Altritaliani

Morto Bárberi Squarotti: Il lettore di Pascoli.

martedì 11 aprile 2017 di Carmelina Sicari

Una fulminea notizia ci raggiunge, la morte avvenuta ieri di Giorgio Bárberi Squarotti, il lettore più autorevole ed appassionato della poesia di Giovanni Pascoli. Nato nel settembre del 1929 a Torino, presso la cui università ha insegnato Letteratura italiana dal 1967 al ’99, aveva studiato soprattutto i simboli della poesia pascoliana ed aveva individuato la struttura profonda del suo sogno poetico. La poesia del ’nido’, aveva detto il critico.

Ed in effetti i voli, i gridi che abitano la poesia pascoliana hanno precise reminiscenze freudiane, rimandano all’infanzia del poeta che aveva avuto distrutto il ’nido’. Dalla morte del padre.
In La cavalla storna e soprattutto in x Agosto, con il pianto delle stelle sul male del mondo e poi ancora in La quercia caduta con la capinera che piange sul nido che non trova più, è un susseguirsi di momenti di tenerezza infinita e di emozioni del cuore, il monello giocondo di cui parlerà poi Gozzano che puo’ ben dirsi discepolo di Pascoli.

La parola chiave è nido e li’ si ritrova e si unisce la particolare musicalità della poesia pascoliana con le onomatopee e le sinestesie.

Don ... Don ... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra ...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era ...
sentivo mia madre ... poi nulla ...
sul far della sera.

(da La mia sera)

Non si tratta, aveva ragione Barberi Squarotti, di vena georgica, virgiliana, bensi’ di qualcosa di profondo, personale a cui il poeta attinge. La vita vista dalla sua conclusione.

Crepuscolare è stato definito Pascoli ma impropriamente.

L’altro grande tema che il critico ha colto perfettamente è quello di Il Gelsomino notturno dove il linguaggio simbolico dei fiori che sbocciano a sera, del profumo che si spande per i versi, si eleva a simbolo erotico.

Barberi Squarotti vedeva Pascoli a conclusione della lunga tradizione lirica italiana, una linea che va da Petrarca a Leopardi e che continua nella musica e nel simbolo,una lezione messa in ombra dalla roboante poesia carducciana. Carducci si era definito il vate d’Italia come farà poi D’Annunzio.

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Giovanni Pascoli

Pascoli continua in una dimensione umbratile ma estremamente poetica la linea di Petrarca che aveva cantato il rosignolo che si’ soave piange e di Leopardi il cantore del passero solitario che va cantando alla campagna, il poeta della ginestra che allieta le rovine, l’unico fiore che riesce a crescere là dove c’è distruzione e morte. Il fiore appunto con accento simbolico della poesia.

Carmelina Sicari

Archivio ALTRITALIANI - Dossier Giovanni Pascoli
Cento anni fa, il 6 aprile 1912, moriva a Bologna Giovanni Pascoli. Ogni anniversario – e in modo particolare un centenario – rappresenta un’occasione per leggere, rileggere, approfondire. Tanto più quando la scadenza anniversaria riguarda un “classico” della letteratura, amato da molti, ma anche letto con fastidio da tanti altri, come poeta del pianto, del continuo lamento. Altritaliani dedica a Pascoli un mensile, con l’intento di riflettere sul significato della sua opera, e con lo scopo di riportare l’attenzione su tre aspetti di fondamentale importanza: la biografia del poeta, centrale anche per la comprensione della sua poesia (fra i tanti eventi che la compongono, spicca, com’è noto, l’assassinio del padre Ruggero); lo sperimentalismo linguistico, con la sua “rivoluzione” di suoni e di parole; il suo rapporto con l’antico, con un mondo classico osservato e raccontato attraverso una sensibilità moderna. Saranno infine la stessa poesia, le poesie di Pascoli, il filo conduttore di questo mensile.
Tutti gli articoli a questo link: http://www.altritaliani.net/spip.ph...


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