Altritaliani

Le Olimpiadi e il senso delle istituzioni per i populisti.

mercoledì 21 settembre 2016 di Veleno

La questione della candidatura delle Olimpiadi a Roma, messa in discussione da Grillo, seguita dal no della sindaca Raggi, è la cartina di tornasole di che cos’è il populismo e di quanto sia pericoloso per le istituzioni.

Il perché del no, non è facilmente comprensibile. I 5 Stelle dicono che sarebbe stati da irresponsabili portare avanti la candidatura di Roma. Perché? Non si sa. Per le spese? Roma non ne avrebbe avute, anzi avrebbe avuto numerose risorse per riattivare gli impianti, per dare lavoro e rilancio alla città. Per il pericolo di corruzione? Ma allora sulla base di questo principio, più nulla potrebbe essere realizzato in Italia e a Roma. Semmai il Comune avrebbe dovuto vigilare con il concorso, garantito, dell’anticorruzione di Cantone. L’Expo di Milano, che aveva avuto qualche problema alla fine si è svolto regolarmente e non si segnalano casi giudiziari significativi.

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La Sindaca di Roma

Anche nelle forme con cui si è giunti alla rinuncia, la scelta grillina appare infelice: aver convocato le istituzioni sportive del CONI e della Para-Olimpiadi, per i portatori di handicap, per poi non riceverli, rifiutandosi di incontrarli per andare direttamente in conferenza stampa (scelta mediatica) ad annunciare il no alle Olimpiadi, è espressione di diseducazione politica, di mancanza di rispetto e di attenzione verso le istituzioni.

Non pare neanche che sia il “popolo che lo vuole”, se è vero che l’associazione dei consumatori, il Codecons, da ricerca fatta, parla di una larga maggioranza di romani favorevoli alla candidatura.

Siamo all’ennesima occasione persa dai grillini e grazie a loro da noi italiani. Una figuraccia che ancora una volta fa perdere di credibilità, anche internazionale, al nostro Paese.

La candidatura, giusta o sbagliata che fosse è stata avanzata alcuni anni fa, e le istituzioni italiane hanno assunto impegni con importanti organismi internazionali, quali il CIO, che l’ha registrata con favore e che ha finanche sollecitato il nostro CONI, presieduto dall’ormai celeberrimo Malago’.

Un impegno che ha coinvolto diverse istituzioni italiane oltre che internazionali, quali il governo e la stessa amministrazione capitolina che, nella passata gestione, aveva proposto la candidatura della città eterna. Non si è trattata della sola candidatura, ve ne sono altre prestigiose fra cui quella di Parigi, che dopo lo smacco delle Olimpiadi di Londra, spera in una sua affermazione. Segnale che non deve essere poi, un cosi funesto affare essere sede dei giochi olimpici, certo tutt’è come, con quale visione e progetto, si vuole realizzare un tale evento di rilievo mondiale.

Il punto, a mio modesto avviso, non è se le Olimpiadi convengono o meno, cosa su cui si possono avviare infinite dispute, sui più vari temi, da quello del vantaggio economico a quello dell’uso e del recupero sociale delle strutture successivamente all’evento, dai vantaggi di immagine per il rilancio di una città che da tempo sembra aver perso il suo smalto, e che ogni giorno entra nelle cronache per le sue défaillances, al rilancio sportivo e non solo per gli atleti nostrani che parteciperebbero alle diverse discipline in concorso. Naturalmente, anche il rischio di corruzione, che spesso ha macchiato la realizzazione di opere ed eventi nel nostro paese.

Il punto è l’implicazione delle nostre istituzioni, l’avvio di un progetto che sembra ricevere favori anche all’estero (visto il sollecito del CIO), che all’improvviso per il cambio di amministrazione della capitale viene interrotto o peggio annullato. Il danno è, ancora una volta a Roma, che certo perde un’occasione di rilancio produttivo e di immagine, in tempi quanto meno grami come questi, ma il danno va a colpire le prospettive di sviluppo di tante altre città. Tra cui Torino, Napoli ed altre ancora. Nelle Olimpiadi romane del 1960 ad esempio, gli sport nautici si svolsero a Napoli e altrove altre discipline.

Nelle mani della sindaca Raggi, c’era non solo una parte del prossimo futuro della capitale ma della stessa nazione. Certo che ci sono cose più urgenti, certo che c’è il rischio di corruzione, ma allora cosa si fa? Non realizziamo più opere? Rinunciamo nel nome del “ben altro da fare” a qualsiasi evento che dia lustro al paese ed occasione di lavoro ed occupazione?

E poi, torno al punto: gli impegni istituzionali, specie quando sono proiettati all’estero, non possono essere disattesi, perché cambia un sindaco. La politica è una cosa seria e le parole date che coinvolgono il Paese e la sua credibilità internazionale vanno rispettate a prescindere da chi siede sulla poltrona di sindaco. Ecco la cartina di tornasole che palesa la pericolosità del populismo. A parte che siamo poi sicuri che sia la sindaca a non volere le Olimpiadi? La stessa aveva mostrato aperture che si sono immediatamente rinchiuse dopo l’intervento di Grillo sul suo blog, con il quale si archiviava per sempre la candidatura romane per il 2024. A Roma la sindaca si chiama Raggi ma chi decide è sempre Grillo, anche se non è stato eletto dai romani.

Questa anomalia non vi sarebbe stata se al seggio capitolino fosse arrivato un esponente di un partito, qualsiasi partito, di destra o sinistra o centro, che fosse stato non populista. Perché alle ideologie e alle regole universali della buona politica, si è oggi sovrapposto quello che lo psicologo Massimo Recalcati chiama il “Narcinismo”, ovvero quella sorta di ideologia del narcisismo, che è stata la costante di populisti come Berlusconi o Grillo. Un’idea della politica, dei suoi impegni e delle sue regole che viene frustrata da una compulsiva visione dell’ego, che cancella ogni idea di storicità dell’azione, che limita ogni prospettiva di futuro al contingente, all’immediato, magari al sondaggio di giornata.

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Giovanni Malago’

In questo senso chi arriva al potere, fosse pure della sola città di Roma, si comporta come un occupante, pronto a cancellare tutto il precedente nel nome di un “nuovo” che tuttavia è privo di futuro, di progetto, di utopia.
In “Patria senza padri”, Recalcati dice: “Questo è il narcisismo ipermoderno dei genitori per cui non è più il bambino che si adatta ai ritmi della famiglia, al funzionamento simbolico della famiglia, ma è la famiglia che si modella sul capriccio del bambino. Questa è una nuova realtà antropologica: il nostro tempo è il tempo dell’idolatria del bambino…

Una società è un po’ come una famiglia ed in questo esempio (mi rendo conto un po’ paternalista), istituzioni e politica sono una sorta di genitori. Ebbene grazie a questi anni di populismo, prima berlusconiano e poi grilliano, ci stiamo abituando ad accettare e finanche ad applaudire a bambini o bambine che tiranneggiano, che non rispettano le regole non solo del buon senso, ma neanche quelle che impongono serietà istituzionale per gli impegni presi in Italia e all’estero.

Resta da capire perché non si puo’ assolvere alle emergenze “ordinarie” di Roma (le buche, i trasporti, la manutenzione del verde pubblico, l’organizzazione degli asili) e al contempo fare le Olimpiadi per le quali nulla sarebbe toccato dal tesoro (esangue) del Comune, ma in gran parte sarebbero soldi del CIO, e semmai del tesoro italiano. Resta da capire se sia possibile che per timore di corruzioni il Paese possa accettare di restare immobile, privato, a questo punto, di qualsivoglia opera, piccola o grande che sia, visto che farle implica appalti e quindi autorizzazioni e quindi il rischio di corruzione.

La Raggi avrebbe potuto viceversa imporre tutti i controlli opportuni, avere i suoi uomini di fiducia vigili su tutti i passaggi necessari alle realizzazioni delle opere pubbliche (peraltro non mancavano investimenti privati), avrebbe potuto pretendere che le stesse, fossero poi patrimonio della città. Imporre il recupero di strutture ed infrastrutture utili ai romani, cosa graditissima allo stesso Malago’. La Raggi avrebbe potuto governare le operazioni. Ma si sa un conto è fare l’opposizione, un altro era quello di assumersi responsabilità e di fare scelte e governare, appunto.

Veleno


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