Altritaliani

Dopo la sentenza sull’Italicum : Ora al voto subito.

giovedì 26 gennaio 2017 di Nicola Guarino

La Consulta ha modificato profondamente l’Italicum, liberando una riforma elettorale che già puo’ avere una sua applicabilità. A questo punto, per il bene del Paese, occorre andare al voto subito senza giochetti e tatticismi che favorirebbero solo i populisti (Grillo e Lega).

La Consulta si è espressa sull’Italicum, con una sentenza che ha il vantaggio, auspicato da molti, in primis dal Capo dello Stato, di essere immediatamente applicativa, disegnando e modellando la legge elettorale, in modo da non renderla incompatibile con il sistema di elezione del Senato.
Insomma, se il parlamento vuole, si puo’ andare al voto subito in primavera, al più tardi per Giugno.

Sia chiaro anche se buona parte dell’Italicum esce indenne dalla sentenza della Consulta (è bene ricordare che fu il governo a chiedere che la riforma elettorale fosse sottoposta, prima della sua applicazione, al vaglio della Corte), sostanzialmente questa sentenza ha ammazzato lo spirito di quella legge elettorale, che aveva l’aspirazione a garantire la governabilità e la stabilità del Paese, autentico e storico tallone d’Achille della nostra politica.

La Corte infatti, ha dichiarato incostituzionale il ballottaggio tra le prime due forze politiche, in caso di mancato raggiungimento del 40% dei consensi di quello che risultasse il partito o la lista più votata.

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La Corte Costituzionale

Quella manipolata dalla Consulta è una legge dalla forte propensione al proporzionale, riproponendo cosi uno schema di elezione e di rappresentanza che altro non è che quello che ha caratterizzato i primi 50 anni della nostra storia del dopo guerra (la vecchia, cara e vituperata prima repubblica), che garantiva un’estesa rappresentanza parlamentare anche di forze politiche molto piccole, ma che al contempo offriva al Paese dei governi cronicamente precari. Non è retorico dire che: alla rivoluzione renziana ha fatto seguito (tra il No alla riforma costituzionale e il ritorno al proporzionale) una sostanziale restaurazione dell’ancien régime.

Renzi e buona parte del PD non vedono l’ora di tornare al voto, cosi come i populisti di Grillo e quelli di Salvini. Queste tre consistenti forze oggi invocano il voto subito e già Grillo punta al superamento del 40% annunciando che il M5S non farà, contrariamente a quanto fatto in Europa, alleanza con nessuno.

Quando nacque Altritaliani, eravamo nel pieno del berlusconismo, da noi vissuto come un’inquietante anomalia, e come italiani all’estero auspicavamo che l’Italia potesse diventare un paese “normale” capace di avere istituzioni che funzionassero, governi che governassero e una crescita del senso civico dei nostri connazionali, che all’estero appaiono troppo spesso e purtroppo come furbi, come dei recordmen nell’evasione fiscale, negli abusivismi edilizi, un popolo poco propenso al rispetto del territorio e dello stesso patrimonio culturale.
In realtà, possiamo dire che il berlusconismo è finito (dopo ben 20 anni), ma il nostro auspicio di avere un paese normale sembra ancora lontano dal divenire realtà. Forse non è, in questo senso casuale, che gli italiani all’estero abbiano votato massicciamente per il Si alla riforma costituzionale, mentre gli italiani in patria, esattamente all’opposto, hanno votato NO.

Né ci conforta la circostanza che se l’Italia non è diventato un paese “normale” altri hanno incominciato a dare segni di anomalia. Che dire degli USA, dove da qualche giorno lo sconcertante Donald Trump è presidente o della Gran Bretagna che, a dispetto di tutte le più razionali analisi geopolitiche, dopo la Brexit si accinge ora a lasciare definitivamente il progetto europeo. In postilla diremo che suscitano tremori le prossime elezioni tedesche e francesi dove il rischio di una vittoria dei populisti è più che un’ipotesi.

Tornando a noi e agli effetti della sentenza della Consulta, resta da dire che, a questo punto, davvero non si capisce a cosa servirebbe prolungare la pur dignitosissima esperienza del governo Gentiloni. Si vada al voto subito. Si vada senza esitazioni al voto. In una battaglia chiara che contrapponga la pretesa antipolitica dei populisti alla politica, sia pure rappresentata solo dal PD e da una destra (Forza Italia) che ancora incredibilmente esita tra il suo rinnovamento e la candidatura (eterna) di un Berlusconi ormai in evidente declino politico e fisico.

Per chi è democratico (e non solo di partito) è forte il timore che col voto possa prevalere Grillo, che gode ancora (a loro giudizio) della cecità di molti italiani i quali sembrano continuare a fidarsi (contro ogni logica) di uno che cambia idea ogni giorno, che in Europa, con disprezzo della stessa dignità dei propri europarlamentari, è stato capace in 24 ore di trasferire il suo partito prima con gli europeisti liberali per poi riportarli precipitosamente dagli antieuropeisti dell’Ukip di Farage. Con una leggerezza che ad un popolo appena più avvertito non potrebbe che suscitare inquietudine e dissenso. I sondaggi sembrano rilevare che molti italiani si fidano di uno che dice “che deve decidere il popolo”, mentre poi vieta ai suoi parlamentari di parlare liberamente espellendo o sospendendo (Pizzarotti) o assolvendo a priori (Raggi) senza consultare alcun organismo democratico. Un partito azienda quello di M5S che non è poi tanto difforme nella sue modalità da quello che fu il partito azienda di Berlusconi. Eppure, una gran massa di italiani, come lo fu per il cavaliere al suo tempo, sembra pronta ora a seguire il comico.

Si dirà è la democrazia. Ma era democrazia anche quella che porto’ al potere in Italia Mussolini e in Germania Hitler, ed in tempi recenti Trump negli Stati Uniti, e Putin in Russia ed Erdogan in Turchia.

Io non credo che basti usare la parola magica democrazia per poter accettare cose cosi terribili. La democrazia è una gran bella cosa ma richiede partiti che siano degni e tali; cittadini che siano informati e che abbiano senso civico e quel minimo di cultura che gli consenta di votare con scienza e coscienza.

La democrazia richiede percio’ un’informazione pubblica che sia di qualità ed equilibrata. Che lasci perdere la TV spettacolo e lo scandalismo politico alle reti commerciali, occupandosi di garantire un’informazione “matura” che aiuti i cittadini ad essere consapevoli e coscienti. Viceversa la TV in generale, ma è triste dirlo anche quella pubblica, volgarizza l’informazione a favore del sensazionalismo e quindi del populismo che vive di sensi e non di riflessioni, che punta sull’indignazione più che sulla ragione, sulla generalizzazione (politica = ladri) lavorando sulle frustrazioni dei cittadini, senza proporre nulla di positivo e costruttivo.

L’informazione deve essere giusta e non giustizialista. Un’informazione come quella di questi anni (Ballaro’, Agora, Carta Bianca, per limitarci alla TV pubblica) è stata prettamente populista. Impregnata di quella sottocultura effimera fatta di denuncia e mai di proposta, che preannuncia catastrofi perenni e che sembra più affine ad un religioso senso di setta che al razionale sviluppo politico di una società che vive le contraddizioni della globalizzazione. In tal modo si è acconsentito ai grillini ed ai loro feticci (Travaglio) di partecipare o meno, a secondo delle loro convenienze, ai talk show politici, di evitare i contraddittori scomodi, garantendogli interviste senza possibilità di controbattere. Un diritto garantito solo a loro, tutto un lavoro che mira (incoscientemente o coscientemente) a portare i populisti, o meglio Grillo e la società di Casaleggio, al potere.

E’ chiaro, il rischio di questo voto dove appare evidente, che i due favoriti sono il PD (se resta a guida Renzi) e M5S. Del resto non si capirebbe come Forza Italia possa allearsi oggi con la Lega senza esserne fagocitata.
Tuttavia, questo è un rischio che va assunto. Ogni ulteriore giorno di governo, a prescindere dalla qualità dei provvedimenti che sarebbero assunti, giocherebbe a favore di Grillo. Come, malgrado le riforme, i miglioramenti reali e non percepiti raggiunti e certificati dall’ISTAT e dall’Europa non sono serviti a favorire il governo Renzi in occasione della riforma costituzionale.

Referendum che tuttavia ha assegnato con i Si, una consistente forza al PD che resta ancora nei sondaggi il primo partito. Se si vuole cercare di evitare la sciagura di avere la Casaleggio associati e Grillo (i grillini contano poco o nulla) al potere, andare al voto diventa ormai un obbligo.

Nicola Guarino


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