Altritaliani
Origami

Intervista a Emma Fenu. La straordinaria anormalità della maternità.

martedì 8 marzo 2016 di Carla Cristofoli

Emma Fenu attualmente vive in Danimarca ed è nata e cresciuta in Sardegna.
È figlia del suo tempo, viaggia e vive con il web, anzi del web ha fatto un mestiere.
È tutor di scrittura creativa e insegna italiano agli stranieri.

La lunga lista di siti web per cui scrive, recensisce e intervista autori noti e emergenti dà la misura dell’intensità del suo lavoro:
Oubliette Magazine; Bambole spettinate e Diavole del focolare; Libreriamo, per cui ha un blog; Gliscrittoridellaportaaccanto; Meme cult; Donne che emigrano all’estero; Il Giornale Web; CosebelleMagazine, per cui è stata una sorta di inviata della cultura. Ha un gruppo facebook molto attivo: Letteratura al femminile, con rispettivo blog: Cultura al Femminile, che ha un nutrito gruppo di recensionisti.

In questa breve intervista ci parla di sé e del suo ultimo lavoro:

Vite di madri. Storie di ordinaria anormalità
Echos Edizioni, 2015

Dodici storie. Storie di donne mortificate nella femminilità, da abusi o da malattie o da eventi imponderabili. Storie di nonne e madri, che hanno generato creature infertili nell’utero e nel cuore. Storie di bambine, ora cresciute, ma ancora bramose di una carezza. Storie di figlie desiderate, con amore indomito. Storie di guerriere vittoriose, non di vittime, che hanno saputo rialzarsi e sorridere alla vita. In verità, sono tutte storie di Madri. Madri di idee, di progetti, di sogni. Seni turgidi di Dee che accolgono amiche, sorelle, mariti, amanti. Madri delle proprie madri e perfino di se stesse. Capaci di far germogliare speranza e abortire fantasie, di creare dal nulla e di nutrire di sé: totalmente imperfette e, per questo, così seducenti e difficili da decifrare.

*

Carla Cristofoli: Quanti anni hai? da quanto tempo viaggi?


Emma Fenu: Ho quasi 38 anni, viaggio da 6 anni.
Ho iniziato a viaggiare per necessità, che si è convertita in sano bisogno di arricchimento culturale. Io e mio marito abbiamo perso il lavoro in Italia, lui lavora come ingegnere per una multinazionale e io scrivo per lavoro e per passione. Non sappiamo mai quale sarà la prossima destinazione!

C.C.: Quando parli di identità precisa, che cosa intendi? Che cos’è per te l’identità?

E.F.: L’identità sono le radici, nel mio caso sarde. Sono figlia di un’Isola, capace di gettare ponti levatoi e di tornare nel mio segreto. Mie sono le spiagge bianche, le scogliere a dirupo sul mare mosso dal maestrale, i monumenti preistorici, la storia che si confonde nella leggenda, il culto sacro della femminilità. Non a caso, proprio in Danimarca, ho appena concluso il mio secondo romanzo, ambientato in Sardegna, intesa come non-luogo del mito.

C.C.: Il tuo viaggiare non è solo scoperta, ma anche divulgazione.

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Emma Fenu

E.F.: Pur vivendo felicemente in Danimarca, sono spesso in Italia per prendere parte a convegni, eventi, presentazioni sia di carattere scientifico, relativo all’infertilità, per Istituti di Sanità e per le Asl (i diritti del mio libro sono totalmente devoluti all’Associazione Progetto Endometriosi Onlus), sia di carattere intimo e informale, sia in contesti teatrali, con l’aiuto di attori, registi e sceneggiatori.

Da molti anni mi occupo di Storia delle Donne, sia in ambito accademico, tramite saggi, sia attraverso articoli a tema e narrativa. Ho pubblicato con Echos Edizioni il romanzo "Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità", sul lato oscuro della maternità, frutto di una ricerca durata due anni, attraverso la raccolta di 151 storie vere di rinascita, che infrangono tabù.

C.C.: Potresti definire meglio il ’lato oscuro della maternità’ ?

E.F.: Ci sono madri “cattive”, eredi di Medea. Esistono, non vivono solo attraverso uno schermo. Dobbiamo esserne consapevoli, per il bene dei bambini, in primis, ma anche per comprendere i sempre più diffusi casi di depressione post partum trascurati.

Ci sono madri “negate”, ossia prive di questo dono, per cause che spaziano dalla malattia, all’infertilità, a ostacoli oggettivi. Donne forti, che hanno saputo rinascere dalle proprie ceneri, generando speranza. Il mio romanzo è duro, ma è un inno alla vita e alla luce.

C.C.: 151 storie = 151 donne diverse? Hai parlato con loro? Perché hai deciso di fare questa ricerca?

E.F.: Ho postato online un invito a raccontarsi a me, un’estranea. Sono stata sommersa di storie intense, alcune drammatiche, altre dolcissime. Ne ho elaborato 12, il numero che simboleggia l’iniziazione, perché tutte fossero in tutte le storie e anche io, pur non avendo vissuto le esperienze narrate, fossi in tutte. Questa scelta, nata dall’esigenza di tutelare la privacy, ha conferito un carattere “corale” alla narrazione.

C.C.: Cosa pensi delle donne che hanno deciso coscientemente di non avere figli?

E.F.: La scelta di non essere mamme è personale e deve essere rispettata. Nel mio libro, sottolineo, però, una mia particolare accezione del termine Madre, secondo la quale ogni donna lo è, a prescindere dall’aver partorito o adottato un bambino:

«In verità, sono tutte storie di Madri.

Madri di idee, di progetti, di sogni.

Seni turgidi di Dee che accolgono amiche, sorelle, mariti, amanti.

Madri delle proprie madri e perfino di se stesse.

Capaci di far germogliare speranza e abortire fantasie, di creare dal nulla e di nutrire di sé: totalmente imperfette e, per questo, così seducenti e difficili da decifrare».

C.C.: Esiste ormai una letteratura femminile distinta da una maschile. Cosa credi faccia la differenza?

E.F.: Questione su cui si dibatte da tempo. Gli uomini scrivono diversamente dalle donne? Secondo alcuni studi sì, secondo altri no. Io mi interesso di letteratura sulle donne, per le donne, delle donne, non scritta necessariamente da loro, ma intesa a scoprire l’enigma che fece arrendere perfino Freud, perché solo sapere da dove veniamo e come la nostra storia è nata può renderci consapevoli del futuro che desideriamo, nella valorizzazione della parità e della differenza.

C.C.: Da dove nasce il bisogno di scrivere sulla maternità?

E.F.: Dal mio vissuto personale, sono affetta da endometriosi e portare a termine una gravidanza per me non è semplice, quindi non sono madre, pur avendo desiderato esserlo. Tuttavia, il libro non racconta la mia storia, ma si sofferma su uno degli stereotipi che maggiormente pesano sul modello femminile, ossia quello della femminilità che si afferma in toto solo nella maternità e nella visione edulcorata di quest’ultima.

C.C.: Perché hai deciso di devolvere il ricavato di questo tuo lavoro all’APE onlus?

E.F.: Come ti dicevo, sono affetta da endometriosi, che è la malattia anche di mia madre. Una malattia femminile subdola, spesso difficile da diagnosticare che, se non curata in modo appropriato, conduce al dolore cronico, all’infertilità o, addirittura, ad una serie infinita di interventi, nei casi più gravi. L’APE onlus ci offre l’opportunità di informarci e soprattutto di regalare alle nostre “figlie” un futuro sereno, libero dalla sofferenza.

C.C.: Leggere e scrivere, come le due attività s’incontrano, si definiscono, si alimentano? scrivere ti aiuta a leggere? leggere ti aiuta a scrivere?

E.F.: Leggere e scrivere sono due dei tanti volti di me, che mi portano verso l’obiettivo primario che è crescere interiormente e comunicare con l’altro. La lettura, a mio avviso, non può non essere fondamentale per uno scrittore: ad ogni riga scritta ne devono corrispondere mille lette.

Io sono la Emma che parla, quella che scrive, quella che colleziona bambole, quella che si infiamma per gli ideali, ma, soprattutto quella che legge sempre: i libri, gli altri, il mondo e, talvolta, se stessa.

Un’intervista di Carla Cristofoli per Altritaliani

Link utili:

Sito: Emma Fenu - Vite di Madri

Sito: Emma Fenu - Il Castello dei Libri

Sito Cultura al femminile - Donne semplicemente


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