Altritaliani
Bassani 1916 - 2016. Novità editoriale

Le lezioni americane di Giorgio Bassani

mercoledì 6 aprile 2016 di Gaetanina Sicari Ruffo

La felice e proficua esperienza americana di Giorgio Bassani e una riflessione su di essa in un libro, a cura di Valerio Cappozzo, Assistant Professor of Italian, University of Mississippi, uscito quest’anno nel centenario della nascità dell’indimenticabile scrittore italiano di Ferrara per l’editore Giorgio Pozzi di Ravenna.

Nel volume “Lezioni americane di Giorgio Bassani”, pubblicato con il patrocinio del Comitato Nazionale Bassani ed il contributo della Fondazione omonima, della St. Lawrence University e della University of Mississipi, sono contenute le ragioni profonde dei vincoli che hanno legato il nostro scrittore Bassani all’America, durante i viaggi che ha fatto oltreoceano. Sono vincoli non solo di scambi culturali fecondi, ma di affettuosa e libera frequentazione di università americane della California, Illinois e Indiana, nel corso del suo insegnamento. Il testo raccoglie saggi stimolanti presentati da autorevoli commentatori: Roberta Antognini, Valerio Cappozzo, Alessandro Giardino, Sergio Parussa nonché lo scambio epistolare di Bassani con il Prof. Lèbano che invitò lo scrittore a Bloomington (Indiana University) in quanto Visiting Professor of Italian nel 1976 ed interviste che lumeggiano la personalità e le opere dell’indimenticabile autore italiano.

Apprendiamo infatti dalla figlia Paola che nell’arco di tempo che va dal 1967 al ’79 Bassani si è recato diverse volte negli Stati Uniti, prima come Presidente di “Italia Nostra” per valorizzare il paesaggio e la cultura della nazione, poi per la pubblicazione delle traduzioni in inglese dei suoi libri e infine come docente, interprete privilegiato della letteratura.

Non era la prima volta che l’America diveniva fonte d’ispirazione e di contemplazione da parte di scrittori italiani, basti pensare alla fortunata vicenda di traduzioni e divulgazioni esemplari, voluta da Vittorini e Pavese in Americana, intorno agli anni ’30, che aveva espresso, come reazione al fascismo, il mito d’una terra vergine ed incontaminata, giovane e felice, vitale e ribelle, come non era l’Italia.
Pavese in Letteratura americana ed altri saggi in proposito s’era espresso così: “Ci si accorse durante quegli anni di studio che l’America non era un altro paese, un nuovo inizio della storia, ma soprattutto il gigantesco teatro dove con maggiore grandezza che altrove veniva recitato il dramma di tutti[...] La cultura americana ci permise in quegli anni di vedere svolgersi come in uno schermo gigante il nostro stesso dramma.

Certo un altro clima ed un diverso intendimento muoveva Bassani verso l’America. Essa restava soprattutto il simbolo della libertà per antonomasia, la terra dal profondo respiro cosmico, crogiolo di popoli, di civiltà e di razze, uniti nella grande idea della reciproca intesa.

La via per accostarsi al pubblico statunitense venne allo scrittore dal film di De Sica Il giardino dei Finzi-Contini, ma già da tempo egli era entrato in comunicazione con i grandi scrittori americani: Melville, Hawthorne, Dickinson, Eliot, Capote ed altri, oggetto dei suoi studi e delle sue traduzioni, fin dagli anni Cinquanta, lavorando per “Botteghe oscure” e “Paragone”, senza contare le numerose volte che aveva attinto ad essi per epigrafi, citazioni ed altri riferimenti nei suoi romanzi e nelle sue novelle.

Nel corso di un’intervista rilasciata nel 1959 sul romanzo moderno, ebbe ad indicare La lettera scarlatta di Hawthorne come il più bell’esempio di prosa narrativa: “Vorrei poter scrivere qualcosa che si avvicinasse al lirismo ed alla tensione narrativa dei Malavoglia, di Senilità e, soprattutto, di The Scarlet Letter di Hawthorne: libro che non posso rileggere senza provare, ogni volta, la più violenta commozione” .

Quindi Bassani, prima d’intraprendere il viaggio in America, era un appassionato lettore e traduttore delle opere dei classici americani, per esempio di Henry James di cui lo affascinavano non solo lo stile sottile e penetrante, come disse Emilio Cecchi in una sua recensione, ma pure gli interrogativi misteriosi della vicenda umana, vicenda quasi sempre non comune, ma segnata dall’ansia del dramma e della solitudine, tramata di sentimenti delicati come nel personaggio di Micòl del Giardino dei Finzi-Contini che è stata giustamente accostata alla figura angelicata dei poeti del “dolce stile”. Così nella seconda delle Cinque storie ferraresi del 1956: La passeggiata prima di cena, l’epigrafe in inglese è tratta proprio dai Taccuini dell’autore preferito. Bassani intesseva nelle sue storie una tela molto complessa, arricchendole di echi e significati molteplici, facendo spazio ad intendimenti universali.

Il periodo delle sue “lezioni americane” tenute all’Indiana University nel ’76, che egli arrivò a definire uno dei più felici della sua vita, fu pure l’occasione per riflettere su se stesso, la sua condizione di intellettuale fuori sede e la sua creatività. “Mi sono convinto che l’unica realtà è quella dello spirito” aveva detto ad un intervistatore, confessandosi crociano, all’epoca della direzione di “Italia nostra” che aveva fondato.
Ora ripensava a quel suo precedente giudizio, trovandosi più dinamico ed attento alla realtà, proiettata come su uno schermo gigante e scopriva che gli aveva fatto bene uscire da quello che aveva eletto come suo centro, Ferrara, per affrontare un mondo più libero ed aperto, meno provinciale. Ne aveva guadagnato non solo il suo mondo interiore, per le nuove amicizie, per la scoperta d’un rinnovato dinamismo psichico, ma soprattutto la sua poesia che trova un linguaggio sciolto e libero adatto alla nuova consapevolezza, senza dimenticare la sensibilità del passato. Era come se il vecchio Bassani avesse incontrato un giovane che voleva far tesoro dei consigli dettati dall’esperienza, ma in modo più vivo e partecipe.

La raccolta poetica: In gran segreto, del 1978, al ritorno del viaggio americano, insieme all’altra parte che lo integra: Tale e quale, hanno una tensione diversa. Vi è l’attesa dell’amicizia e adombrata forse quella dell’amore:

Non lo si lasci andare da solo l’uomo vecchio attenti
che non s’allontani senza compagnia lungo un
viottolo fiancheggiato di qua e di là da giovani
alberi
[….]
Attenti a non permettere che lui affronti senza una mano
amica stretta nella propria il deserto.

E poi :

Tu però non pensarmi giammai a letto così di buon’ora
o mia rondine pensami viceversa
seduto a un tavolino […]
vedimi là a covare solo solo dentro
il biondo cuore alcoolico l’immenso
vascello all’àncora del lato opposto della via soprastante sul ciglio
della notte e dell’oceano e di nessun altro più in attesa prima
di salpare e di dileguare tranne
che di me.

Il tempo non è più solo il passato, ma vibra con il passato e attende il futuro: Se ho cambiato! Non faccio adesso che pensare / a domani al mese venturo al prossimo anno [….].

È una questione di sguardo, non che quello del passato non fosse attento, ma in parte immobile, contemplativo, divenuto ora invece più penetrante e vivo, sorretto da un maggiore vigore.

Giorgio Bassani a Indiana University con gli studenti di dottorato iscritti al suocorso. Alla sua destra il professor Edoardo Lèbano, alla sua sinistra Linda Nemerow Ulman (marzo 1976) © Fondazione Giorgio Bassani.

La cittadina di Bloomington e il suo campus universitario sono il cuore di questo soggiorno dove, per breve tempo, la vita può apparire tranquilla e lieta anche per via degli attenti studenti, due in particolare: Edward Marguleas e Linda Nemerow Ulman (cui si deve il saggio Bassani’s Epitaffio, in Appendice del libro). Fanno tenerezza i versi con cui il poeta saluta i suoi amici d’America prima della partenza:

Davvero cari non saprei dirvelo
attraverso quali
strade così di lontano
io sia riuscito dopo talmente
tanto tempo a tornare.

Vi dirò soltanto che mi lasciai
pilotare nel buio
da qualcheduno che mi aveva
preso in silenzio per la
mano.

Il mito d’America diviene realtà palpabile e vivificante come nella chiusa, che anticipa il futuro, della raccolta del ’74: Odore di fieno, là dove, dopo la morte del giovane ebreo ribelle nel lager, il figlio, lasciato in eredità ad Egle che l’ha amato, sembra “la personificazione stessa della vita che in eterno finisce e ricomincia”. Superato quindi il confine delle storie ferraresi, la discriminazione e la condanna dei deboli e perseguitati, appare, per dirla con H. Jauss, come “orizzonte d’attesa” di Bassani, un vitalismo possibile, anche se venato di malinconia, verso altre tappe spirituali che muovono dall’impegno civile e dalla fiducia.

Se Calvino aveva nelle sue Lezioni americane scoperto, tra l’altro, il senso della “leggerezza”, soprattutto come cifra indicativa, da lì a poco, del nuovo secolo, Bassani sembra invece indicare, nell’uguaglianza, nella giustizia e nella libertà, lo spazio vitale dell’avvenire, il che sta a significare d’essere in grado di ricucire la ferita della guerra e della persecuzione ebraica per continuare il corso della civiltà bruscamente interrotta nel Novecento.
Ma non c’è frattura tra Bassani scrittore e Bassani poeta, bensì una feconda identità. A volte la poesia ha spianato la via alla prosa, tal altra, quest’ultima ha fatto da battistrada alla poesia in una sinergica azione.

Così si spiega la frase dello scrittore : Non avrei potuto scrivere niente prima del ’Te lucis ante’, raccolta che è del ’47. Infatti L’alba ai vetri è pubblicata nel ’63, dopo Il Giardino dei Finzi-Contini, Epitaffio nel ’74, dopo l’edizione del ciclo del Romanzo di Ferrara, insomma poesia e prosa sono le due facce dell’interpretazione di Bassani in un flusso continuo di alternanza.

Il libro, curato da Valerio Cappozzo, è dunque di grande utilità nel contesto della letteratura contemporanea. Complesso ed esaurientemente articolato, mette a fuoco l’ultima stagione interpretativa di Bassani, ignota ai più, richiamandone tutto l’itinerario ed ampliando i confini della sua prospettiva esistenziale.
Crea inoltre parametri di analisi critica ed offre con le interviste lo spunto per chiarire molti quesiti, sorti in tutto l’arco dell’attività dello scrittore italiano, avviando un supplemento di dibattito molto interessante.

Gaetanina Sicari Ruffo

Scheda del libro:

Lezioni americane di Giorgio Bassani
A cura di Valerio Cappozzo
Collana Bassaniana
Giorgio Pozzi Editore, Ravenna
Anno 2016, prezzo indicativo 15€
ISBN: 978-88-96117-57-6
Illustrazioni di Adriano Spilimbergo:
Archivio opere di A. Spilimbergo, Galleria Ponte Rosso, Milano.
In copertina:
Thomas Hart Benton, Indiana Murals, Colleges and City Life - Leisure and Literature, 1933 (© Indiana University, Bloomington).

PER ACQUISTARE IL LIBRO: www.giorgiopozzieditore.it

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LINK ALTRITALIANI:

LA SCOPERTA DI UN NUOVO ORIZZONTE CULTURALE
Gli scrittori italiani scoprono l’America, di Valerio Cappozzo

L’America è per l’Europa e ancor più per l’Italia modello di confronto ed esempio. La scoperta dell’America letteraria per Vittorini, Pavese, Bassani ed altri, durante il fascismo e dopo, fu occasione non solo di lavoro ma anche di libertà in un territorio che sembrava il teatro dell’umanità, dove ogni storia aveva rappresentazione. Un nuovo Oriente favoloso da sognare e in cui evadere.
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