Altritaliani

Silvia Costa: un’Ambasciatrice tra Comunità Europea e diversità culturale

sabato 1 aprile 2017 di Lodovico Luciolli

L’europarlamentare italiana è stata recentemente nominata dal Parlamento europeo “Ambasciatrice dell’Erasmus” in occasione dei 30 anni di questo, e ha ricevuto a Parigi insieme al “Défenseur des Droits” (organo costituzionale indipendente della Repubblica francese), ex Ministro della Cultura e della Giustizia ed ex Deputato nazionale ed europeo Jacques Toubon il premio dell’“Association Française pour la Diversité Culturelle”. Un significativo riconoscimento ed un impegno importante che premia l’europeismo di Silvia Costa.

Tra coloro che come Federica Mogherini e Mario Draghi onorano l’Italia per la stima che hanno in Europa dev’essere ricordata la deputata europea Silvia Costa. Come Mogherini e Draghi, è stata nominata Presidente della Commissione Cultura e Istruzione del Parlamento Europeo per le precedenti competenze: nella legislazione precedente come membro della stessa Commissione e nei decenni precedenti come assessore all’Istruzione della Regione Lazio, Presidente dell’Accademia di Belle Arti a Roma e, Deputata a Montecitorio, come Sottosegretaria al Ministero dell’Università, Ricerca Scientifica e Tecnologica e precedentemente come membro della Commissione Scuola e Cultura. Ancora prima, Consigliere Comunale di Roma, è stata membro della Commissione omonima.

Ha lasciato quest’anno la Presidenza della Commissione Cultura del Parlamento Europeo a causa dell’avvicendamento previsto a metà legislatura ma proprio per gli oneri assunti nella carica ne è rimasta coordinatrice. Recentemente è stata nominata dal Parlamento europeo “Ambasciatrice dell’Erasmus” in occasione dei 30 anni di questo, e ha ricevuto a Parigi insieme al “Défenseur des Droits” (organo costituzionale indipendente della Repubblica francese), ex Ministro della Cultura e della Giustizia ed ex Deputato nazionale ed europeo Jacques Toubon il premio dell’ “Association Française pour la Diversité Culturelle”, costituita da varie case editrici, cinematografiche e televisive (“Arte” compresa) per l’applicazione della convenzione dell’UNESCO del 2005 e i successivi sviluppi contro i pregiudizi geografici, etnici e religiosi nel settore.

Il premio con questi condiviso la onora ulteriormente nella lotta alle discriminazioni culturali. Toubon fa parte infatti delle personalità più rispettate in Francia da tutti i movimenti politici non solo per essere stato a suo tempo tra i primi a favore dell’abolizione della pena di morte ma (oltreché per quanto ha fatto alla Giustizia) nel campo culturale per la riorganizzazione territoriale delle risorse al fine d’una maggiore diffusione di queste nelle periferie e province e, con la creazione dei “grandi” enti dei principali musei (“Grand Louvre”, ecc.), per il maggior coinvolgimento di questi nelle attività non limitate alla loro visita. In ogni circostanza egli ha comunque sempre sostenuto che non esiste e non si può mai imporre una cultura di Stato: questo è al servizio per promuovere quelle con cui il singolo cittadino si responsabilizza.

Toubon è stato spesso anche alle celebrazioni d’indipendenza degli Stati francofoni africani e, nel ricevere il premio, ha ribadito la difesa della francophonie (era stato autore d’una legge che vietava i termini stranieri, poi caduta in disuso) facendo intendere che questa battaglia continua proprio al fine di rendere più fluidi gli scambi di culture in contrasto con le tensioni presenti nei nostri giorni.

Allo stesso modo in cui Toubon aveva a suo tempo dato luogo a una maggiore interazione tra il suo Ministero della Cultura e quello degli Esteri nei rapporti culturali con gli altri Stati, Silvia Costa ricevendo il premio ha ricordato la necessità d’una maggiore interazione (in corso di realizzazione) della sua commissione con quella dei rapporti all’esterno della CE e quindi con Mogherini, nonché con la Commissione Industria ai fini economici.

Per quanto riguarda questi ultimi: all’esterno della CE: l’ “eccezione culturale” (che era stata difesa da Toubon nelle trattative del GATT del 1993) è stata garantita nell’accordo CETA con il Canada approvato quest’anno dal Parlamento europeo (più precisamente secondo il Comunicato: “è garantita per prodotti, servizi e audiovisivi per cui gli Stati Membri, l’Unione europea e il Canada potranno continuare a sostenere le industrie culturali e audiovisive e le istituzioni educative, con mutuo riconoscimento delle professioni”, inoltre: “l’accordo prevede importanti elementi di garanzia dei diritti umani, dei cittadini, dei lavoratori”); e all’interno della CE: saranno da prevedere, anche in vista dell’estensione dell’Erasmus all’apprendistato con il coinvolgimento delle industrie, come dichiarato dalla neo-Ambasciatrice che continua ad adoperarsi in commissione anche per: l’organizzazione del 2018 come anno della cultura.

Tra i temi: L’estensione delle traduzioni dei films nelle lingue degli altri Paesi della CE ai fini d’una maggiore e più rapida diffusione in questi; una normativa più efficace sulla restituzione dei beni culturali illegalmente esportati; la classificazione come “crimine contro l’umanità” dei monumenti distrutti dalle guerre e dai movimenti terroristici; e infine l’educazione dei profughi: nel contesto del rispetto della pluralità culturale che Toubon ha ricordato essere “una forza e non una debolezza” per tutti.

Lodovico Luciolli

Nella foto in alto: Jacques Toubon e Silvia Costa ricevono il premio dal Presidente dell’“Association Française pour la Diversité Culturelle” Pascal Rogard


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