Altritaliani

Sciascia e Parigi. Lo scrittore nella città, a cura di Giorgio Longo.

sabato 18 febbraio 2017 di Gaetanina Sicari Ruffo

Il volume pubblicato di recente da Passim Editore (2016) raccoglie gli Atti della Giornata di Studi “Sciascia e Parigi” tenutasi il 9 novembre 2009 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, firmati da amici ed estimatori. Un testo ricercato, gradevole e propositivo nel suo genere che chiarisce in modo ragionato ed attento i rapporti privilegiati che legarono lo scrittore siciliano Sciascia alla città di Parigi in cui si recava spesso e di cui era innamorato.

Leonardo Sciascia è lo scrittore dalla “coscienza propositiva e lucida” che ha cercato di penetrare il male di vivere della sua Sicilia, e quindi dell’Italia tutta, per svelarne il potere nascosto della politica e del suo ambiguo giogo di falsità e corruttela. Come tale è lo scrittore della modernità più in auge, perché sulla pista giusta per accostarsi all’attualità e denunziare i guasti del sistema che mina le basi stesse della coesistenza pacifica.

Il convegno, organizzato per approfondirne i temi e soprattutto per studiare l’ascendente che ebbe su di lui la frequentazione di Parigi, guarda ai contatti con altri studiosi, amici ed estimatori e il prediletto pubblico francese, fissa una storia editoriale di Sciascia in Francia.

Per lui Parigi era la patria ideale, immaginata già prima del soggiorno, sulla scorta dei grandi illuministi che sempre predilesse ed apprezzò, Danton, Pascal, Voltaire e soprattutto Stendhal. Sognava, fin da quando aveva letto I Miserabili di Victor Hugo, di potervisi stabilire e di trascorrervi un lungo periodo, perchè quella città rappresentava una finestra aperta sul mondo, una sorta di cassa di risonanza delle voci degli autori che vi sostavano, una città che, per approssimazioni sempre più rispondenti, era divenuta “il teatro della memoria” dell’autore stesso, lo schermo prescelto su cui proiettare la sua vita ricostruita dall’infanzia fino all’età matura.

«Il fatto è che, per chi la ama, il rapporto con questa città (Parigi) è un rapporto di memoria. Di memoria trasmessa, di memoria riflessa; ma di memoria. Come se vi avessimo trascorso un tempo della nostra vita simile o parallelo all’adolescenza, alla giovinezza: per cui nella città reale, nei soggiorni reali, è un continuo riconoscimento, una continua verifica, delle cose già viste, già vissute, già amate nella città ideale, negli ideali soggiorni.»

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Leonardo Sciascia a Parigi, davanti alla statua di Voltaire (Foto Ferdinando Scianna)

Si pensi al Candido, l’opera autobiografica, di sapore volterriano, attraverso cui ricostruìre fantasticamente la vita, rinnovandola, dopo il ’43.

La sua prima visita in città fu nel ’67, invitato da Maurice Nadeau che lo pubblicò nella collana “Les Lettres Nouvelles”. Ma era già abbastanza noto. Aveva scritto oltre Le Parrocchie di Regalpetra, La morte dell’Inquisitore, Il Consiglio d’Egitto, Il giorno della civetta.
Non vi veniva come turista, ma da uomo di cultura, desideroso di mettere a fuoco le sue conoscenze per temprarle e rinvigorirle in un territorio vastissimo, costruito con le idee di secoli di letteratura della città dedalo, città labirintica, divenuta tempio di sapere universale, sede privilegiata per cui le parole pronunziate sarebbero divenute pietre di confronto autorevole e rimaste indelebili.
Cercava nella capitale francese una propria identità di cui non più dubitare. E la trovò nel corso degli anni, sempre puntuale all’appuntamento che aveva fissato con lei. Rimase per più di mezzo secolo un eterno adolescente innamorato della sua forma e della sua storia, mai deluso nelle aspettative. Gli piaceva respirare quella particolare aria che ti faceva sentire cittadino del mondo e sempre in festa : “Parigi è sempre imbandierata e abbellita da allegri stendardi” . Essa incarnava per lui un suo sogno di libertà e di rinnovamento ed i suoi libri furono alla ricerca di quella verità che non temeva di affrontare, ma che sempre gli sfuggiva beffarda, nel mentre pensava di averla saldamente afferrata.

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Leonardo Sciascia a Parigi nel 1981. - Foto Fernando Scianna, Magnum/Contrasto

Gli anni Settanta ed Ottanta videro il suo successo in terra francese. Fu ricercato, contattato dai suoi traduttori ed apprezzato per le sue tesi ardite, incoraggiato ed amato più che mai. Fu una passione “pura e totale” che lo coinvolse con punte di curiosità inimmaginabili, come quando scese dal bus, poco dopo il suo arrivo, per comprare una carta della Sicilia che aveva visto esposta e che gli rammentava che era proprio lui il destinatario di quello speciale messaggio. Si sentiva un privilegiato. Si parla nel libro di un universo di segni che intrecciò in vario modo, prima di codificare la lezione che poi ebbe modo d’interpretare e che fu grandissima.

Sciascia continuava una tradizione che era cominciata per l’isola a metà del Seicento e per tutto il Settecento. Sceglieva di visitare Parigi, e di soggiornarvi non solo per diporto, ma per cercare forti emozioni culturali e letterarie. Quella via era la stessa che aveva determinato viceversa il Grand Tour in Italia dei grandi viaggiatori stranieri verso la Sicilia ed aveva aperto la strada, attraverso il naturalismo al verismo di Capuana e di Verga, allo sperimentalismo di Pirandello e alla grande arte di altri narratori in gara tutti di creazioni suggestive.
E la città francese lo ricorda con rimpianto e lo ringrazia della sua fede mai nascosta che l’ha inorgoglita ed esaltata.

Gaetanina Sicari Ruffo

SCIASCIA E PARIGI. Lo scrittore nella città.
A cura di Giorgio Longo, Passim editore.
Con testi di Vincenzo Consolo, Claude Ambroise, Massimo Onofri, Mario Fusco, Denis Ferraris, Giorgio Longo, Rosario Castelli, Lise Bossi, Nicolò Mineo.
E una conversazione inedita con Vincenzo Consolo.
ISBN 978-8894100235
Pagine 136
€ 16.00 - disponibile su Amazon


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