, ecc.) funzionano male è perché la gran parte degli italiani non paga le esose tasse richieste e dunque non esistono soldi per quei servizi. E la gran parte del denaro viene speso per pagare pensioni. Noi siamo un paese per vecchi...immortali e quindi c’è poca trippa per i giovani. Ma guai a parlare di pensioni, la segretaria della CGIL Camusso potrebbe suicidarsi e noi non vogliamo vittime sulla nostra coscienza.

E cosi gli italiani si lamentano della propria classe politica e certo se si guarda alla cultura politica di un Salvini o di un Di Maio, qualche domanda me la porrei anch’io, ma nel complesso la classe politica ci rappresenta bene, anzi alla fin fine è anche migliore dei propri elettori (e non crediate che gli astensionisti siano puri come gli angeli).

Popolo? Ma quale popolo e quale nazione! Noi siamo un aggregato che chiede da sempre una rivoluzione che non ha mai avuto le palle di fare. Noi siamo cosi. Mi dispiace ma è vero, non siamo un popolo e nemmeno una nazione. Pendiamo dalle labbra di Papa Francesco che ci invita a raccogliere ed accogliere gli immigrati, ma poi non li vogliamo nei nostri villaggi, nelle nostre città.

Noi vogliamo le grandi opere, ma se la TAV corre vicino a noi ci ribelliamo, se per un gasdotto si devono spostare otto alberi di olive scoppia la guerra civile. Finanche per fare un inceneritore si sono mossi popoli ed associazioni: “Inceneritori si! Ma non vicino a me!” E dire che l’inceneritore l’abbiamo pure a Parigi e non ricordo un nuovo 14 luglio per questo.

Lamentosi, questo siamo, diffidenti, chiacchieroni e anche un po’ ignoranti se è vero che bisogna farla cosi lunga finanche per imporre le vaccinazioni un tempo, e a ragione, considerate un successo della scienza.

Venti anni di berlusconismo e antiberlusconismo hanno azzerato la nostra già precaria coscienza civica e sociale rendendoci finanche vittimisti ed il guaio e che gli italiani non ne sono consapevoli e se lo sono la cosa è anche peggiore.

Le riforme che furono di Renzi e che rivoltarono gli italiani, perché in un paese allegro e folle non si possono fare cose normali e regolari oggi in buona misura sono parte del programma di Macron che intende rilanciare cosi la Francia. Lui ha un vantaggio rispetto al nostro Renzi, presiede un nazione con tanto di popolo, nutrito di senso civico e sociale, che ha fatto anche una rivoluzione.

Ormai all’estero ci considerano buoni solo per la commedia. Del resto è sempre stato un nostro cavallo di battaglia!

Veleno


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