Altritaliani
Fino al 4 giugno 2017

110 raffinatissimi disegni francesi da Poussin a Cézanne in mostra a Venezia

Capolavori dalla Collezione Prat con portfolio
martedì 28 marzo 2017 di Andrea Curcione

Presso il secondo piano del Museo Correr a Venezia, è possibile visitare, fino al prossimo 4 giugno, un’eccezionale mostra di 110 raffinatissimi disegni provenienti da una delle più importanti raccolte private francesi: la collezione di Louis-Antoine e Véronique Prat, due persone appassionate d’arte, che nel corso della loro vita hanno recuperato, acquistato e riunito insieme le opere di molti grandi maestri dal XVII al XIX secolo, da Poussin e Callot a Seurat e Cézanne. Un’attività che continuano ancora a svolgere con instancabile entusiasmo.

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La maggior parte di queste opere, talvolta bozzetti o modelli preparatori per quadri in seguito realizzati, sono già state presentate in occasione di numerose esposizioni monografiche ospitate nelle principali capitali in tutto il mondo. In occasione della presentazione al Louvre nel 1995 – una grande première per una raccolta privata – i collezionisti hanno donato al museo, con riserva di usufrutto, una dozzina di fogli, gran parte dei quali sono esposti anche in questa sede. Questa mostra della collezione Prat, si è potuta allestire grazie alla collaborazione con la Fondazione Bemberg di Tolosa, l’Alliance Française de Venise sotto la direzione di Pierre Rosenberg, già Direttore del Museo de Louvre, lo sponsor principale, la casa d’aste Christies e la Fondazione Musei Civici sotto la Presidenza della Dottoressa Maria Cristina Gribaudi e l’eccellente direzione della Dottoressa Gabriella Belli.

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Paul Cézanne, Grandi alberi, Collezione Prat Parigi

Nel palazzo che fu di Teodoro Correr (1750-1830), importante personalità con incarichi nell’amministrazione veneziana e appassionato collezionista, la Fondazione Musei Civici rinnova quindi la tradizione di ospitare i grandi capolavori su carta, come è avvenuto in più occasioni, l’ultima dei quali è stata “La poesia della luce” (2014/2015) con i suoi straordinari disegni veneziani dalle collezioni della National Gallery di Washington di cui avevamo parlato a questo link: http://www.altritaliani.net/spip.ph...

La mostra “Da Poussin a Cézanne” è strutturata in 8 sezioni.

La prima è dedicata a “I Francesi in Italia”. Nel corso del XVII secolo gli artisti d’oltralpe giungevano in Italia e traevano ispirazione per i loro lavori. Tra essi il più celebre resta Nicolas Poussin (1594-1665) il quale trascorse quasi tutta la sua carriera di pittore a Roma. Altri artisti in Italia furono Callot (1592-1635) che soggiornò per un periodo a Firenze alla corte dei Medici, o François Perrier (1590-1650) che per ben due volte si fermò a Roma per diversi anni. I fasti del passato, i paesaggi, le statue e i monumenti sono oggetto dei loro disegni.

Gli artisti italiani come Caravaggio (1571-1610) e Raffaello (1483-1520), ispirarono molti artisti francesi venuti in Italia. E al loro ritorno in patria si dedicarono a seguire i loro modelli. Artisti come Simon Vouet (1590-1649) o Eustache Le Sueur (1616-1655) o Laurent de La Hyre (1606-1656) non disdegnarono le commistioni con altre correnti artistiche, che andavano dal barocco al classicismo. Invece nelle province fuori Parigi si svilupparono diversi centri artistici caratterizzati da una maggiore libertà e una sorprendente originalità. Tra i pittori più inventivi si evidenzieranno Brébiette (1598-1650) originario di Orléans, o il lionese Thomas Blanchet (1614-1689). Ad Avignone Nicolas Mignard (1605-1668) e a Tolosa Antoine Rivalz (1667-1735) e Raymond Lafage (1656-1684). Ecco perchè la seconda sezione della mostra è intitolata quindi “Centro e periferia nel Secolo d’Oro”.

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Noël Coypel (Parigi, 1628-1707), “Figura femminile, distesa all’indietro su una nuvola (La Frode)”

E’pur vero che lo spirito classico sarà quello che prevarrà maggiormente durante il lungo regno di Luigi XIV. E Il “Classicismo” è l’argomento della terza sezione. La produzione artistica del periodo sarà prevalentemente incentrata a celebrare la gloria del sovrano, soprattutto dopo l’istituzione nel 1648 dell’“Académie royale de peinture et de sculpture” che indirizzava a poco a poco la creazione artistica in questa direzione. L’artista Charles Le Brun (1616-1690) primo pittore del re, sarà il rappresentante di questa corrente. Sue sono le principali decorazioni alla reggia di Versailles.

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Charles Le Brun (Parigi, 1619-1690), “Minerva sconfigge un’arpia”.

In seguito proseguiranno la sua opera Pierre Mignard (1612-1695), Antoine Coypel (1661-1722) e Charles de La Fosse (1636-1716), orientandosi più su un’esaltazione del colore rispetto al genere “rocaille” (dal quale deriva il termine “rococò”) che stava andando molto di moda.

Lasciata una certa maestosità influenzata da correnti più o meno prevalenti, ecco il ritorno a un’arte più distesa e anche più poetica. La quarta sezione è dedicata quindi a “Watteau e la rocaille”. Antoine Watteau (1684-1721) ne fu il principale esponente, con le sue raffigurazioni di feste galanti e le sue incessanti evocazioni dei progressi dell’amore. In seguito François Boucher (1703-1770) arricchirà il tutto con un’iconografia mitologica, nella quale celebrerà gli amori degli dei. Tuttavia oltre alle celebrazioni pagane vi sono ancora molte opere di iconografia cristiana, poiché la Chiesa commissionava ancora agli artisti raffigurazioni a carattere religioso. Ecco allora artisti come Jean Restout (1692-1768) o Pierre-Charles Trémolières (1703-1739) mentre in provincia, come ad esempio in Linguadoca, altri centri artistici si distingueranno per la loro originalità.

La quinta sezione è intitolata “Dopo il 1740”. Durante il regno di Luigi XV (1710-1774) si assisterà al sorgere dell’arte neoclassica, frutto delle influenze degli scritti di Johan Joachim Winckelmann (1717-1768) e di Anne-Claude-Philippe de Tubières, conte di Caylus (1692-1765), con la riscoperta dell’arte antica romana e greca. In Italia sono gli anni degli scavi di Pompei ed Ercolano. Abbandonato il genere “rococò” dedicato ad un pubblico più aristocratico, la borghesia imprenditoriale ricercherà soggetti che abbiano un’impronta più realistica e a un gusto alla pittura più nordica. Il riferimento è a maestri come Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) seguito da disegnatori come Jean-Baptiste Greuze (1725-1805) e Claude Hoin (1750-1817). Il viaggio in Italia ritornerà ad essere un privilegio per molti giovani artisti francesi per seguire il gusto del vero.

A dare una nuova impronta al neoclassicismo, al quale è dedicata la sesta sezione, sarà Jacques-Louis David (1748-1825). Colui che in seguito celebrerà le glorie di Napoleone Bonaparte sarà il rappresentante ufficiale di quell’ “exemplum virtutis” (esempio di coraggio fisico e morale) ereditato dagli antichi. Attraverso la riscoperta degli scritti di Plutarco e di Tacito, si rinnoverà nei disegni, nei tratti di giovani artisti dell’epoca, questo riferimento al gusto dei classici e alle loro leggende.

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Jacques-Louis David, “Ritratto di François-Eugène David e di sua moglie Anne-Thérèse”

David in questo genere avrà pochi rivali, come ad esempio Jean-François-Pierre Peyron (1744-1814), prosecutore della linea attica, o François-André Vincent (1746-1816), artista di eccelsa abilità. In seguito vi furono disegnatori dai tratti personali come Louis-Léopold Boilly (1761-1845), che ritrasse la borghesia del tempo, o Pierre Paul Prud’hon (1758-1823) che si ispirò all’italiano Correggio (1489-1543).

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Pierre-Paul Prud’hon, “Psiche rapita da Zefiro”.

La settima sezione è dedicata ai Romantici, paesaggisti, disegnatori, letterati. Allievi di David si evidenziarono Anne-Louis Girodet (1767-1824) e Antoine-Jean Gros (1771-1835). Quest’ultimo visse laceranti pulsioni tra la parte neoclassica e l’impulso romantico. Come Théodore Géricault (1791-1824) che raffigurava eroi popolari e spesso colpevoli, già condannati, con un destino segnato. Altro artista, Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867), privilegiò invece un classicismo rispettoso delle forme. Fece del ritrattismo la sua forma d’arte più alta, con i suoi oltre cinquecento ritratti a matita, dove dimostrò di essere il degno erede di François Clouet (1510-1572) e di Holbein il Giovane (1497-1543).

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Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867), “Ritratto di Pierre Baillot”.

Con Eugène Delacroix (1798-1863) invece, considerato un “classico puro”, ecco affermarsi lo slancio romantico con la forza di un’immaginazione in perenne rinnovamento, che Charles Baudelaire celebrò in lui come “la regina delle facoltà”.

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Eugène Delacroix (Charenton-Saint-Maurice 1798 – 1863 Parigi). “L’innamorata al piano”.

Anche Baudelaire (1821-1867) fece alcuni disegni, pochi, rarissimi per il mondo del collezionismo. Il rapporto tra scrittura e disegno è rappresentata in questa sezione dai tratti di Honoré Daumier (1808-1879) e Rodolphe Bresdin (1822-1865), cosi come quelle di scrittori-disegnatori prolifici come Victor Hugo (1802-1885), dai toni cupi, o i pochi fogli di Baudelaire. I paesaggisti invece sono rappresentati dai disegni di Jean-Baptiste Camille Corot (1796-1875), Jean-François Millet (1814-1875) e Henri Rousseau (1844-1910), mentre a ritrarre pose per sculture ci pensò Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875).

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Auguste Rodin (Parigi 1840 – 1917 Meudon), “Medea”.

L’ultima sezione della mostra è dedicata alla Modernità. Una modernità grafica, che anticiperà le conquiste plastiche del XX secolo, non è da ricercarsi in artisti come Claude Monet (1840-1926), Alfred Sisley (1839-1899) o Camille Pissarro (1830-1903) autori senza troppa fantasia, ma nei disegni di Édouard Manet (1832-1883) o di Edgar Degas (1834-1917), che si ispirarono ai grandi maestri italiani del Rinascimento. L’immaginazione ha un ruolo principale e fondamentale, che tende all’onirico e allo spettacolare, come nei soggetti di Odilon Redon (1840-1916) o in Auguste Rodin (1840-1917). Con Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901), Georges Seurat (1859-1891) e Paul Cézanne (1839-1906), si arriverà a perfezionare la maestria tecnica, dove anche le sensazioni sembreranno a lungo meditate, spinte dalla ricerca di un’armonia formale e da un senso di naturalezza ricche di una potenza incomparabile.

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Georges Seurat, “Donna appoggiata a un parapetto della Senna”, Parigi Collezione Prat

Questa mostra, molto accurata nelle schede che accompagnano ogni disegno con la descrizione dell’opera e dell’autore, ci presenta artisti delle varie epoche, di chiara fama o poco conosciuti al largo pubblico, in un viaggio appassionante nella storia dell’arte e del collezionismo. Perché, come ha spiegato Louise- Antoine Prat non si deve immaginare il collezionista come colui che tiene per sé le opere raccolte, ma “si possiede solo ciò che si condivide con gli altri”. Ed è grazie alla passione di Louis-Antoine e Véronique Prat che possiamo ammirare ancora oggi questi splendidi capolavori ritrovati.

Andrea Curcione

DA POUSSIN A CÉZANNE
Capolavori del disegno francese dalla collezione Prat

Venezia, Museo Correr
Piazza San Marco

Apertura al pubblico
18 marzo – 4 giugno 2017

Informazioni
www.correr.visitmuve.it

Sempre al Museo Correr, vi consigliamo di visitare Le Stanze e collezioni dell’Imperatrice SISSI riaperte nel 2012
Per saperne di +:
Sissi a Venezia. Il restauro degli appartamenti imperiali austriaci. Con portfolio.


Portfolio

Charles Le Brun (Parigi, 1619-1690), “Allegoria della Germania” François-André-Vincent, Borea rapisce Orizia Louis-Léopold Boilly (1761-1845), “Ritratto di sedici uomini”. Jean-Baptiste Carpeaux (Valencienne 1827 – 1875 Courbevoie), “Ugolino” Eugène Delacroix (Charenton-Saint-Maurice 1798 – 1863 Parigi), “Cavallo (...) Anne-Louis Girodet de Roussy-Trioson, “Arabo visto di spalle, rivolto a (...)
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