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Poteva andare peggio, poteva piovere

Costi dei parlamentari: Ecco la differenza tra populismo e politica.

lunedì 24 ottobre 2016 di Veleno

Certamente tagliare le indennità o lo stipendio ai parlamentari è una cosa che sarebbe apprezzata dagli italiani, che non hanno una grande considerazione (spesso a ragione) dei nostri senatori e deputati. Ma la proposta di M5S, di tagli indiscriminati per tutti, che sui social raccoglie ampi successi, appare francamente ancora una volta inefficace e populista. Il PD si dichiara favorevole, ma chiede: Perché non effettuare questi tagli sulla base del lavoro e delle presenze, piuttosto che in modo lineare a tutti?

Faccio un esempio: i parlamentari di destra, che sono i più riottosi verso questi tagli, sono i più assenteisti (c’è ne sono che hanno il 99% di assenze, in pratica in aula non vanno mai). Perché debbono avere lo stesso taglio di quei parlamentari che svolgono con serietà e continuità il loro lavoro in aula e nelle commissioni ogni giorno? Confesso che non mi sembra giusto e a volerla dire tutta mi pare anche una proposta un po’ demagogica.

Ed ancora, i parlamentari Cinque stelle chiedono di rendicontare le spese soggette a rimborso (una cosa sacrosanta e che andrebbe fatta da tutti), ma va anche detto che come gli italiani sanno bene, non c’è nulla di più facile nel nostro paese che costruirsi pezze d’appoggio false e compiacenti (ci sono imprese che con questo sistema hanno costruito la propria fortuna), quindi la cosa non è cosi semplice.

Il governo sta facendo tagli veri, va dato atto. Intanto, è stato abolito di fatto il finanziamento pubblico dei partiti, in secondo luogo sono stati aboliti per gli attuali parlamentari e per i futuri i vitalizi (purtroppo, la legge non puo’ essere retroattiva per i passati parlamentari. Dura lex, sed lex).

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Il vice presidente della Camera Di Maio (M5S)

Ed inoltre si sono aboliti i consigli provinciali e con la riforma costituzionale, se vincesse il Si, avremmo il taglio di 215 senatori e i rimanenti 100 non sarebbero stipendiati, avendo già il compenso di sindaco o di consigliere regionale, ed è previsto per questi il tetto per i loro compensi.

Sempre con la riforma costituzionale, qualora il Si vincesse, sarebbe abolito l’inutile CNEL che costa pur sempre venti milioni di euro all’anno.

Si avrebbe un taglio complessivo e certo di 500 milioni di euro ogni anno.

Allora, mi domando e chiedo: Perché M5S non accetta ed integra la proposta del PD di tagliare sulla base della produttività dei parlamentari? Cosa che sarebbe più ovvia ed equa? Capisco che Di Maio* avendo solo il 36% di presenze in parlamento avrebbe un stipendio piuttosto tagliato, ma questo vale anche per altri parlamentari che sono molto presenzialisti nelle TV e nelle radio e che quindi hanno poco tempo per l’attività delle Camere.

Seconda questione. Se Cinque Stelle vuole i tagli della politica davvero, perché non vota Si ad un referendum che quei tagli prevede insieme ad altri e che è finanche utile a loro per arrivare al governo (con il combinato disposto dell’attuale legge elettorale). Perché?

Perché, posta come la pone M5S, la cosa sembra la solita boutade populista, buona a far scaldare gli animi dei social, ma come al solito poi il fumo si dipana e delle loro proposte non rimane niente.

Loro hanno il cerino in mano e l’occasione di accettare la concreta proposta del PD e quindi del governo e questi tagli si farebbero subito (ed è evidentemente in modo più giusto per i parlamentari).

Altrimenti, siamo alle solite. A chiacchiere siamo tutti buoni, ma quello che conta sono i fatti.

Veleno

* Visto che ci siamo, da dove arrivano i 100.000 euro spesi da Di Maio in tre anni per eventi pubblici, mai rendicontati?


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