Altritaliani

Ricordando Dario Fo. Un incontro indimenticabile.

martedì 23 maggio 2017 di Nermin Shawky

A sette mesi dalla scomparsa del premio Nobel Dario Fo, pubblichiamo la storia di quest’incontro e di una intervista molto amichevole ed emozionante avuta con Lui dalla studiosa egiziana Nermin Shawky.

Me ne sono andata con un suo dipinto che mi ha regalato... Eh sì che l’ho incontrato Dario Fo, l’ho intervistato, e tra le mie mani un dipinto che testimonia quasi un secolo di arte, storia, politica e vita dell’umanità..

Si alza il sipario !

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Milano, Porta romana, 06/10/2013

La magia del teatro

Le prime azioni sceniche risalgono all’epoche preistoriche; quindi antichissime sono le origini del teatro che nasce con questi spettacoli che si svolgono all’aperto con un carattere un po’ religioso: uomini in costume, mascherati per lo più da animali, improvvisano rappresentazioni sceniche, accompagnate da suoni o da canti, per ringraziare le divinità, per stornare le disgrazie o per portare la buona fortuna.

Tra il senso tragico e quello comico nascono le due forme principali del teatro antico, si parla quindi della tragedia e della commedia ambedue create nel mondo greco.

All’inizio del XX secolo, il teatro aprendosi all’internazionalismo, svolge un ruolo di riflessione ed approfondimento; d’altro lato, lo sviluppo della società occidentale che si sta orientando verso modi e stili del vivere sempre più simili ed uniformati induce il pubblico a cercare spazi di sfogo e rilassamento. Vanno quindi rimarcate modalità e nuove tendenze nel secolo.

In questo quadro, il teatro si rinnova profondamente, anche in seguito all’influenza esercitata dal cinema, che si sta imponendo come una nuova forma di espressione e di spettacolo.

Un popolo che produce umanità

Nel 1997, in una cerimonia internazionale, il Premio Nobel per la Letteratura viene assegnato a Dario Fo, perché: “Seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi: Con una miscela di risate e serietà, aprire i nostri occhi sugli abusi e le ingiustizie nella società e anche in una più ampia prospettiva storica”.

A partire da questo evento il drammaturgo si pone nella lista dei maggiori geni viventi ed esperti in creatività e innovazione. Ma cosa deve fare con questi denari? In quel momento Fo pensa insieme a Franca che ci sia un sacco di gente che ha bisogno di soldi. Decidono così con un sentimento umanitario di dedicare l’intero ammontare del Premio Nobel a favore dei disabili, e quindi nel 1998 nasce il comitato “Il Nobel per i disabili”. Non è un caso che Fo decida di effettuare quest’attività di solidarietà, è proprio lui che afferma in tante occasioni che “un popolo che ha senso della solidarietà è sicuramente un popolo che va avanti nella storia, è un popolo che produce umanità”.

Ricordi d’infanzia del premio Nobel

Dal nonno materno Dario il ragazzo va a trascorrere i primi periodi di vacanza. Il nonno gira per i borghi vendendo verdura prodotta in proprio con un grande carro trainato da un cavallo, e per attirare i clienti, racconta favole grottesche nelle quali inseriva la cronaca dei fatti avvenuti nel paese e nelle zone vicine. È dal nonno che Fo impara, seduto sul grande carro al suo fianco, i rudimenti del ritmo narrativo.

D’altra parte, e come mi racconta il Maestro: “da ragazzino mi trovavo in un paese molto strano “Portovaltravaglia” che è sul lago Maggiore dove c’era una fonderia di vetro. Eravamo 30 % di italiani, tutti gli altri erano stranieri, figli di questi soffiatori di vetro. Tutta gente che aveva la voglia ... il bisogno quasi, di raccontare se stessi, la propria terra, di raccontare delle favole e siccome questo in particolare è un paese – lo è ancora oggi ma non come lo era allora – di fabulatori (la fabulazione è la prima forma di teatro), mi sono trovato, a mia volta, a raccontare delle storie che ascoltavo dai miei concittadini.”

Tra il potere e il popolo

Il testo teatrale di Morte accidentale è uno degli esempi con cui il Nobel si impegna a condannare la polizia italiana ed i suoi mezzi di violenza che si innalzano ad essere un’oppressione esercitata su tutta la società.

Dario Fo analizza il fenomeno dichiarando: “la polizia è un mezzo che è in mano al potere per poter portare avanti un progetto. Da cosa nasce “Morte accidentale” di un anarchico? Non tanto dall’ammazzamento, dall’assassinio di un individuo che si è scelta come capro espiatorio, ma viene dalle stragi. È il tempo delle stragi. E a che cosa servono le stragi? A distruggere completamente l’azione di lotta, la presa di coscienza degli operai, degli studenti e di una popolazione che, ad un certo punto, ha capito il machiavello, il facile gioco del potere, e lo vuol contrastare. Per poter bloccare questo movimento si pensi di criminalizzare il movimento, cioè chi si dice che è colpevole delle stragi? Non certo la polizia, non certo gli organismi della reazione, ma si dà la colpa a dei movimenti, dei partiti, piccoli partiti come l’anarchia che non hanno copertura, non hanno giornali, non hanno potere alcuno e quindi, possono servire benissmo a fare caproespiatorio. Il primo capro espiatorio è un partito minimo che si fa credere al pubblico di essere il movimento criminale che ha creato le stragi, poi si scoprirà invece che è lo stesso Stato: “la strage è di stato”, era uno slogan che girava allora”.

*

Un Nobel per tutti

Nermin Shawky: Se a Lei fosse ora consentito di dedicare il premio Nobel, chi sceglierebbe e per quale motivo?

Dario Fo: Un altro autore dici?

N.S.: Qualsiasi persona.

Dario Fo: Conosco moltissima gente che meriterebbe.. amici miei ... sono troppo legato a loro per non pensare che ci sia un fatto di sentimenti comuni che ci legano. Lascerei correre questa domanda, tanto non succederebbe mai, ma io ho fatto delle proposte al premio Nobel.

Un messaggio per tutti

Ora per concludere, chiedo al Maestro Dario Fo un suo messaggio per tutti, per il mondo, che io possa trasmettere e registrare..

Dario Fo: Un messaggio !! È il fatto che io ripeto sempre e l’ho detto nell’ultimo libro che è uscito di Franca [1], con diversi toni, linguaggi, moduli. Ecco: Bisogna che la gente conosca, sappia, sia informata. L’informazione è un atto veramente fondamentale ad ogni trasformazione, ad ogni rivoluzione. Sapere, conoscere, indagare, venire a conoscenza della verità, questa è la base fondamentale di ogni atto di ribellione e di rinnovamento.

Bella Ciao!

Ultimo saluto, due mesi prima della morte, quando mi ha invitata a cena con lui dopo il suo spettacolo a Roma ..

Dario Fo: Hai ordinato qualcosa?

N.S.: No, grazie!!

E non pensavo che fosse l’addio ...!

Grazie carissimo Dario, per il pane, per la pasta, e per la mozzarella ......Mi ricordero’ sempre di te.

*

Al funerale di Dario Fo a Milano ci sono stata .. Sì, è Dario, che nella sua vita ha sempre amato essere circondato dagli amici e dalle persone che avevano affetto e stima per lui. “Ogni volta che un amico veniva a trovarlo, lo faceva sedere e gli mostrava ciò a cui stava lavorando. Un libro, un quadro, un articolo. Lo rendeva partecipe del proprio lavoro, lo accoglieva”, affermavano la famiglia, i collaboratori, e la Compagnia Teatrale Fo Rame; e aggiungendo: “Ciascuno di noi, ora, per portare avanti la storia di Dario e Franca, può mettere in pratica la più grande lezione che ci hanno lasciato, quello che è stato il motore di tutta loro vita: porsi in prima fila a difesa dei più deboli e di chi non ha modo di farsi ascoltare, raccontando e condividendo con gli altri storie di difficoltà e vittorie”.

Ciascuno di noi può seguire il consiglio che Dario ha dato a Jacopo, che gli ha ripetuto fin da quando era piccolo: “Fai quel che vuoi, che campi di più”. Ma non fai quel che vuoi nel senso di “Se non hai voglia di seguire un impegno, fregatene!”. No, non in questo senso ! Fai quello che vuoi nel senso più alto: fai quello che desideri. Se hai un desiderio, seguilo a tutti i costi.

Dario e Franca nella loro straordinaria vita hanno fatto questo, sono andati avanti nonostante tutto, sono andati avanti senza mai piegare la testa!

Vi lasciamo con una frase scritta da Dario nel libro Dario e Dio:

“... l’idea di ritrovarmi, dopo, con Franca in un giardino, lei e io mutati in due begli alberi, il suo magari con le foglie dorate come erano i suoi capelli... sarebbe bellissimo. Se un qualcosa dovesse esserci dopo, vorrei che fosse così.”

Dicono che il suo dipinto costa tanto dopo la sua morte, costa cento milla euro, due cento milla euro, un milione...! Ma costi quel che costi, ora so benissimo che il "valore" costa sempre di più e tutto svanisce...!

Cala il sipario!

Nermin Shawky
Teaching Assistant, Journalist,
Faculty of Al- Alsun, Corriere Dello Spettacolo

[1Il libro di cui parla è In fuga dal senato, che secondo le parole di Dario Fo «contiene tutta la sua vita, non soltanto dentro il senato ma prima, quando ha capito che cosa è far politica, l’importanza di intervenire, di appoggiare i movimenti seri che danno la possibilità di trasformare il mondo, ed ha incontrato nel senato invece un falso mondo, un mondo ipocrito, un mondo fatto di trovate di bassa politica e di speranza che non esiste insomma... la finzione .. l’ipocrisia ha trovato».


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