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Letteratura

Pasquale Maffeo riprende e traduce William Blake

mercoledì 12 luglio 2017 di Raffaele Bussi

Seppure ampiamente sottovalutata quando era ancora in vita, oggi l’opera di William Blake viene considerata estremamente significativa e fonte di ispirazione sia in ambito poetico che in quello delle arti visive.

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William BLAKE (1757-1827)

Considerato al suo tempo visionario per la stravaganza delle sue idee, il poeta inglese viene oggi rivalutato per l’espressività, la creatività e la visione filosofica che sta a fondamento della sua opera. A rileggerne l’opera è Pasquale Maffeo, poeta, narratore e drammaturgo, oltre che anglista con il saggio William Blake, Visioni e profezie che l’editore Caramanica ha di recente mandato in libreria. Maffeo alla poetica anglosassone tra Sette e Ottocento aveva già dedicato numerose traduzioni tra cui John Keats, Isabella o il vaso di basilico, sempre di Keats Iperione e altri scritti poetici, William Collins Odi, Charles Dickens Visioni d’Italia e William Blake Cielo e inferno.

Nell’arco di tre capitoli, Maffeo di Blake delinea la figura, traduce l’opera, offre una cronologia biografica essenziale, oltre ad un’accorsata bibliografia.

Bisogna averne letto riletto e quanto possibile metabolizzato i testi in verso e in prosa, esordisce Maffeo, prima di giungere a sapere per quali tramiti il profeta visionario William Blake si sottragga al comune giudizio di merito, rimanendo con tutta l’energia della sua estroversa e non sempre decifrabile figura in un luogo autonomo e suo, non omologabile in uno scomparto né in una casella storicizzante della letteratura inglese. Questo perché, a parere dell’anglista, in Blake l’uomo e il poeta coincidono a perfetta tenuta d’esistenza, il medesimo sguardo e la medesima voce rintracciano e proclamano l’etimo divino, la sacralità delle singole creature umane animali e vegetali. Ne è testimonianza la sua vicenda biografica, permeata di cifre esoteriche, la quale attesta la radicalità d’una presenza evolutasi in un territorio autonomo, fatto di mondi a volte anche invisibili, fuori da codici e canoni se non esclusivamente personali. A totale conferma l’assenza di emuli e discepoli, ed anche di un testamento di scuola se non quello della sua opera difficilmente abbordabile proprio per l’originalità e la non facile lettura interpretativa che ne ha comportato.

Blake antesignano della modernità con grande anticipo sui tempi letterari? Pare proprio di sì, a parere di Maffeo, il quale scorge in Blake un novatore ad oltranza, capace di tagliare i ponti alle spalle, senza la tracotanza che feconderà il nerbo delle programmate avanguardie dei secoli successivi. La lezione morale dell’autore inglese, conclude il critico cilentano, prefigura le evoluzioni e le esasperazioni del dramma dell’uomo moderno da Rimbaud e Kafka, Freud e Nietzsche, Céline, Breton e Claudel che portano sangue blakiano dentro vene variamente turgide e doloranti.

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Il bene e il male, di William Blake

Da ricordare infine che Blake ad ogni pagina scritta a mano contrapponeva una illustrazione simbolica, pennellata a mano, corrispondente al racconto della stessa pagina.

Raffaele Bussi


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