Altritaliani

L’ultima vittima di Hiroshima di Günther Anders e la sempre attuale minaccia atomica

domenica 23 ottobre 2016 di Gaetanina Sicari Ruffo

Dopo anni di assenza dalle librerie torna disponibile, grazie alla ripubblicazione per i tipi di Mimesis, una delle testimonianze più toccanti sul disastro nucleare che cambiò per sempre la coscienza collettiva. A cura di Micaela Latini dell’Università di Cassino, il libro «L’ultima vittima di Hiroshima» narra il carteggio di Claude Eatherly, il pilota americano che sganciò la bomba atomica sulla città giapponese nel ’45, con Günther Anders, filosofo tedesco. Tradotto da Renato Solmi nel 1962 per Einaudi si intitolava all’origine «La Coscienza al bando». Presentato alla Biblioteca Nazionale di Roma, il libro è ancora attuale e ci invita alla mai conclusa riflessione sul nucleare e le sue terribili conseguenze.

Non si parlerà mai abbastanza del pericolo che corre tutta l’umanità per il rischio dell’esplosione della micidiale bomba atomica. Essa può da un minuto all’altro cancellare la vita e distruggere la memoria, basta che un pazzo o più ne vengano in possesso e che la usino contro uno o più avversari con leggerezza e spavalderia.

Dopo quella celebre, terrificante, esplosione nucleare intervenuta il 6 ed il 9 agosto del ’45 per opera dell’aviazione americana per distruggere Hiroshima e poi Nagasaki ed interrompere la II guerra mondiale, il Giappone fu costretto ad arrendersi, firmando il 2 settembre dello stesso anno l’armistizio.
A migliaia morirono uccisi, sul momento o dopo, per effetto delle radiazioni.
Einstein, l’inventore, si pentì d’aver posto le basi teoriche di quell’arma micidiale e d’allora in avanti si impegnò per il disarmo internazionale. Poco prima di morire, nel ’55, firmò insieme a Bernard Russel, un manifesto pacifista contro l’utilizzo dell’atomica, che diede vita al Movimento Pugwash, premiato nel ’95 con il Nobel per la Pace.

Da poco è stata presentata alla Biblioteca Nazionale di Roma, per più larga diffusione, la nuova edizione di «L’ultima vittima di Hiroshima. Il carteggio con Claude Eatherly, il pilota della bomba atomica», di Günther Anders, allievo di Hurssel e Heidegger, compagno di vita e di pensiero di Hannah Arendt.
Anders, scrittore e critico letterario, è stato insignito, in Italia, nel 1961, del premio letterario “Della Resistenza”, città di Omegna, per l’opera «Essere o non essere. Diario di Hiroshima e Nagasaki».

Gli esperti intervenuti alla presentazione, M. Pia Paternò di Macerata e Stefano Velotti della Sapienza di Roma, il giornalista Antonio Gnoli di Repubblica e la stessa curatrice Latini, hanno ribadito che ripubblicare l’opera di Anders è un modo per tenere viva l’attenzione dei lettori sulla grave minaccia atomica che incombe su tutta l’umanità.
Si tratta di ribadire il pericolo dell’annientamento degli esseri umani che è tuttora possibile se è vero, come insegna lo scienziato Edoardo Boncinelli che il progresso viaggia ad una doppia velocità e che non è assolutamente vero che la tecnologia sperimentata e sperimentabile abbia la stessa rapidità dell’evoluzione civile e morale della nostra essenza biologica.

Noi fondamentalmente sembriamo identici al passato, nel nostro modo di essere e di pensare, mentre la tecnica e le scoperte scientifiche hanno modificato straordinariamente il mondo all’esterno. Siamo rimasti molto indietro rispetto al progresso civile e morale.

Prima che si modifichi il nostro genoma umano e diveniamo meno suscettibili alla violenza e più inclini alla solidarietà, possono passare anni, perciò è necessario non trovarci impreparati, fare di tutto perchè, con la lettura e l’educazione permanente, riusciamo ad intervenire di fronte a quei fattori biologici che possono riportarci indietro e reiterare gli errori del passato.

È estremamente utile tornare a ripetere i motivi del nostro grave pericolo e ripristinare un’attenzione ed una consapevolezza che ci sia da guida per il futuro.
Già oggi c’è qualcuno dei potenti reggitori degli Stati che scherza e gioca a far la guerra e non con le solite armi convenzionali. Figuriamoci se possiamo star tranquilli e lasciare che continuino a sbizzarrirsi come se niente fosse successo.

La potenza dell’ordigno lanciato sulla città giapponese, nell’agosto del 1945, ha incenerito 200 mila vittime e raso al suolo tutto quanto costruito dall’uomo. Pure i superstiti sono stati segnati da piaghe indicibili per tutta la loro vita e molti non hanno resistito e hanno vissuto un inferno per la loro vita.

Il giovane maggiore dell’esercito statunitense, il ventiseienne texano Eatherly, che ha pigiato con un semplice gesto il meccanismo di espulsione dell’ordigno, avrebbe voluto, per tutto il resto della sua esistenza, non averlo mai fatto. Ma non sapeva. A distanza di anni, lacerato dal senso di colpa e vergogna.

Nel 1959 riceve una lunga lettera, mentre è ricoverato all’ospedale psichiatrico Vaco, in Texas.
A scrivergli è stato proprio Günthers Anders (1902-1992) che lo ha chiamato “un fratello sventurato a cui era capitata la disgrazia di fare realmente ciò che ciascuno di noi potrebbe essere costretto a fare domani.”

È divenuto, suo malgrado, un maestro per tutta l’umanità e la sua reazione “caotica e disordinata, perfettamente naturale, anzi è stata segno d’una sua salute morale, perchè ha attestato la vitalità della sua coscienza". E ancora Anders sostiene che “anche Eatherly è stato una vittima di Hiroshima" ed il carteggio potrà essere per lui “se non una consolazione, una gioia” in quanto potrà dire ai superstiti:
- “Allora non sapevo quel che facevo, ma ora lo so. E so che una cosa simile non dovrà più accadere e nessuno può chiedere ad un altro di compierla”.

Incominciava così uno scambio di impressioni forti, che è bene continuare ad ascoltare, perchè pone sul piano della riflessione il dramma della dicotomia di cui parla Boncinelli, tra cultura scientifica e tecnologica ed evoluzione biologica. Aiutiamo tutti gli uomini a sentire quel che non è lecito fare mai per non essere dannati!

Gaetanina Sicari Ruffo

***

Presentazione dell’editore
Claude Eatherly, pilota e meteorologo, era un ragazzo texano di 27 anni quando ordinò lo sgancio della prima bomba atomica della storia, Little Boy, che colpì Hiroshima il 6 agosto 1945. Nonostante la giovane età, non era certo un dilettante: per quella missione vennero scelti i migliori piloti della U.S. Army Air Force, ed Eatherly aveva già dato prova del suo valore militare, abbattendo, nel corso della sua fulminante carriera, più di trenta aerei nemici. Dopo lo sgancio della bomba, tuttavia, lasciò l’esercito e rifiutò qualsiasi riconoscimento al valore da parte degli Stati Uniti. Compì anche maldestre rapine e altri piccoli crimini, con la speranza di trovare sollievo nel biasimo collettivo. Ma ciò non bastò a placare i suoi dilanianti sensi di colpa ed Eatherly venne internato in un ospedale psichiatrico. Un’anima persa, in cerca di un’espiazione tanto impossibile quanto necessaria. Fu in questo momento, quattordici anni dopo Hiroshima, che iniziò un carteggio con Günther Anders, il filosofo tedesco, autore del capolavoro ’L’uomo è antiquato’.


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