Altritaliani
La pillola di Puppo

Il tic religioso e totalitario dei sacerdoti della “giusta causa”

lunedì 6 giugno 2016 di Maurizio Puppo

Capire prima di discutere, discutere prima di condannare (Norberto Bobbio).

Tra le origini del totalitarismo, forse, anche questa idea che "l’altro" esista e sia degno di esistere solo se aderisce alla "giusta causa" - che assume ogni volta sembianze diverse. Per qualcuno sarà la patria, la nazione, la bandiera, la tradizione - se non il «padroni a casa nostra» o in casi più estremi, l’appartenenza etnica, la «razza». Per altri sarà invece la classe, il "paradiso in terra" da raggiungere con ogni mezzo, l’utopia del mondo perfetto, l’egualitarismo forzato che annulla ogni differenza anche dove differenza c’è. E si accompagnerà all’atto di marciare tutti assieme gridando all’unisono. E tracciando una linea : quella che separa i buoni dai cattivi, i giusti dagli ingiusti.

Talvolta, la giusta causa sarà moralista e puritana, del tipo "chi non ha niente da nascondere non teme le intercettazioni" (e orribile appare la vita di chi davvero non ha mai "niente da nascondere", di chi vorrebbe esporre tutto di sé e degli altri al mondo, come se non esistessero zone d’ombra da celare o proteggere, cose ingiustificabili se esposte alla luce, e che eppure non per questo vanno proibite o maledette).

Più recentemente, sarà invece il benessere di animali e ambiente : ragione senz’altro sensata e rispettabile in sé, ma che facilmente diventa fanatismo oltranzista, motivo di odio e furibondo livore verso chi non la condivide o non la condivide abbastanza; e, ancora una volta, linea di demarcazione tra giusti e ingiusti.

Altrove, in modi e gradi certamente diversi (ma figli, temo, dello stesso tic totalitario) la «giusta causa» diventerà la "costituzione che non si tocca". Con accuse di «golpismo», o di squallidi, illeciti, inconfessabili interessi, a chi osa dire che, al di fuori dei diritti fondamentali degli esseri umani, tutto deve potersi toccare e tutto deve potersi discutere. Soprattutto una costituzione che non è il libro sacro di una religione rivelata (come certi sembrano pensare), ma un testo laico. E che proprio per questo già accoglie in sé il principio della propria revisione e ne precisa i meccanismi.

Ogni volta queste cause «giuste» diventano, nella bocca dei loro sacerdoti, necessariamente indiscutibili, fondanti, di per sé evidenti : e non condividerle significa essere farabutti, responsabili, mostri, emissari del male. Ne è esempio il tic di certi utenti delle reti sociali che con fare spazientito, qualche settimana fa, "ringraziavano" chi non aveva votato al referendum italiano detto "anti-trivelle" (o aveva votato in senso contrario ai loro auspici), mostrando fotografie di uccelli con le piume ricoperte di petrolio e riferimenti a un incidente avvenuto, negli stessi giorni, a Genova. Ovvio che non ci fosse alcun legame diretto tra i due avvenimenti; ovvio che le ragioni del voto o del "non voto" fossero assai più sfumate (non si trattava di decidere, per legge, se gli uccelli devono avere o no le ali imbrattate...); inutile spiegarlo.

Così come sarà inutile spiegare che la riforma del mercato del lavoro proposta dal governo francese (detta El Kohmri, dal nome della donna ministro del lavoro) non coincide necessariamente (cito) con una «destruction méthodique des acquis sociaux», con la «destruction du code du travail», con «le retour de l’esclavage» (boum !), o addirittura «la destruction de tout ce qui reste encore humain dans notre société» (sic - believe it or not, è apparso sul sito Mediapart).
No : mi dispiace, amici, compagni, ma non coincide con queste cose. Può e deve essere discussa, criticata, anche rifiutata da chi non la condivide. Ma non merita quella specie di maledizioni bibliche. Non è l’incarnazione del male. È, più modestamente, un tentativo di riforma del mercato di lavoro, di orientamento più liberale che socialista (certo, questo è vero). Una riforma che prende atto di una situazione della società francese, in cui, da tempo, le aziende, piuttosto che assumere con contratti stabili, fanno ricorso a forme di lavoro precarie (prestazioni temporanee, contratti a durata determinata, e così via) per il timore di ritrovarsi con costi fissi insostenibili in caso di calo di ordini. Una riforma del mercato del lavoro che tuttavia non tocca le 35 ore settimanali, né la grande quantità di ferie e giorni festivi di cui si gode in Francia (per la fortuna di coloro che un lavoro stabile lo hanno) ; né i livelli salariali ; né lo status intoccabile, quasi sacro, dei funzionari pubblici. Inutile spiegare che questa riforma, più che il «ritorno allo schiavismo», è piuttosto il tentativo di facilitare l’ingresso nel lavoro a chi ne è escluso (più del 10% in Francia); e di facilitarlo senza eccessi di «dérégulations», senza toccare le protezioni sociali per chi perde il lavoro (il sostegno al reddito, per fortuna, in Francia è abbastanza forte) ; e senza fare ricorso alla vecchia scappatoia delle assunzioni pubbliche a pioggia, che ha prodotto certo consenso elettorale ma anche un settore pubblico di dimensioni colossali, che obbliga a esercitare su cittadini e imprese una fortissima pressione fiscale.

Ecco, se la riforma El Kohmri è tutto questo, può darsi che tutto questo sia giusto o che sia sbagliato. Ma non è l’incarnazione del male, non è l’orrore, non è il manifestarsi di un demone mostruoso. Non è il ritorno allo schiavismo né «la destruction de tout ce qui reste encore humain dans notre société». Ma (temo), inutile spiegarlo.
Ci sarà sempre quella «maledizione di una cultura violenta, antilaica, clericale, classista, terroristica e barbara per cui l’avversario deve essere ucciso o esorcizzato come il demonio, come incarnazione del male» - scriveva il caro, nostro Marco Pannella nel 1973. Ci sarà sempre da qualche parte un Noam Chomsky, una Sabina Guzzanti, un prete o un apostolo del martirio (degli altri) a gridare più forte e a indicarci con il dito come mostri da abbattere in nome della bontà e della giustizia. E a farci pensare al personaggio di Pastorale americana di Philip Roth : Merry. La sua bontà è tale che indossa una mascherina, per non rendersi corresponsabile dello sterminio dei moscerini che, ogni giorno, noi tutti perpetriamo respirando; e fa esplodere una bomba all’ufficio postale.

Maurizio Puppo


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