Altritaliani

C’era una volta il potere temporale. Il caso Mortara trova la regia di Spielberg.

domenica 13 marzo 2016 di Gaetanina Sicari Ruffo

Storia d’un rapimento e d’un evento eccezionale: l’adattamento per il cinema di un libro del Prof. David Kertzer, noto in Italia con il titolo “Prigioniero del Papa Re”, un dramma a sfondo religioso ambientato in pieno Risorgimento italiano, nell’allora Stato Pontificio, che ora trova la regia del grande Steven Spielberg.

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Steven Spielberg

Sembrano passati i secoli dell’oscurantismo, da quando è cessato il potere temporale della chiesa che s’era arrogata, fin dal medioevo, il potere di detenere per sé un vasto territorio da amministrare, alla pari d’un regno battente moneta con privilegi ed armati.
Specie se consideriamo il tempo di oggi e la formula cui si ispira il Papato di Francesco: libera Chiesa in libero Stato, il Vaticano è diventato una sorta di grande aiola della carità e della misericordia con un’attenzione assidua ai deboli, ai poveri, ai derelitti, ai profughi ed a quanti chiedono aiuto.

Non era così alla fine del XIX sec., all’epoca di Pio IX, il papa che, dopo Porta Pia, si considerò prigioniero dell’Italia nel 1870, in seguito alla nascente giovane nazione, ritenendosi offeso e destituito ingiustamente dal territorio di cui era sovrano. Il vulnus non si cancellò facilmente e ci vollero i Patti Lateranensi, siglati nel 1929 e più volte riconfermati, perché la situazione si normalizzasse.

Ora un saggio della Prof. Elèna Mortara, docente di Letteratura angloamericana all’Università di Roma Tor Vergata: Writing for Justice (Scrivere per la giustizia. Nel nome di Edgardo), edito da Dartmouth College Press, ricorda un episodio di cui all’epoca tanto si discusse, il caso di Edgardo Mortara, lontano parente della suddetta scrittrice.

Era questi un bambino ebreo che, nel 1858, fu strappato alla famiglia dalle autorità dello Stato pontificio sol perché una domestica aveva giurato d’averlo battezzato ad un anno perché gravemente malato.
Secondo le leggi allora vigenti il piccolo andava di conseguenza educato nella fede cristiana e non poteva restare in una famiglia ebraica.
Il 23 giugno del 1858 la polizia, agli ordini dell’Inquisitore, si presentò a Bologna a casa del mercante ebreo Momolo Mortara per prelevare il figlio Edgardo di sei anni e condurlo a Roma per divenire un buon cattolico. Salì forte la protesta non solo della famiglia e della Comunità ebraica, ma di tutti i benpensanti. Si trattava d’un rapimento vero e proprio e non poteva essere tollerato.

Papa Pio IX s’impuntò su questo caso e pretese che fosse condotto a Roma, sotto la sua custodia, il piccolo tra l’indignazione generale, un modo come un altro per far capire che non rinunziava al suo potere temporale.
Divenne il destino di questo ragazzo il simbolo dell’intera campagna rivoluzionaria di Mazzini e Garibaldi che mirava ad eliminare il dominio politico della Chiesa Cattolica e a formare uno Stato italiano moderno e laico, e, per gli ebrei di tutto il mondo, l’emblema dell’intolleranza mostrata dalla Chiesa per secoli.

Inutile dire che furono lanciati appelli alla sua liberazione da più parti, ma senza esito positivo, e Intanto, come avviene sempre in simili circostanze, “Civiltà Cattolica” sosteneva che, per effetto del battesimo, il bambino era propenso a restare a Roma e chiamava padre il Papa, mentre la stampa d’opposizione faceva capire che egli ne era contrariato. .

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Edgardo Mortara (a destra) insieme alla madre

Arrivò il 1859, quando Bologna fu annessa allo Stato Sabaudo e finì perciò il potere pontificio su di essa.
Il primo atto del nuovo governo fu di arrestare il padre Feletti che aveva eseguito il sequestro del bambino, con accusa di rapimento, ma poi dovette essere dichiarato non colpevole perché all’epoca aveva eseguito una norma in vigore. La comunità ebraica cercò di sbloccare la situazione e di recuperare il ragazzo, ma questi fino all’età di 13 anni risultò ospite di S. Pietro in Vincoli, presso i canonici regolari lateranensi, certo non senza la sua compiacente condiscendenza. Fu ammesso poi tra i professi ed allora cambiò il suo nome da Edgardo a Pio Maria in onore del Papa Pio IX.

Negli anni 1870, ritenne che non era opportuno trattenersi ancora a Roma e quindi in compagnia d’un confratello, in abiti borghesi, si rifugiò nel monastero di Novacella presso Bressanone, dove continuò a formarsi sotto falso nome, fino a che nel 1871 pronunciò i voti solenni e nel 1873 con una dispensa papale fu ordinato sacerdote. Divenne un grande predicatore. Intraprese viaggi in molti paesi fino al Nord America, servendosi della sua storia per esaltare la fede cattolica. Con la famiglia era rimasto in corrispondenza e più volte esortò pure i suoi componenti a convertirsi al cattolicesimo. L’opera di proselitismo aveva fatto breccia nel suo cuore. Dopo decenni di predicazione, si ritirò a Bouhay, presso Liegi, dove visse fino all’11 marzo del 1940, dedito alla preghiera ed allo studio.

Il potere temporale della Chiesa si chiuse quindi definitivamente con questa "vittoria", l’ultima di grande risonanza.

Un libro di David Kertzer, universitario americano specialista di storia italiana, The Kidnapping of Edgardo Mortara (Rizzoli, 2015) ed un dipinto dell’ottocento di Moritz Daniel Oppenheim, da poco tornato alla luce (s’era perso), testimoniano la vicenda oltre ad un ricca bibliografia sull’argomento.

Ora questa storia diventerà un film

Lo ha confermato Daniele De Paz, presidente della comunità ebraica di Bologna. La casa di produzione che si è candidata è la DreamWorks ed il regista sarà il grande Steven Spielberg che ha compiuto 67 anni e che tornerà a girare in Italia tra Bologna e Roma, molto probabilmente in autunno. Il titolo in inglese sarà: The Kidnapping of Edgardo Mortara ed in italiano: Prigioniero del papa Re. Si sta cercando l’attore giovane. l lavoro sarà basato sulla sceneggiatura di Tony Kushner, già autore di Lincoln e Munich.
Sarà un film che metterà sicuramente in risalto la libertà violata da una parte ed i pregiudizi d’una casta ormai tramontata.

Gaetanina Sicari Ruffo


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