Altritaliani

Marc Lazar : uno sguardo sull’Italia e l’aggressione contro Berlusconi

sabato 19 dicembre 2009 di Francesco Raiola

Massimo Tartaglia ha colpito Silvio Berlusconi con un souvenir del Duomo di Milano e le foto del viso insanguinato di questa nuova “Sacra Sindone al vivo: viva e sanguinolenta” come la descrive lo scrittore e critico Marco Belpoliti, ha fatto in poco tempo il giro del mondo. “Un evento importante, nel senso che sono pochi gli attentati, le aggressioni contro i primi ministri o i capi di stato in Europa occidentale in questi ultimi anni”, dice Marc Lazar, professore universitario di Storia e Sociologia politica all’Institut d’études politiques de Paris e alla Luiss di Roma.

Passato lo shock del momento e a bocce un po’ più quiete, abbiamo chiesto proprio a Marc Lazar, autore tra gli altri di L’Italia sul filo del rasoio. La democrazia nel paese di Berlusconi (Rizzoli, 2009), e tra i massimi studiosi e conoscitori del berlusconismo, di analizzare e cercare di capire con noi quale sarà il futuro prossimo dell’Italia, e quali sono i problemi che frenano lo sviluppo del nostro paese.

Ne è uscito fuori un quadro che se da una parte ci vede ancora fermi sul problema pro o contro Berlusconi, sabbie mobili del discorso politico italiano, e non in grado, a destra come a sinistra, di affrontare quelli che sono i problemi reali del paese – giovani, ineguaglianze sociali, problema demografico, sviluppo sostenibile – e quindi svilupparne le soluzioni, dall’altro lato, paradossalmente, il quadro che ne esce è quello di una società in movimento, molto più, ad esempio, di quella francese, con un fattore G (giovani) sul quale puntare per il futuro dello stivale.

Che ne pensa di quello che è successo a Milano?

Sicuramente è un evento importante, nel senso che sono pochi gli attentati, le aggressioni contro i primi ministri o i capi di stato in Europa occidentale in questi ultimi anni; un evento importante che è stato subito mostrato alla televisione, quindi il potere dell’immagine è molto forte. Il viso insanguinato del Presidente del Consiglio ha stupito non solo gli italiani, ma anche tutta l’opinione occidentale. Il problema adesso è capire come interpretare questo attentato, quest’aggressione, se il fatto è che questa sia una persona isolata, una persona che aveva problemi psicologici accertati, o se sia la dimostrazione dell’esistenza di un clima di tensione che spinge qualcuno a fare ciò. Mi sembra che per il momento ci sia una tendenza, almeno nel centrodestra, a dare questa seconda interpretazione, cioè, non è l’atto isolato di un uomo pazzo o che avrebbe problemi psichiatrici, quanto, piuttosto, la testimonianza della tensione che sarebbe in Italia, sottinteso: dagli oppositori di Berlusconi. Quindi se questa interpretazione si sviluppa in questi giorni, sicuramente l’idea sarà di trasformare questo attentato orribile in una risorsa politica per Berlusconi.

Quindi anche secondo lei le conseguenze di questo atto saranno un aumento della popolarità del premier? In fondo c’è chi accusa, dall’opposizione, che sia stato proprio lui ad alzare i toni.

Diciamo che, senza voler fare il giudice di pace, sicuramente le tensioni vengono dalle due parti, perché dalla parte del Governo, e in particolar modo di Berlusconi, c’è questa idea di campagna elettorale permanente, della demonizzazione degli avversari, della stigmatizzazione di comunisti e magistrati, però è anche vero che una parte dell’opposizione cerca di colpire Berlusconi, lo stigmatizza e lo demonizza. Sicuramente tutto questo è legato anche al fatto che Berlusconi è un leader eccezionale, nel senso che c’è il suo conflitto di interessi, c’è la sua personalità, c’è il suo intervento televisivo permanente, e quindi tutto questo fa sì che ci sia un clima che non esiste in altri paesi. Per esempio, se faccio la comparazione con la Francia, è ovvio che anche lì ci sono un antisarkozismo e un sarkozismo, e che a volte o lui direttamente o i suoi amici hanno tendenza a sparare o a criticare la sinistra, ma la tensione non è a livello italiano: quindi sicuramente c’è una specificità italiana.

In una recente intervista all’Unità ha confermato che se Berlusconi è al tramonto, non lo è il berslusconismo. Cosa dobbiamo aspettarci ora? Quale sarà e quale deve essere il ruolo della sinistra italiana.

Credo che attualmente, in questi giorni, la sinistra è molto prudente perché è ovvio che questa aggressione contro Berlusconi, di cui lui è stato personalmente vittima, gli consenta di presentarsi come una figura che a lui piace molto, quella della vittima. Sicuramente ci sarà un aumento della popolarità del Presidente del Consiglio, perché tutte le persone, anche quelle a cui non piace la sua politica è portata a un gesto di solidarietà: un uomo aggredito, in quel modo, per strada.
Però è vero che il fenomeno profondo è quello di capire il berlusconismo e le ragioni della sua popolarità. Come spesso ho detto, credo che ci siano stati due errori classici della sinistra: una sottovalutazione di Berlusconi, pensavano che fosse un epifenomeno che potesse sparire abbastanza velocemente, o dall’altra parte la sovrastima, cioè che lui sarebbe l’uomo onnipotente, quasi un nuovo dittatore. Credo che la sinistra debba fare un grosso lavoro di comprensione e analisi del fenomeno politico, sociale, culturale del berlusconismo. Se non lo fa, non capirà e non potrà preparare la successione, un giorno, a Berlusconi.
Questo ragionamento, ovviamente, è valido anche per la sinistra francese contro Sarkozy.

La sovraesposizione dell’immagine di Berlusconi sembra, però, far perdere sempre di vista quelli che sono i problemi del paese.

Beh, io credo che, per esempio, invece di espremersi pro o contro Berlusconi, il compito principale della politica italiana e, specialmente oggi, dell’opposizione, è cercare, primo, di analizzare i mutamenti della società italiana, e secondo di cercare di anticipare le sfide attuali. Io posso prendere un elenco di grandi problemi di cui non si parla, si preferisce parlare sempre di pro o contro Berlusconi.
Per esempio il problema dei giovani, che con l’ultima manifestazione fatta in occasione del No B Day hanno dimostrato la loro presenza. C’è tutta una parte della gioventù italiana che non si riconosce più in questa società, che è molto critica verso le generazioni precedenti e verso Berlusconi, che grida il suo malessere in questo paese.
C’è il problema delle ineguaglianze sociali che non è stato mai così forte in questo paese, c’è il problema della demografia: per me è una sorpresa quotidiana vedere che nessuno parla del calo demografico dell’Italia e delle politiche che bisognerebbe attuare per cercare di fermare questo problema drammatico. Fra due generazioni non ci saranno più italiani in Italia.
Non si è detto niente o quasi sull’immigrazione, tranne la politica di fermezza e di repressione del Governo, invece di pensare alla risorsa che può rappresentare anche l’immigrazione. Risorsa nel senso della diversità etnica per l’Italia e per il suo futuro a livello internazionale.
Non si è detto quasi niente sul problema cruciale per tutte le nostre società europee, ovvero l’insegnamento, la formazione, l’Università e la ricerca, sulla quale l’Italia ha adesso un ritardo abissale rispetto agli altri paesi europei. Guardi come attualmente in Francia, la quale ha anch’essa un grande ritardo, l’attuale governo di centrodestra ha come priorità di mettere i soldi per l’Università e la ricerca, perché ha capito che è qui che si giocherà il futuro della Francia e dell’Europa.
E poi per chiudere, su tutti questi grandi argomenti da cui io sono assolutamente colpito, né la maggioranza, né l’opposizione parla dell’economia verde, dello sviluppo sostenibile, del Summit di Copenhagen, dove la presenza italiana, almeno a livello ufficiale è abbastanza discreta, e si sa che una parte della Confindustria ha detto che non era la priorità perché la priorità era di ritrovare le condizioni di una crescita economica, qualsiasi fossero le condizioni ecologiche per questa crescita.

L’Italia fa la politica dello struzzo attualmente, e questo mi sembra un problema di cui il resto d’Europa ha capito l’importanza. La diffidenza dell’Italia che esiste in Europa attualmente, non è solo, come pensa la sinistra italiana legata al personaggio Berlusconi, di cui si dice che avrebbe disegnato mutandine da donne al Parlamento europeo, invece di lavorare seriamente. No, non è solo così, cioè è il fatto che tutto il resto dell’Europa ci dice “ma come mai né la maggioranza, né l’opposizione stanno pensando al futuro di questo paese”.

Italia e Francia non sono poi così lontane. Entrambe ad esempio con problemi di occupazione, ma anche l’immigrazione è un fattore che, oggi, ci accomuna. Cosa ne pensa del dibattito sull’identità nazionale lanciato dal Ministro Besson e dalla svolta nella politica sull’immigrazione?

Io ritengo che questa sia un’operazione politica lanciata dal Governo, ovviamente per ragioni elettorali di medio termine - perché ci sono le elezioni regionali - per cercare di consolidare la maggioranza di destra e per evitare una nuova progressione del Front National, e mi sembra giusto che l’opposizione denunci questa manovra, questa strumentalizzazione politica, però è vero anche che ci sono problemi veri, e la riflessione che si sta facendo, sul cosa significa la Francia, essere francesi e vivere insieme è un vero problema. Dovremmo vedere se tutte queste riunioni che si stanno facendo - e mi dicono che hanno un certo successo - possono cercare di ridefinire quello che in Francia si chiama “le vivre ensemble”, il vivere assieme, cercando di non stigmatizzare l’immigrazione ma cercando di integrarla e di ridefinire le condizioni dell’identità nazionale, che significa, secondo me: Repubblica, laicità e concezione aperta della nazione francese. Sarebbe un errore terribile se avessimo di nuovo una concezione riduttiva e chiusa dell’identità nazionale. Quello che mi preoccupa, anche, è il fatto che questo dibattito nazionale sembra fare credere ai francesi che esista solo la Francia, mentre siamo in Europa e il fatto che non si possa parlare attualmente della relazione fra identità nazionale o appartenenza nazionale e appartenenza europea, mi sembra un tantino forte.

Ultima cosa... Si sta organizzando per il 20 marzo 2010 il No Sarkozy day. Che ne pensa?

Mi sembra per il momento sicuramente ispirato all’esperienza italiana, come è stata ispirata all’esperienza italiana la decisione del Partito Socialista di fare le primarie, il che significa che questo paese, l’Italia, non è solo un paese anestetizzato dalla televisione berlusconiana, ma ci sono anche delle invenzioni democratiche, come le primarie o come questa manifestazione, appunto, che dimostrano - e questo mi sembra importante - che un certo ciclo del dominio della televisione è sul viale del tramonto; adesso c’è una fortissima concorrenza alla televisione da parte di internet. Il No Berlusconi Day è stata una grande dimostrazione fatta dai giovani, che hanno preso l’iniziativa di organizzare questa giornata. In Francia, adesso, ispirati dalla manifestazione italiana, alcuni cercano di fare la stessa cosa, anche se per il momento mi pare molto timida come cosa, vedremo se si svilupperà veramente. Io non sono così sicuro, perché credo che paradossalmente, pa-ra-dos-sal-men-te, malgrado tutto la società italiana mi sembra più vivace che quella francese.

Beh ha senso farla, sebbene le realtà politiche non siano propriamente identiche?

Beh sicuramente, anche perché non c’è in Francia la stessa avversione a Sarkozy che c’è in Italia con Berlusconi e poi non c’è esattamente lo stesso malessere giovanile nella società francese, anche se sono sempre di più le rivendicazioni dei giovani che non trovano il loro posto nella società; però il problema è più acuto in Italia… Io ho interpretato la manifestazione italiana del No B Day, come una manifestazione dei giovani, ed è un fatto generazionale, che poi è stato strumentalizzato, ma questo fattore generazionale per me è stato molto importante. In Francia c’è un malessere, come detto, ma non a livello italiano e forse spiega il fatto che per il momento non leggiamo bene lo sviluppo di questo No Sarkozy day, ma fino al 20 marzo forse c’è tempo. Ad ogni modo bisogna stare cauti, perché non si sa mai.

Questo articolo di Francesco Raiola è anche stato pubblicato sul portale AgoravoxItalia (18/12/2009)


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