Altritaliani

Nizza : L’ambiguità musulmana e la forza della democrazia

sabato 16 luglio 2016 di Alberto Toscano

Francia e Belgio sono la frontiera europea della guerra al califfato e al terrore. In meno di due anni la Francia piange ancora i suoi morti. Lo Stato islamico sul piano bellico è alla fine, e per questo cerca di spostare il fronte in occidente. Resta ambigua la posizione della comunità islamica francese, divisa tra fondamentalismo e moderatismo. Eppure occorrerebbe una chiara presa di posizione contro il terrorismo, un’aperta volontà di collaborare con le autorità transalpine ed invece, ancora una volta, resta un silenzio assordante e che preoccupa.

All’agenzia per la locazione automobilistica, il trentunenne tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel aveva chiesto il camion più pesante. Gli hanno dato un mezzo di 19 tonnellate e lui le ha scagliate sulla folla che a Nizza aveva appena assistito allo spettacolo dei fuochi d’artificio, massacrando 84 persone, tra cui molti bambini. Il terzo atto terroristico della « serie nera », che insanguina la Francia dal gennaio 2015, è cominciato in questo modo. Con fredda e criminale premeditazione. Con un calcolo criminale per uccidere il più possibile.

Dopo la strage alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, che aveva osato pubblicare l’immagine di Maometto, e dopo l’atroce notte del 13 novembre al Bataclan e in altri luoghi dell’area parigina, la scia di sangue arriva alla magnifica « Prom », come gli abitanti di Nizza chiamano familiarmente la loro « Promenade des Anglais », che cinge il Mediterraneo nel cuore della Baia degli angeli.

L’inchiesta farà luce (speriamo) sulle deliranti logiche dell’assassino e sulla sua personale storia di fallimenti, di esaltazione e di odio. Ma per la Francia e per l’Europa il problema di fondo è un altro : è sempre più chiaro che siamo costretti a batterci ogni giorno, senza un attimo di sosta, contro uno tsunami di violenza che rischia di travolgerci ovunque.

A Nizza come a Tunisi e come a Dacca. Solo qualche giorno fa, le vite di nove italiani sono state stroncate nella capitale del Bangladesh dal terrorismo di matrice islamica. Certo la grande maggioranza delle persone di fede islamica rifiuta la violenza, ma ci sono al tempo stesso musulmani che teorizzano quest’ultima nel nome della propria religione. L’Islam non è il nemico di un’ipotetica crociata del Bene contro il Male, ma il prevalere dei valori democratici passa senza alcun dubbio per la sconfitta di chi usa oggi la religione musulmana come grimaldello per giustificare la violenza (e, al tempo stesso, la violenza come strumento per imporre una certa interpretazione dell’Islam).

Ogni volta che un attentato insanguina la Francia, viene spontaneo dire che questo paese si sente in prima linea. E’ vero, ma ormai quest’affermazione sembra una cantilena, talmente rischia di diventare ripetitiva. La terza strage francese di questo biennio toglie purtroppo ogni dubbio e cancella ogni illusione : in questo momento la Francia è davvero in prima linea. Il terrorismo può colpire ovunque e assolutamente nessuno può sentirsi al sicuro.

Ma oggi l’area più esposta è quella che va dalla Francia al Belgio. Lì agiscono indisturbati da (troppi) anni nuclei di agitatori-predicatori che fanno leva su ogni possibile malcontento per alimentare la radicalizzazione religiosa islamica e l’odio anti-occidentale che ne scaturisce. Da lì sono partiti molti fanatici pronti a uccidere e a farsi uccidere in Medio oriente, soprattutto in Siria. Lì possono attecchire gli incitamenti più assurdi e anche più pericolosi. Vengono in mente le esortazioni dell’Isis a colpire « gli USA, la Francia e i loro alleati ». Colpirli in tutti i modi, compreso quello che è stato applicato a Nizza : « lanciare un veicolo sulla folla » per seminare la strage. E il terrore.

Nel momento in cui l’Isis sta arretrando militarmente in Siria e in Iraq ; nel momento in cui i caccia russi e occidentali colpiscono in modo sempre più massiccio le sue posizioni sul campo di battaglia; nel momento in cui l’Arabia saudita e la Turchia sembrano uscire dalle loro passate ambiguità, l’arma del terrorismo internazionale diventa per l’Isis un modo per vendere cara la pelle. Come dire: voi ci colpite a casa nostra e noi vi faremo piangere nelle vostre città e nelle vostre case.

Per sottolineare la portata simbolica della minaccia, il criminale del camion di Nizza ha colpito in una giornata che più particolare non si può : il giorno della festa nazionale francese, in occasione dei fuochi artificiali bianchi, rossi e blù. Una strage contro i valori di liberté, égalité, fraternité. In Europa non possiamo abbassare la guardia : lo scontro nell’area Siria-Iraq non è finito (anzi …). Di conseguenza proseguirà verosimilmente il tentativo dell’Isis e dei suoi complici : mascherare con gli attentati terroristici la sconfitta militare e politica di un « califfato » con meno terra e nessuna gloria.

Alberto Toscano


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