Altritaliani

Quando cade la neve al Sud

sabato 7 gennaio 2017 di Armando Lostaglio

Quando cade la prima neve sul monte Vulture, se tocca Ciaulina, presto arriverà anche nel mio paese di Rionero in Basilicata. E con essa il pericolo dei lupi. “Ha fatto la neve a Ciaulina?” chiedeva per telefono ai suoi parenti lo scrittore Beniamino Placido, assente dalla sua Rionero, di cui serbava il ricordo indelebile oltre che l’accento. Lo scrittore rammentava i racconti del focolare, le nevicate abbondanti di un tempo con le gallerie di ghiaccio scavate sulle strade stracolme. Ah, la nevicata del ’56!!! Il senso dei lucani per la neve è pure quella casetta sulla collina di Ciaulina, ai piedi della montagna più alta, un tempo rifugio di briganti e mandriani. Case piccole di un tempo laddove Borges ci ricorda che “Ogni dimora è un candelabro dove ardono in appartata fiamma le vite."

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La neve a Matera, Basilicata

Il senso dei Lucani per la neve rimane una costante, in ogni tempo, per ogni generazione, ad ogni latitudine. Quel senso è mutuato dal titolo di un film danese di alcuni anni fa, un thriller di Bille August del ’97, che ci ha spesso ricondotti in una dimensione altra.
E in questi giorni, l’intera regione, e tutte quelle del Sud, Campania, Puglia, Molise, Calabria, Sicilia, sono investite dai venti gelidi e nevosi venuti dalla Siberia. Lo scenario è identico, ovunque bianco, candore e disagi.

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I trulli di Alberobello in Puglia

“Ma voi non conoscete i rigori dell’inverno? Questo che state vivendo in questi giorni è solo un breve assaggio di quello ben più lungo che si vive in Ucraina…” Lo sussurra con nostalgia Ludmilla, da diversi anni in queste comunità per aiutare anziani, con un nome e le sembianze di una canzone di Paolo Conte. Il “generale inverno” si sente eccome. Ma recita una antica nenia: “Sotto la neve c’è il pane”.

La neve copiosa ci fa convenire ad un tempo che arriva da lontano, come i Re Magi d’oriente, un tempo che odora di nostalgie mai del tutto attenuate, col senso di una vita che, specie a Natale, apre spiragli interiori, quelli che un anno intero si lascia sfuggire. E c’è una ballata irlandese (l’ha invocata di recente il cardinal Ravasi) che ci rammenta del tempo, quello che scompare per colpe ignote, e che non sappiamo traguardare:

Trova il tempo per riflettere, perché è fonte di energia. / Trova il tempo per il gioco: è il fiorire della giovinezza. / Trova il tempo per i libri, fondamenta del sapere. / Trova il tempo di essere amabile: è una via della felicità. / Trova il tempo per sognare: salirai verso le stelle. / Trova il tempo per amare e godrai la gioia della vita. / Trova il tempo per pregare: è la musica dell’anima.

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Messina innevata

Forse è proprio la preghiera che manca, non quella che viene recitata talvolta come una cantilena, ma quella che fa riscoprire il senso della neve che uniforma il paesaggio, che fa sentire caldo il fumo del camino, e che un racconto vale più di ore elettriche davanti alla tivù. Forse davvero non c’è più tempo di sognare? “Il sogno è l’infinita ombra del vero” fa eco Giovanni Pascoli.

E pure ci coglie l’eco cantato da Sting: “Cercheremo di non disturbare la neve con le nostre impronte”.

Armando Lostaglio


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