Altritaliani

Carmen-Napulé di Mario Martone, gran spettacolo, gran teatro.

domenica 15 maggio 2016 di Maria Cristina Nascosi Sandri

La parola chiave è ibridazione: la nuova versione di “Carmen”, in originale basata sullo scritto di Prospero Mérimée, poi reso in opera lirica da Georges Bizet, è lavoro inusitato ma sopraffino di adattamento, a cura di Enzo Moscato e regia di Mario Martone, con arrangiamento musicale di Mario Tronco che dirige, dal vivo, l’Orchestra di Piazza Vittorio.

Il risultato è, per l’appunto, un capolavoro di ibridazione a tutto tondo: gli orchestrali che, a tratti divengono, attori, maschere, parti vive nella tradizione della più pura sceneggiata napoletana, salgono sul palco dopo aver abbandonato la ’nicchia’ dell’orchestra, per ritornarvi, dopo un po’, nel primitivo ruolo.

E la musica iniziale è contaminazione allo stato puro: sembra musica yiddish, se si chiudono gli occhi par di sentire l’ensemble di Goran Bregovic - il musicista-sodale di Kusturica, per molti film - poi, quasi jam session, diviene vera e propria banda musicale, la vitalità la fa da padrone e la recitazione dei 2 protagonisti, Iaia Forte nel ruolo di Carmen e di Roberto Di Francesco nei panni di Don Josè, è potente, ma da non dimenticare il consapevole comprimariato di Ernesto Mahieux, vera maschera del teatro napoletano, nella migliore tradizione di Viviani, Scarpetta, De Filippo nel ruolo di narratore in scena e di ’grillo parlante’, inutile, come sempre.

Insomma un mondo spagnolo che si trasfonde nella napoletanità, ne ritrova spirito - e corpi - rende il tutto ancor più sensuale, ed un pizzico di ironia e di auto-ironia, divengono cifre stilistiche che colpiscono, con affondi di una riscrittura che rende Carmen immortale, se già non lo era, ne riscatta l’essenza di vita, ne rivendica tutta la vitalità che non ’ha bisogno’ neppure del contraltare femminile di Carmen, Micaela, qui elusa perchè, forse, ’inutile’: l’eterno femminino è ’solo’ Carmen che sopravviverà anche al suo amante-killer.

L’andamento ellittico dell’opera di Moscato - Martone - Tronco apre e chiude con gli amanti in scena: ma chi ’rimane’ per davvero è Carmen, la Donna, la sua libertà, da sempre più forte dell’uomo, anche nella sovrumana sofferenza.

Maria Cristina Nascosi Sandri
Da Ferrara

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SCRIVE MARIO MARTONE:

Quando ho pensato di dare vita con l’Orchestra di Piazza Vittorio a una Carmen napoletana, secondo i modelli del teatro musicale popolare che vanno da Raffaele Viviani alla sceneggiata, ho proposto a Enzo Moscato di scriverne il testo, chiedendogli un copione in cui ci fossero dialoghi e personaggi ispirati alla tradizione, ma guardando alla novella di Mérimée oltre che all’opera di Bizet. Quel che mi ha sempre affascinato della novella è il fatto che la vicenda è rievocata: Mérimée immagina che Don Josè gliela racconti in prigione, la sera prima di morire impiccato. Enzo ha colto al volo questa indicazione e ha scritto un testo che si muove su due piani, quello del racconto al presente e quello passato dell’azione rievocata. Ne è nato lo spettacolo che vedrete, in cui procedono di pari passo le parole di Mérimée e dei librettisti Meilhac e Halévy completamente reinventate da Moscato e la musica di Bizet trasfigurata da Mario Tronco con Leandro Piccioni e l’Orchestra di Piazza Vittorio.

La contaminazione è totale: Napoli si pone come centro di un mondo latino fatto di nomadismi, dalla Spagna alla Francia e, via via trasmigrando, fino a Tunisi. La lingua e la musica sono al centro di tutto, il vortice che tutto attrae: l’amore, la passione, il tradimento, la libertà e la violenza, l’allegria e il dolore, il mistero. Non c’è un’epoca definita (anche se sentiamo balenare tanto la Napoli del dopoguerra quanto quella della criminalità dei nostri giorni), non c’è La Micaela dell’opera (che in Mérimée non esiste, serviva a Bizet per ragioni morali e musicali). Soprattutto, nel testo di Enzo Moscato, la protagonista non muore: a raccontare al “forestiero” (cioé a tutti noi) quanto è successo non c’è più solo Don Josè, anche Carmen prende finalmente parola. (Mario Martone)

di Enzo Moscato
adattamento e regia Mario Martone
direzione musicale Mario Tronco
con Iaia Forte, Roberto De Francesco, Ernesto Mahieux, Giovanni Ludeno, Anna Redi, Francesco Di Leva, Houcine Ataa, Raul Scebba, Viviana Cangiano, Kyung Mi Lee
arrangiamento musicale Mario Tronco e Leandro Piccioni
musiche ispirate alla Carmen di Georges Bizet
esecuzione dal vivo ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO (in ordine alfabetico) Emanuele Bultrini, Peppe D’Argenzio, Duilio Galioto, Kyung Mi Lee, Ernesto Lopez, Omar Lopez, Pino Pecorelli, Pap Yeri Samb, Raul Scebba, Marian Serban, Ion Stanescu
scene Sergio Tramonti
costumi Ursula Patzak
luci Pasquale Mari
suono Hubert Westkemper
coreografie Anna Redi
Fondazione del Teatro Stabile di Torino / Teatro di Roma

Dopo Roma, Torino, Napoli, Genova......., lo spettacolo ha chiuso a Ferrara la stagione di prosa al Teatro Comunale dove l’autrice dell’articolo l’ha visto.


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