Altritaliani
L’italiano che cambia

Dall’oralità alla scrittura dell’e-taliano: quanto è vero il nostro italiano?

venerdì 20 gennaio 2017 di Daniela Cundrò

Come le nuove tecnologie hanno cambiato la lingua italiana. Con il suo ultimo libro “Un italiano vero. La lingua in cui viviamo”, il linguista Giuseppe Antonelli ci invita a riflettere sulla nascita dell’e-taliano, una lingua non sempre perfetta ma vera, e sulla rivoluzione della lingua scritta che si sta attuando per via dei computer, cellulari e delle comunicazioni social. Un libro prezioso per tutti: per quelli che “digito ergo sum”, ma anche per quelli che quando sentono “chiocciola” pensano ancora alle lumache.

Qualche mese fa, guardando il mio profilo di Facebook, mi sono resa conto di quanto somigliasse ai diari che, da piccola, avevo l’abitudine di scrivere, quasi quotidianamente. Diari che, ancora oggi, custodisco gelosamente dentro una scatola di cartone con l’etichetta “vecchi ricordi”. Quel giorno pensai che Facebook avrebbe fatto bene a creare un servizio di stampa (a pagamento) di diari “social”, raggruppando tematiche, eventi o semplicemente seguendo dei criteri temporali (“il mio 2015”, “la mia estate più bella” ecc).

Puntuale come ogni innovazione tecnologica che risponda a precisi bisogni umani - in questo caso di natura emotiva e legati alla necessità di non perdere la nostra memoria storica così fortemente a rischio nell’ambiente digitale -, a dicembre 2016 Facebook ha lanciato in Italia il “My social book”, proponendo proprio la possibilità di raccogliere “la storia della tua vita in un bellissimo libro” (come si legge nella relativa fan page), dietro pagamento di una quota.

Questi libri risultano simili, almeno nei contenuti, ai diari che conservo, ovviamente in versione più sofisticata e, senza dubbio, più “social”. A parte la mia soddisfazione personale nell’aver “predetto” un’evoluzione nel sistema della comunicazione social (la mia laurea in “Scienze della Comunicazione” sarà pur servita a qualcosa!), questa necessità di ritorno al cartaceo mi ha fatto riflettere molto. E la mia riflessione ha trovato, in parte, una spiegazione in un piacevole libro che ho letto durante le mie ultime vacanze natalizie, dal titolo “Un italiano vero. La lingua in cui viviamo”, scritto dal linguista Giuseppe Antonelli e pubblicato da Rizzoli nel mese di settembre 2016.

Nel suo testo, che spazia da pillole di storia a tratti di viva contemporaneità relativi alla nostra bella lingua, Antonelli focalizza l’attenzione sul ritorno alla “scrittura”, regina assoluta della comunicazione contemporanea e supporto principale delle comunicazioni social di questi ultimi tempi. Scrittura e, dunque, necessità di un contenitore, che può spaziare dai vari format delle applicazioni dei social network all’ultima evoluzione di Facebook che riporta, appunto, la scrittura sul cartaceo.
«Prima si scriveva poco. Chi non doveva scrivere per lavoro scriveva solo qualche cartolina quando era in vacanza. Per il resto c’era il telefono. “Il telefono, la tua voce” diceva un fortunato slogan di quando eravamo ragazzi. Appunto: la tua voce, perché al telefono si poteva solo parlare. Oggi, invece, con il telefono facciamo tutto e, continuamente, scriviamo» sottolinea Antonelli nel suo testo. Se ci pensiamo, il passaggio dall’oralità alla scrittura nelle comunicazioni social, nel tempo, ha anche condizionato le promozioni che alcune compagnie telefoniche offrivano agli utenti. Una per tutte la famosa “Christmas Card”, che i primi anni in cui fu lanciata prevedeva un mix equilibrato di chiamate voce e messaggi mentre, nelle edizioni più recenti, si focalizzava sulla scrittura, offrendo la possibilità di inviare fino a 100 messaggi al giorno.

Nel suo libro, Antonelli ci illustra in maniera chiara e, a tratti, divertente come la lingua italiana sia cambiata a seguito di questo importante ritorno a un uso continuativo della scrittura. Ci spiega come, scrivendo su Whatsapp, il nostro stile sia cambiato e quali siano le caratteristiche del passaggio epocale a quello che l’autore definisce e-taliano. Uno stile nuovo, veloce, che si sdogana volentieri dai formalismi.
«Scriviamo dovunque per raggiungere chiunque e comunicare comunque. Scriviamo in condizioni molto diverse da quelle tradizionali - evidenzia Antonelli -. Ma scrivendo così spesso si corre il rischio che vengano meno le condizioni che per secoli hanno caratterizzato la scrittura.»

Dall’italiano dell’uso medio, la cui nascita fu sancita da Francesco Sabatini nel 1985, si è passati a un italiano dell’uso immediato, fatto di sigle, parole inglesi, punteggiatura ed emoji, dialettismi ed espressioni alla moda. Un processo che Antonelli definisce “inevitabilmente provvisorio” e che, personalmente, mi auguro lo sia davvero perché temo che l’utilizzo di un registro basso e informale nella scrittura rischi di diventare una consuetudine per molti.

Un’ultima nota sul libro: un’interessantissima sezione finale in cui il lettore interessato può mettere alla prova “quanto sia vero” il proprio italiano. Una piccola sfida per chi, come me, ha vissuto in pieno i cambiamenti della lingua italiana degli ultimi 30 anni e deve lottare con la quotidiana tentazione di sostituire nei post di Facebook il congiuntivo con l’indicativo con la speranza di poter essere compreso da tutti e di non apparire troppo formale.

Daniela Cundrò
Da Siena

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Un italiano vero. La lingua in cui viviamo.
di Giuseppe Antonelli
Rizzoli
Collana: LA SCALA
Prezzo: 18.00 €
Pagine: 266
A disposizione anche una versione e-book

L’italiano perfetto non esiste, e non è mai esistito. L’italiano continua a cambiare: cambia il nostro modo di usarlo, perché cambia il mondo in cui lo usiamo. In pochi anni si è passati dall’epistola all’e-pistola: e-mail, chat, messaggini, social network. E così – per la prima volta nella sua storia – l’italiano si ritrova a essere non solo parlato, ma anche scritto quotidianamente dalla maggioranza degli italiani.Giuseppe Antonelli racconta la storia di ognuno di noi: noi che scrivevamo le lettere e oggi scriviamo su Whatsapp. Ci accompagna tra sigle e parole inglesi, tra punteggiatura ed emoji, tra dialettismi ed espressioni alla moda. Con un tono agile e godibile, ci spiega come si stanno modificando alcuni aspetti della grammatica. Ricostruisce il passaggio epocale dall’italiano all’e-taliano: dai cyberpioneri al salto con l’hashtag, passando per le leggende metropolitane sugli effetti del computer e sulla lingua degli sms.

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Giuseppe Antonelli è nato ad Arezzo nel 1970. Insegna Linguistica italiana all’Università di Cassino, collabora all’inserto La lettura del “Corriere della Sera”, conduce su Radio Tre la trasmissione settimanale La lingua batte. Dal 2015 racconta storie di parole nel programma televisivo Il Kilimangiaro, in onda la domenica su Rai Tre.Tra i suoi ultimi lavori: Comunque anche Leopardi diceva le parolacce. L’italiano come non ve l’hanno mai raccontato (Mondadori, 2014); la curatela, con Matteo Motolese e Lorenzo Tomasin, della Storia dell’italiano scritto (Carocci, 2014) e, con Emiliano Picchiorri, L’italiano, gli italiani (Einaudi Scuola, 2016).

Daniela Cundrò, nata in Sicilia, vive a Siena dal 1999, dove si è laureata in “Scienze della Comunicazione”. Giornalista, ha frequentato la “London School of Journalism”. Dopo un’esperienza di “Italian Language Assistant” presso lo “Scripps College” di Claremont (California), a Siena ha conseguito la certificazione Ditals II per l’insegnamento della lingua italiana agli stranieri. Ora lavora come assistente degli studenti internazionali dell’Università di Siena ed è direttrice della newsletter “EDIC Siena” del Centro Europe Direct Siena. Ha ideato e creato “Italian Language in the Media”, approccio per l’insegnamento della lingua italiana a stranieri e italiani tramite tecniche giornalistiche (www.italianlanguageinthemedia.it).

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Approfondimento:

Sullo stato di salute dell’italiano e sulle direzioni in cui la nostra lingua si sta evolvendo, un’intervista di letteratura.Rai.it al linguista Giuseppe Antonelli, di cui è appena uscito il volume Un Italiano vero, La lingua in cui viviamo, Rizzoli.

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