Altritaliani.net

Forum sulla lingua italiana

giovedì 11 febbraio 2010

Questo forum è a disposizione di tutti coloro che vogliono intervenire sui temi relativi alla lingua italiana. Ci rivolgiamo particolarmente, ma non esclusivamente, ai tanti insegnanti che nel mondo fanno conoscere la nostra lingua. Questi troveranno cosi uno strumento per scambiarsi idee, esperienze e finanche materiali didattici ed informazioni.


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Forum

  • Forum sulla lingua italiana. Convegno internazionale : La piazza delle lingue 2010: L’italiano degli altri (Firenze, 27-31 maggio 2010)
    30 maggio 2010, di Anna Frabetti

    Un Evento organizzato dall’Accademia della Crusca

    Programma :

    LA PIAZZA DELLE LINGUE intende essere un momento non solo di riflessione scientifica, ma anche di divulgazione, con tavole rotonde, letture e veri e propri momenti di spettacolo, sui temi dell’incontro delle lingue e del multilinguismo. Il tema di quest’anno è L’italiano degli altri.

    L’italiano degli altri è certamente quello di chi vive fuori d’Italia e parla italiano perché è la lingua nazionale del proprio Paese o di una parte del proprio Paese (Svizzera, San Marino, Città del Vaticano), o perché egli stesso è di origine italiana (emigrato o figlio o nipote di emigrati). La definizione vale anche per chi, per libera scelta e, vorremmo dire, per “amore” si è fatto, attraverso lo studio o l’esperienza di vita, tramite appassionato all’estero della lingua e della cultura italiana: insegnante o “facilitatore” di contatti.

    L’italiano degli altri è anche quello di chi, nato altrove, oggi sempre con maggiore frequenza e intensità è spinto dalle necessità della vita a migrare in Italia ed è costretto a confrontarsi – lui e i propri figli – con una nuova lingua (che è anche una diversa cultura). Pensiamo soprattutto alla complessa realtà scolastica di oggi e alle nuove prospettive che si aprono e, insieme, alla crescente presenza di scrittori di altra lingua materna che scelgono l’italiano, senza passare attraverso una traduzione.

    Per scaricare il programma dei diversi incontri del convegno internazionale, delle tavole rotonde : http://www.accademiadellacrusca.it/img_usr/Programma_piazza_2010.pdf

    segreteria@crusca.fi.it + 055.454277 + 055.454278 www.accademiadellacrusca.it

    • Forum sulla lingua italiana. Convegno internazionale : La piazza delle lingue 2010: L’italiano degli altri (Firenze, 27-31 maggio 2010)
      23 agosto 2010, di Sarah
      Interesting to read about Italian language. This year I`m starting to learn it!
  • Forum sulla lingua italiana. Il Glottodrama, una nuova metodologia per l’insegnamento delle lingue straniere
    27 marzo 2010, di Carolina Drago, edizioni Novacultura

    Siamo lieti di

    portare alla vostra attenzione il Glottodrama, una nuova metodologia per l’insegnamento delle lingue straniere sviluppata dal Laboratorio di Ricerca Linguistica della società Novacultur, editrice della rivista Culturiana, con il sostegno finanziario del Lifelong Learning Programme della Commissione Europea.

    Il metodo integra l’approccio comunicativo con le tecniche teatrali ed è stato concepito e sperimentato per l’apprendimento dell’italiana come LS/L2 in otto paesi dell’Unione Europea. I test sperimentali hanno mostrato risultati eccellenti, soprattutto nel miglioramento delle abilità orali, e gli esperti della Commissione Europea hanno deciso di continuare a sostenere questa metodologia candidata nel 2010 al Label Europeo per le Lingue, riconoscimento riservato ai progetti d’eccellenza. Nell’ambito dell’attuale progetto europeo di disseminazione dei risultati, proponiamo corsi di formazione (2 settimane) per le insegnanti. I corsi sono eleggibili per borse di studio erogate dai Programmi Comenius e Grundtvig: http://ec.europa.eu/education/trainingdatabase.

    Per trovare i nostri corsi digiti il nominativo del soggetto organizzatore: Novacultur. Si Può visionare ulteriori informazioni generali sul metodo e sui corsi di formazione anche sul nostro sito ufficiale: http://www.glottodrama.eu

    Vi segnaliamo pertanto la preziosa opportunità di queste borse di studio pregandola di far circolare la notizia tra i professori d’italiano e anche di altre lingue. Le borse possono coprire l’intero costo del corso (viaggio, vitto, alloggio e quota di iscrizione) e possono essere ottenute facendo domanda entro il 30 aprile alla propria agenzia nazionale Comenius/Grundtvig.

    Carolina Drago
    Relazioni Internazionali
    Edizioni
    Novacultur - Tutors in Rome
    LLP European Project Glottodrama
    Via Bocca di Leone,36
    00187 Roma
    Tel.+39.06.99700347
    Fax +39.06.99701566
    http://www.glottodrama.eu
    info@glottodrama.eu
    http://www.tutorsinrome.it
    info@tutorsinrome.it
    http://www.culturiana.it
    info@culturiana.it

  • Forum sulla lingua italiana. I risultati di una ricerca linguistica sui testi del festival di San Remo.
    18 febbraio 2010

    Sono venti i sostantivi più ricorrenti. Vince, naturalmente, "amore".
    Sul palco sessant’anni di parole a ben guardare, sempre le stesse.

    di MASSIMO ARCANGELI e LUCA PIRODDI
    - La Repubblica(12 febbraio 2010)

    IL festival per antonomasia compie sessant’anni. Molti, e li dimostra tutti. Fenomeno di costume, prelibatissimo piatto per i golosi di gossip, cavanserraglio ineguagliabile di esibizioni, "prestazioni" e effetti speciali, da oltre mezzo secolo il Sanremo fa accumulare parole, parole, parole: parole su Sanremo...................................

    Il tempo, la natura, i sentimenti. A ripercorrere le strade tematico-lessicali più battute, sempre rimanendo ai sostantivi, la più gloriosa gara canora italiana ci racconta del privilegio accordato al "tempo" e alle sue partizioni ("giorno", "notte", "sera", "anni"); alle componenti ambientali ritagliate nello spazio cosmico o planetario, che vanno ad aggiungersi al "sole" ("mondo", "terra", "cielo", "luna", "stelle"); agli elementi di una natura di forze e impulsi elementari ("mare", "vento"); alla "vita" e ai suoi spaccati quotidiani ("casa", "gente", "strada", "città"); alle categorie di genere ("uomo", "donna"); alla sfera dei sentimenti, dei desideri, dell’immaginazione ("paura", "voglia", "sogni", "ricordi", "pensieri"); agli universi di senso vagamente religiosi ("anima", "luce"); ai tratti fisici più casti o inoffensivi del partner femminile o maschile (gli "occhi", le "mani", il "sorriso") e alle reciproche, timide concessioni amorose ("baci"). Ognuna di queste parole-temi vanta almeno duecento presenze; supera abbondantemente quota mille "vita", sfiorano il migliaio di attestazioni "mondo" e "giorno", oltrepassano le ottocento "notte" e "occhio", si collocano fra le cinquecento e le seicento "cielo" e "tempo", "mare" e "mano", "volta e "sogno"...............

    Per leggere l’articolo di Reppublica, clicca su questo link :

    • Forum sulla lingua italiana. I risultati di una ricerca linguistica sui testi del festival di San Remo.
      20 febbraio 2010, di Angela Gentile
      FESTIVAL DI SAN REMO E LA LINGUA Ho letto l´articolo sui ricorrenti sostantivi utilizzati a San Remo nelle canzoni, e in realtá penso che sia un´altra caratteristica, un altro "made in Italy"; vuol dire che sono romantici fino al punto di perdere il seno, ma no come Astolfo. Nonostante la morfologia dal singolare al plurale o la parte semantica o la funzione logica, i sostantivi italiani diffendono l´immagine portata da loro qua in Argentina : "Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace". Angela
  • Forum sulla lingua italiana. Ma cosa vuoi che sia una canzone, Edizioni del Mulino.
    13 febbraio 2010, di Giuseppe Antonelli

    Ma cosa vuoi che sia una canzone
    Mezzo secolo di italiano cantata

    Edizioni del Mulino
    pp. 264, € 16,00
    978-88-15-13406-6
    anno di pubblicazione 2010
    in libreria dal 11/02/2010

    La storia siamo noi, le nostre canzoni stonate urlate al cielo lassù. C’è chi dice che nell’amor le parole non contano, conta la musica, ma proprio quando pensi che sian troppe le parole, ti accorgi che sono gocce di memoria: parole, parole, parole per questo amore fatto solo di poesia (la citazione è il sintomo d’amore al quale non sappiamo rinunciare). Questo libro riconsidera i testi delle mille canzoni italiane più vendute negli ultimi cinquant’anni, nell’intento di ricostruire - attraverso quelle parole - mezzo secolo di storia della nostra lingua. Mille testi spogliati della musica e fatti a brani; mille testi scrostati dalla vernice dello stile e della retorica e raccontati da un linguista appassionato di canzonette. Quelle delle canzoni, però, sono parole speciali: parole che restano così, nel cuore della gente. Sarà dunque il lettore a ridare a quei versi il ritmo e l’intonazione giusta, facendo di questo libro uno spartito da sfogliare, da leggere, da consultare, ma sempre canticchiando.

    Giuseppe Antonelli insegna Linguistica italiana nell’Università di Cassino. Ha pubblicato, tra l’altro, "Lingua ipermedia. La parola di scrittore oggi in Italia" (Manni, 2006), "L’italiano: istruzioni per l’uso" (con L. Serianni, Bruno Mondadori, 2006) e, con il Mulino, "L’italiano nella società della comunicazione" (2007).

  • Forum sulla lingua italiana. PRENDERE SANREMO ALLA LETTERA
    13 febbraio 2010, di GIUSEPPE ANTONELLI

    Repubblica — 12 febbraio 2010 pagina 53 sezione: CULTURA

    Il testo che pubblichiamo è da oggi online sul sito www.mulino.it. Il linguista è autore di "Ma cosa vuoi che sia una canzone. Mezzo secolo di italiano cantato", edito dal Mulino. Una delle cose che succedono quando si legge il testo di una canzone senza conoscerne la musica è di canticchiarla seguendo un’ altra musica, già nota. Così, quando nel testo di Arisa si trova il verso «ma l’ amore, ma l’ amore no», l’ istinto di scandirlo come in una canzone di Arbore («ma la notte, ma la notte no») è quasi irresistibile. È quel fenomeno che i filologi chiamano memoria involontaria: calchi ritmici interiorizzati che ritornano quando meno ce l’ aspettiamo. (Con le canzoni questo succede spesso, perché proprio il ritmo - con la melodia fa sì che quelle parole restino così, nel cuore della gente). Lo stesso meccanismo porta ad accostare «c’ è l’ Italia paese di santi / pochi idraulici e troppe badanti» (Cristicchi) a «buongiorno Italia con i tuoi artisti / con troppa America sui manifesti» (Toto Cutugno)......................

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  • Forum sulla lingua italiana. L’uso della lingua nella canzone italiana, di Luisa Tramontana, docente di lingua italiana dell’ Università per stranieri di Perugia – esperta in linguaggi giovanili.
    12 febbraio 2010

    L’uso della lingua nella canzone italiana. La linea verde nelle canzoni. Gli esempi emblematici di Celentano e Gaber. venerdì 12 febbraio 2010

    L’evoluzione del costume italiano, negli anni sessanta passò anche attraverso l’uso dell’italiano. Vediamo sul tema della “città” il confronto poetico-linguistico tra due note canzoni di Adriano Celentano e Giorgio Gaber. Due esempi emblematici del rapporto tra la poetica della canzone e il linguaggio del suo tempo. Cambiava il modo degli italiani di percepire il mondo, così anche la lingua andava “rivoluzionandosi”.

    Partendo dal 1966, dalla canzone Il ragazzo della via Gluck, nel cui testo ci sono molti riferimenti autobiografici ( la via Gluck è la via dove Adriano Celentano viveva con la famiglia, e gli 8 anni passati sono un riferimento all’inizio della carriera discografica del cantante), partendo dalla via dove viveva, dove gente tranquilla lavorava, dove i ragazzi si divertivano, dove c’era l’erba ….. arriviamo alla domanda finale: perché continuano a costruire le case, perché non lasciano l’erba? ............. ..................

    Per leggere l’articolo, clicca sul link seguente :http://www.altritaliani.net/spip.php?article347

  • Forum sulla lingua italiana.L’italiano neo-standard: Per parlare l’italiano di oggi. Di Natale Fioretto
    9 febbraio 2010

    Il forum sulla lingua italiana di Altritaliani si arricchisce di un nuovo contributo di Natale Fioretto, docente di linguistica dell’Università per Stranieri di Perugia. lunedì 8 febbraio 2010.

    Spesso l’italiano che si studia (specie all’estero – italiano standard) non corrisponde ai registri linguistici attuali (italiano neostandard). In una Europa che cresce ai tempi della globalizzazione, appare interessante diffondere una migliore conoscenza della nostra lingua e dei suoi mutamenti. E’ lo scopo che si propone il nostro sito. Un nuovo contributo di Natale Fioretto, docente di linguistica, per aiutarci a capire come si parla nell’Italia di oggi, utile per gli operatori e neofiti della lingua. Se è vero che l’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo è bene farla conoscere.

    In tutte le tradizioni linguistiche, accanto alla norma linguistica si afferma un uso più flessibile, proprio dei registri informali del parlato che interpreta le esigenze comunicative di una fascia media di parlanti e che tende ad accogliere dei tratti e delle innovazioni un tempo oggetto di sanzione negativa. Vorrei riprendere e sintetizzare, in questa sede, buona parte dei materiali proposti tratteggiando quello che è stato più volte definito italiano dell’uso medio o italiano neostandard..............

    Per leggere l’articolo, clicca sul link sotto

  • Forum sulla lingua italiana. Il 2009 letterario : Tra anniversari, ristampe e novità, da Sciascia, Camilleri a Tabucchi.
    31 gennaio 2010

    Variazioni sul tempo che invecchia. Un percorso nella narrativa italiana, di Giovanni Capecchi, docente di letteratura italiana dell’Università per Stranieri di Perugia (30/01/2010).

    LEGGI L’ARTICOLO CLICCANDO SUL LINK SOTTO :

  • Forum sulla lingua italiana. Di Repubblica, lunedi 18 gennaio 2010. Leggi l’articolo.
    18 gennaio 2010

    Molte domande sui congiuntivi, sul plurale di euro o sul femminile di avvocato.L´ortografia è in testa ma vengono inviati anche quesiti sul lessico o sui neologismi
    Sul web la Crusca scioglie i dubbi sull’italiano, lingua sconosciuta.
    Di LAURA MONTANARI

    FIRENZE - C’è una finestra da cui si vede l’italiano che ci tormenta, i dubbi di ortografia che fatichiamo a confessare, i neologismi che maneggiamo incerti: si scrive qual è o qual’è? Si dice cioccolata o cioccolato? Si può usare per gli immigrati il termine "respingimenti"? E in un tema la parola "tronista"? Il servizio di pronto soccorso sulla nostra lingua tutti i giorni raccoglie in una casella di posta elettronica sul sito dell’Accademia della Crusca, dieci o venti cose che non sappiamo sulle parole e sulla grammatica della lingua italiana. Una piccola redazione di esperti, a Firenze, risponde on line o via e-mail gratuitamente: nel 2009 l’hanno fatto 900 volte, spiega Raffaella Setti docente (a contratto) alla facoltà di Scienze della Formazione. Un aumento progressivo delle richieste a dimostrazione che la lingua è un terreno minato. A inviare quesiti non sono soltanto insegnanti, docenti universitari, persone che frequentano abitualmente il sito del principale istituto che si occupa di ricerche sull’italiano, ma famiglie, studenti, professionisti e curiosi, persone anche lontane dagli studi umanistici. Un signora di Bologna per esempio, vuole sapere se ha ragione la maestra di sua figlia nel dire che si scrive "sogniando" e non "sognando"................

    Leggi l’articolo di Repubblica cliccando sul link sotto :

  • L’italiano come necessità : gli alunni stranieri nella scuola italiana, di Giovanni Solinas per Altritaliani (12 gennaio 2010)
    12 gennaio 2010

    Cosa significa insegnare l’italiano agli alunni stranieri presenti nella scuola italiana? Cosa significa farlo in tempi in cui l’Italia è divenuta ormai meta di immigrazione, e quello dei flussi migratori può essere considerato il fenomeno sociale più rilevante degli ultimi decenni per il nostro paese?

    Una premessa: in italiano, quando si fa un mestiere difficile, che prevede il confronto diretto e quotidiano con questioni sociali complesse, o magari brucianti, si usa l’espressione figurata "essere al fronte". "Sono al fronte", cioè metto direttamente le mani nella cosa; lo faccio io, senza mediazioni fra me e il suo corpo scottante. A dire la verità ho sempre nutrito un certo sospetto verso questa espressione...................

    LEGGI TUTTO L’ARTICOLO DI GIOVANNI SOLINAS CLICCANDO SUL LINK.

  • Forum sulla lingua italiana. Bella e scialla: ecco come parla la "generazione 20 parole", di Alessio Balbi
    12 gennaio 2010

    La Repubblica.it (12 gennaio 2010)
    Secondo una ricerca inglese che analizza il linguaggio dei ragazzi sul web i termini utilizzati dai coetanei su internet o cellulare sono appena 800
    Bella e scialla: ecco come parla la "generazione 20 parole"di ALESSIO BALBI

    ................. Applicando gli stessi criteri alle comunicazioni elettroniche tra ragazzi italiani emergerebbero verosimilmente gli ormai proverbiali "xke" al posto di "perché", "tvb" per "ti voglio bene" o "cmq" invece di "comunque". Ma anche nuove forme di saluto, come "bella", rivisitazione del vecchio "ciao". O slittamenti del significato, come nel caso di "pisciare", ormai usato come sinonimo di "lasciare", "abbandonare". Oppure "accollarsi", sostituto di "mettersi in mezzo", "dare fastidio". Termini che spesso nascono per esigenze di spazio, per rispettare gli angusti limiti degli sms o dei cinguettii su Twitter. E che altre volte vengono scelti per marcare una distanza da chi guarda da fuori ed è abituato ad esprimersi in un altro modo………….

    PER LEGGERE L’ARTICOLO di Alessio Balbi, VAI AL SITO DI REPUBBLICA. BASTA UN CLIC :

  • CHE LINGUA CHE FA? I PROBLEMI DELLA LINGUA ITALIANA
    17 dicembre 2009

    Intervista alla Dott.ssa Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca pubblicata sul portale Agoravox Italia, il 15 dicembre 2009

    L’Accademia della Crusca rappresenta sicuramente la più prestigiosa istituzione linguistica italiana. Raccoglie studiosi ed esperti di linguistica e filologia italiana e, fra quelle esistenti, è la più antica accademia italiana. Siamo riusciti ad intervistare il presidente. Anzi la presidente. La dottoressa Nicoletta Maraschio, prima donna a ricoprire tale carica, dal 1582.

    Dottoressa Maraschio, ci descrive in poche parole come nasce e di cosa si occupa l’Accademia della Crusca?

    L’Accademia della Crusca nasce nel 1582-83 con l’obiettivo chiaro e definito di occuparsi dei testi e della filologia della lingua italiana. Intorno agli anni novanta del ‘500, si orienta verso un vocabolario che uscirà nel 1612, cui faranno seguito quattro edizioni, diventando un testo fondamentale per chiunque volesse scrivere in italiano. Un vocabolario imitato dai grandi vocabolari europei che ha contribuito a diffondere la consapevolezza che proprio in un vocabolario si poteva concentrare e dare espressione all’identità linguistica e nazionale di un popolo. Il vocabolario è stato appena ripubblicato in anastatica con un volume di accompagnamento e un dvd.

    Qual è il rapporto tra “lingua ufficiale” e dialetti?

    Al di sotto dell’italiano come lingua testo hanno svolto un ruolo importante i dialetti, una vera e propria ricchezza della nostra storia linguistica. Dal punto di vista dell’uso, ad esempio in famiglia o nei luoghi di lavoro, i dati Istat registrano un uso calante del dialetto anche se la percentuale degli utilizzatori è molto alta, oltre il 30%, con picchi molto elevati in in alcune ragioni come Sicilia, Veneto e Campania. Ma anche i dialetti, come la lingua, hanno subito una trasformazione: sono meno utilizzati dalle nuove generazioni, che li conoscono meno, e si sono italianizzati, cioè hanno subito l’influenza dell’italiano, per cui molte parole non sono quelle originali ma sostituite da vocaboli prettamente italiani. Il dialetto viene recuperato in ambito letterario - si veda l’esempio di Camilleri o la poesia dialettale - e recuperato dai giovani (internet, blog) con una funzione non solo comunicativa ma espressiva. Si usa per scherzare, per giocare, per esprimere sentimenti che con la lingua ufficiale potrebbero apparire banali.

    C’è un decadimento o un impoverimento della lingua, soprattutto di quella parlata?

    Per rispondere dobbiamo anzitutto considerare la lingua in maniera astratta. L’italiano, dal punto di vista delle sue potenzialità, resta una lingua complessa e ricca, con un vocabolario particolarmente ampio. E questo deriva dalla sua storia, perché l’italiano nasce come lingua letteraria, come lingua scritta, particolarmente elegante e ricca di varianti. Questo dal punto di vista astratto. Poi, però, bisogna guardare agli usi della lingua, c’è il lato della concretezza degli usi, direttamente influenzati dalle situazioni comunicative in cui la lingua è utilizzata. Anche qui è necessario distinguere tra diverse persone perché la formazione linguistica delle stesse è molto carente. E questo è da imputare principalmente alla scuola perché di fatto è lì che si registra una scarsa attenzione alle diverse potenzialità della lingua, e quindi a un addestramento ai diversi usi: gli stessi insegnanti non hanno una formazione propriamente linguistica e di tutto quello che sarebbe necessario per usare bene una lingua. C’è alla base una carenza di formazione degli insegnati e carenze della scuola per quanto riguarda la formazione linguistica, ignorando il potere e la centralità della lingua.

    Cosa pensa dell’analfabetismo di ritorno e del fatto che una percentuale importante della popolazione italiana dispone di una competenza molto bassa della lingua nazionale?

    Questo problema è strettamente connesso alle nuove forme di comunicazione (email, skype sms), dove non importa utilizzare tutte le potenzialità della lingua ma è fondamentale ottenere certi risultati e quindi che la lingua venga utilizzata in maniera efficace............

    PER LEGGERE TUTTA QUESTA INTERESSANTE INTERVISTA, CLICCA SUL LINK SOTTO

    http://www.agoravox.it/attualita/cultura/article/che-lingua-fa-i-problemi-della-11427

  • Italiano, questo sconosciuto."Studenti quasi analfabeti". Tratto da "Repubblica" del 8 Dicembre.
    9 dicembre 2009, di di MAURIZIO CROSETTI

    La maggior parte dei giovani ignora grammatica e sintassi. Anche nelle università.
    Viaggio in un Paese che non conosce più la sua lingua

    Io cossi tu cuocesti egli cosse: cos’è ’sta roba? Piccolo esame di verbi: "Se io sarebbe più abile, tu mi affiderai una squadra". Ma anche: "Se tu saresti più alto, potessi giocare a pallacanestro". Nel cimitero dove giacciono, insepolte, sintassi e ortografia, accenti e apostrofi si confondono in un’unica insalata nizzarda di parole: "Non so qual’è la prima qualità di un’uomo". E tutto questo accade, si legge, si scrive all’Università. Test d’ingresso per le facoltà a numero chiuso, anno di disgrazia 2009: alcuni degli aspiranti dottori del terzo millennio hanno risposto così. "I giovani che arrivano dalle scuole superiori sono semi-analfabeti", ha dichiarato il magnifico rettore dell’ateneo bolognese, Ivano Dionigi.

    E chi ha già superato il traguardo della laurea non sta poi tanto meglio: secondo una ricerca del Centro Europeo dell’Educazione (CADE, o forse sarebbe meglio dire casca: l’asino), l’otto per cento dei nostri laureati non è in grado di utilizzare pienamente la scrittura. Anzi, peggio: 21 laureati su 100 non vanno oltre il livello minimo di decifrazione di un testo. Cioè, se proprio va bene riescono a far partire la lavastoviglie leggendo le istruzioni, oppure intuiscono le controindicazioni dell’aspirina. Ma di più no.

    Ancora: un laureato su cinque non riesce a dirimere un’ambiguità lessicale. E un laureato su tre ha meno di cento libri in casa, quasi sempre quelli che ha (più o meno) sfogliato per arrivare al pezzo di carta. Ma su quella carta, troppo spesso è come se fossero impressi geroglifici. E non parliamo poi di quando è necessario scrivere un testo.

    Per questo, molti atenei hanno deciso di organizzare corsi di recupero di italiano per le matricole: grammatica e sintassi, cioè argomenti da prima media. "I ragazzi non conoscono il significato di espressioni lessicali banalissime", spiega Pier Maria Furlan, preside di Medicina 2 a Torino, dove appunto si torna sui banchi quasi per fare le aste, e per ripassare (o per studiare?) il congiuntivo. "Credetemi, è una situazione da mettersi le mani nei capelli. Per fortuna, gli studenti sono abbastanza consapevoli dei propri limiti: gli iscritti ai corsi di recupero sono oltre 35 su cento".

    Come nasce lo "studente analfabeta"? Quando comincia a diventarlo? .........................

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  • Il linguaggio giovanile, di Luisa Tramontana
    2 dicembre 2009

    Cari amici, si arricchiesce di un nuovo, importante ed utile intervento il nostro forum sulla lingua italiana.

    Interviene la Prof. Luisa Tramontana dell’Università per Stranieri di Perugia, che peraltro è una esperta dei linguaggi giovanili. Proprio del linguaggio giovanile ci parla prendendo spunto da un brano letterari dello scrittore Stefano Benni.

    Con l’occasione vi invitiamo a partecipare al nostro forum sulla lingua, intervenite! Raccontateci le vostre esperienze nello studio o nell’insegnamento della lingua italiana. Inviateci idee, proposte, suggerimenti, opinioni. Grazie Nicola Guarino per Altritaliani.net

    Aspettiamo le vostre reazioni ! Per leggere l’articolo della Prof. Luisa Tramontana :

    http://www.altritaliani.net/spip.php?article281

  • L’emotività del verbo, di Natale Fioretto, docente di linguistica italiana dell’Università per Stranieri di Perugia.
    2 dicembre 2009

    Quando seguiamo un pensiero e cerchiamo di tradurlo in un messaggio ordinato e coerente, non sempre siamo attenti alle immense possibilità plastiche che ci offre la lingua come sistema di corrispondenze e opposizioni. Volendo sorvolare, intenzionalmente, sulla ricchezza di un lessico attento, vorrei soffermarmi sulla, definiamola così, emotività dei verbi. Il verbo, oltre ad assolvere il compito di conferire dinamicità all’enunciato, in italiano si fa carico di marche di significato estremamente importanti.

    Talvolta ce ne accorgiamo, se lasciamo risuonare qualche frase letta o detta. Un passato remoto, tanto per fare un esempio, etichettato come tempo della lontananza, non viene considerato come aspetto della partecipazione. Dai tempi della scuola siamo stati abituati a identificare modi e tempi verbali, senza prenderne in considerazione l’aspettualità. Siamo, per così dire, attenti al tempo in cui l’azione descritta dal verbo accade, alla sua eventualità, alla realtà che esprime, ma non a quanto di noi trasmettiamo. L’aspetto, detto in modo molto semplice, è l’atteggiamento con cui il parlante compie linguisticamente un’azione. Ora, nella frase

    Un mese fa incontrai Maria

    si mette in rilievo che l’azione è “remota” cioè che non ha relazioni evidenti con il momento presente, ma non dobbiamo dimenticare che il parlante scegliendo il passato remoto mette in evidenza che egli sente distante l’azione. Sarebbe come dire:

    Maria è talmente antipatica che non mi va ricordare un incontro sgradevole.

    Il locutore, dunque, si pone in una prospettiva che non è più solo temporale.

    Un altro esempio, volutamente estremo, può servire per mettere in evidenza l’atteggiamento del parlante. Se io dovessi mostrare a dei miei ospiti la biblioteca di casa mia – tale biblioteca esiste, ma non ha nulla a che vedere con l’ordine e l’organizzazione di una vera biblioteca – potrei dire:

    Questa sarebbe la mia biblioteca.

    Perché il modo condizionale? Alle tante sfumature modali – la virtualità, la probabilità, il dubbio soprattutto con i verbi volere, dovere, potere, il desiderio –, potremmo aggiungere un valore aspettuale molto intenso. Nel presentare la mia biblioteca, mi dispongo mentalmente in una posizione di subalternità nei confronti degli ospiti che vengono lasciati liberi di decidere sulla bontà o meno della mia biblioteca, dal momento che intenzionalmente, l’ego comunicante si ritrae per lasciare spazio all’interlocutore. Ecco perché, generalmente, il condizionale viene sentito gentile: il soggetto si ritrae dando maggiore peso alla volontà dell’altro.
    Un vero esercizio di umiltà!

  • Convegno internazionale. L’Italia e l’America Latina: migrazioni, interscambi, influenze. 26-28 novembre 2009
    13 novembre 2009, di Walter Zidaric (Università di Nantes)

    Convegno Internazionale organizzato all’Università di Nantes in collaborazione con l’Università di Groninga (Paesi Bassi): 26-27-28 novembre 2009. A Nantes, UFR de Langues, aula 410.

    Le forti relazioni che legano l’Italia ai paesi latinoamericani, non esclusivamente in campo linguistico e culturale, saranno al centro di questo convegno. Gli organizzatori intendono associare a questa manifestazione scientifica università e istituzioni italiane e, in particolar modo, specialisti di queste problematiche provenienti dai paesi latinoamericani (Argentina, Brasile, Uruguay, ecc.).

    Oggi più di 40 milioni di abitanti di origine italiana vivono in diversi paesi latinoamericani, di cui più della metà in Brasile, e i nostri interessi vertono sui vari e molteplici aspetti di questo metissaggio culturale.

    Gli atti del convegno saranno pubblicati entro il 2010, presso le edizioni Peter Lang.

    Programma del convegno : 26-28 novembre 2009

    26/11/09

    14,00 apertura e discorsi di benvenuto

    Hervé QUINTIN – Preside della facoltà di Lingue Pierre CARBONI – direttore del centro di ricerca CRINI

    14,15 Valentina Porcellana (Università degli Studi di Torino) « Sono partiti per fare la Merica. Autobiografie sociolinguistiche di italo-brasiliani e italo-argentini »

    14,45 Giovanni Bonato (Université de Paris X Nanterre) « La concessione della cittadinanza italiana per discendenza e il suo utilizzo in Europa »

    15,15 : Luca Marsi (Université de Paris X Nanterre) « Gli scambi commerciali Italia - America Latina: dati statistici e temi di riflessione »

    15,45 : Discussione 16,15 : Pausa

    16,30 Proiezione del film documentario/ La Merica/ di e in presenza del regista Federico Ferrone*

    17,30 Tavola rotonda (Gloria Paganini, Giovanni Bonato, Luca Marsi, Valentina Porcellana, Federico Ferrone)

    18,30 fine

    27/11/09

    10,00 Antonio Folquito Verona (Faculdade de Ciências e Letras de Assis - Campus da Universidade Estadual Paulista (UNESP), Brasil) « Chiesa e immigrati italiani: nascita e espansione della ’Congregação Cristã no Brasil (CCB)’, nello Stato di São Paulo, tra il 1910 e il 1940 »

    10,30 Nicolas de Ribas (Université d’Artois) « Iter Toscanium : influences politiques et interférences culturelles « italiennes » dans la construction du projet de libération du Pérou du jésuite Viscardo y Guzmàn (1748-1798) »

    11,00 Nuncia Maria S de Constantino (Pontifícia Universidade Católica do Rio Grande do Sul, Brasil) « Voci delle donne immigranti nel Brasile meridionale: Memoria e Soggettività »

    11,30 Pausa

    11,45 Maria Carmela D’Angelo (Université de Groningen, NL) « L’Italia e gli italiani nella narrativa di Griselda Gambaro»

    12,15 Laura Toppan (Université de Nancy 2) « Un lettore dell’altro mondo » : Mario Luzi (1914-2005) e la letteratura sudamericana

    12,45 Discussione

    14,30 Karine Cardini (Université de Nantes) « Dal vissuto al narrato : De Amicis e l’America latina »

    15,00 Paul Colombani (Université de Nantes) « La Patria lontana : un viaggio transoceanico con lo sguardo rivolto all’Italia (Corradini-De Amicis)»

    15,30 Yasmina Khamal (Université Catholique de Louvain) «Il Messico di Pino Cacucci : tra racconto e resistenza»

    16,00 Pausa

    16,15 Costantino Maeder (Université Catholique de Louvain) « Il Cristoforo Colombo di Illica: narrazione di un sogno perduto »

    16,45 Walter Zidaric (Université de Nantes) « Il Guarany di Carlos Antonio Gomes e Antonio Scalvini: il mito fondatore dell’opera in Brasile »

    17,15 discussione e fine

    28/11/2009

    10,00 Gabriela Rodriguez (Université de Toulouse) « Lunfardo, luogo di un processo d’integrazione ? »

    10,30 Bob de Jonge (Université de Groningen) « Influenze della lingua italiana sullo spagnolo del Río de la Plata »

    11,00 Vera Lúcia de Oliveira (Università degli studi di Lecce) « La mia patria è la memoria? »

    11,30 Pausa

    11,45 Amandine Mélan (Université Catholique de Louvain) « Guerra di popolo in Cile di Dario Fo: dal Cile all’Italia, dalla denuncia alla messa in guardia tramite un teatro impegnato »

    12,15 Stefania Cubeddu (Université de Nantes) « Partir para volver, Oscuramente fuerte es la vida e La tierra incomparable di Antonio dal Masetto »

    12,45 Discussione finale

    Per saperne di più, vedete il sito del Convegno :

    http://odur.let.rug.nl/ dejonge/invest/nantes/

  • 9a settimana della lingua italiana nel mondo
    24 ottobre 2009, di Natália

    Carissimi amici

    la lingua che ci accomuna e magari ha fatto conoscerci (intendo almeno i colleghi perugini :) celebra la sua festa nel mondo. Così anche in Slovacchia. L´Istituto italiano di cultura in collaborazione con alcune scuole, docenti e altre strutture ha organizzato una serie di eventi di cui natura varia dalla pittorica a quella letteraria e che adesso propongo alla vostra attenzione in programma allegato... http://www.iicbratislava.esteri.it

  • Forum sulla lingua italiana : La Lingua italiana? Un autentico successo!
    24 ottobre 2009, di Veleno

    Mi scuso con i lettori, ma per una volta (è già capitato) sarò meno “velenoso” del solito. Ho una scusante, infatti l’editoriale che segue è, come suole dirsi, “veramente” un editoriale, ovvero l’espressione della linea del nostro sito Altritaliani.net, ed ha una finalità: aprire un dibattito sul valore della cultura e della lingua italiana oggi nel mondo. Apriremo un forum su questo tema e speriamo di avere tanti contributi che ci aiutino a capire il perché di tanto successo dell’italiano nel mondo. Sì, perché di questo si parla. Può forse, per vari motivi sorprendere o no (non lo so), ma l’italiano e la sua cultura hanno ovunque successo. Non vi è continente dove non siano operativi Istituti governativi di Cultura italiana, dove non sia presente la gloriosa fondazione Dante Alighieri (dovuta al Carducci), ma anche la presenza in diverse scuole ed università “straniere”, di corsi di lingua e civilizzazione italiana testimoniano questo interesse.

    Fino all’anno scorso, la lingua italiana era al terzo posto nel mondo come lingue più studiata. Questo anno è stata superata dal colosso cinese. Tuttavia si tratta di un quarto posto molto lusinghiero, ma che pone come vedremo delle domande. Intanto ricordiamo che l’inglese è al primo posto seguito dallo spagnolo e dal new entry Cina. Segue l’italiano, più studiato del francese (dodicesimo posto), lingua che, per tutto il XIX secolo e parte del XX, per non parlare di epoche più antiche, fu la lingua del mondo. Meglio dell’arabo, malgrado la considerevole importanza geografica e politica di quell’area che si estende dal Maghreb fino alle porte dell’estremo oriente. Più del tedesco, che fu lingua di un paese colonizzatore, che con l’Austria aveva dominato buona parte dell’Europa e del mondo. Più dell’emergente russo e per citare un ultimo esempio, più del giapponese. Il Giappone è pur sempre la seconda potenza economica mondiale.

    E….allora? Qual è il segreto di tanto successo dell’Italia? Il nostro Bel Paese ha certamente conosciuto giorni migliori degli attuali. Non si può dire che siamo al top della popolarità, in politica, ma anche in economia o in tante attività culturali (cinema, editoria, per citare solo due esempi), la nostra coraggiosa ricerca scientifica è sempre meno finanziata, tanto da indurre alcuni dei nostri migliori cervelli a cercare spazio, risorse e lavoro altrove. La nostra influenza politica nel mondo è sempre più scarsa, anzi su alcuni temi come l’informazione, l’immigrazione, siamo visti all’estero in modo più che critico. Né, invero il nostro governante si mostra come esempio da esportare di rettitudine, serietà e sobrietà.

    E….allora? Qual è il segreto di tanto successo della lingua italiana? Io non propongo risposte, domanderemo, nel nostro forum, ai tanti formatori e professori che in Armenia come in Australia, in Brasile come in Russia, in Marocco come in Argentina o negli Stati Uniti o nel lontano Iran, s’impegnano, in diversi istituti ed università per far conoscere la nostra lingua e la nostra cultura. Spero che leggeremo attraverso il loro racconto vissuto, le ragioni di tanto successo.

    Credo, tuttavia, ma potrei sbagliarmi, che non si possa credere che il segreto sia solo nel “peso” storico, artistico e culturale di una terra che fu di Giulio Cesare, ma anche di Leonardo da Vinci, Dante, Caravaggio e Beccaria. Ho il sospetto che dietro questo successo vi possano essere anche altri motivi di maggiore attualità. Saremo a vedere.

    Veleno

  • Forum sulla lingua italiana
    20 ottobre 2009, di Françoise

    A proposition dell’editoriale di Veleno sul successo della lingua italiana nel mondo, ci scrive Françoise Lamblin. Studia l’italiano con passione.

    Non insegno l’italiano, anzi lo imparo da 5 anni, da quando sono andata in pensione. Da allora è diventato una vera passione; non riesco nemmeno io a spiegarmelo. Il vostro articolo offre un pretesto per una riflessione sull’argomento.

    In primo luogo credo che il successo dell’italiano in tutto il mondo abbia molto a che vedere con l’emigrazione italiana durante il secolo scorso.

    Per tutta la vita ho avuto contatti stretti con figlie di emigranti, sia durante l’infanzia che al liceo, che all’università, erano numerose quelle che portavano cognomi italiani. Erano allieve povere come noi e i loro genitori si erano adattati alla Francia con molte difficoltà. Ho sentito profondamente la loro nostalgia della "terra madre", di un paese lontano, col sole, che avevano dovuto lasciare loro malgrado. Da quel tempo anche per me l’Italia ha un pò il sapore di un "paradiso perduto"

    Quando 5 anni fa ho letto per caso sul giornale locale l’invito "Benvenuti in Italia!", si trattava di lezioni per principianti nel circolo culturale della Sardegna, dove si incontravano gli emigranti di una volta, cioè "Altritaliani", o i loro figli o nipoti. Ho colto l’occasione senza indugiare.

    Ho potuto notare che la motivazione della gente per imparare l’italiano era di nuovo una conseguenza dell’immigrazione. La metà degli iscritti volevano imparare la lingua perché avevano uno zio, una nonna o un cugino da trovare in Italia o perché volevano conoscere le radici della loro famiglia. Gli altri volevano andarci per turismo.

    In secondo luogo mi pare che sottovaluti il "peso" artistico e culturale dell’Italia. Infatti molta gente sogna di visitare le grandi città turistiche e spesso , col primo viaggio, alcuni scoprono di più: cioè che la lingua è bellissima, che gli Italiani sono aperti, accoglienti e cordiali. Dunque c’è una terribile frustrazione quando non si può parlare e conversare. Allora si torna a casa con una nuova motivazione.

    I due primi anni ho imparato le basi, poi sono andata in Sicilia. Durante la preparazione del viaggio ho scoperto l’immensità della mia ignoranza su questo paese. Dopo il viaggio sono rimasta incantata dalla sua bellezza ma anche sbalordita di fronte alla sua povertà. Volevo capire come mai un’isola tanto grande, ricca, affascinante aveva potuto lasciare partire i suoi figli. Allora per un anno ho letto tuttto quello che poteva portarmi informazioni. Per caso ho trovato la migliore chiave per accedere alla Sicilia: Leonardo Sciascia. 

    Nel frattempo sapevo già leggere un pò in italiano e Sciascia è diventato presto il mio scrittore preferito. I suoi tre primi libri sono stati per me una rivelazione sulla storia, sull’emigrazione, sull’umanesimo, sulla letteratura. Sono tornata in Sicilia e ho fatto un pellegrinaggio a Racalmuto, alla sua fondazione e al cimitero, è stato davvero commovente.

    Terzo e ultimo punto. Forse Lei, come "native speaker" non è abbastanza consapevole della bellezza della sua lingua. Non per niente è la lingua della musica. Quando si comincia ad imparare, ascoltare, conversare, leggere, non si può più smettere, si deve andare avanti.

    Allora i fatti politici attuali - miserabili e pietosi - non possono alterare il mio entusiasmo. Ed ogni autore che scopro adesso da autodidatta diventa - come sulla bella fotografia del suo editoriale - una finestra, un’ apertura sul mondo.

    • Forum sulla lingua italiana
      20 ottobre 2009, di Nicola Guarino
      Gentilissima signora, condivido un po’ tutta la sua analisi. Aggiungo solo che probabilmente il successo della lingua italiana è dovuto anche al made in Italy, un certo stile italiano che penetra in molte nazioni, sia come moda, sia nell’economia, che nella cultura e finanche in certi modelli di vita sociale che, all’estero, piacciono e seducono. Da qui il desiderio di conoscere questa bella e viva lingua. Debbo anche dire che questo decantato "stile italiano" è messo sempre più a dura prova da esempi pubblici e privati della nostra società che non definirei certo edificanti. Grazie del suo intervento. Nicola Guarino
    • Forum sulla lingua italiana
      13 novembre 2009, di Sonia
      Cara Signora, sono sconcertata (in senso positivissimo) dalla padronanza che lei ha della lingua italiana. se é vero che la studia da soli 5 anni, le faccio i miei più sentiti complimenti, e la invito a continuare, e, perché no, a fare degli adepti intorno a lei!!! Brava, mille volte brava.
  • Italiano, lingua di plastica di Natalino Fioretto
    18 ottobre 2009, di Hartmut
    Sono un ospite - sia in Italia, sia nella lingua italiana - e vorrei aggiungere una considerazione al famoso "attimino" che divenne da concetto temporale anche un concetto spaziale: "Gentilmente, si sposti un attimino più in la!"
    • Italiano, lingua di plastica di Natalino Fioretto
      18 ottobre 2009, di eleonora puntillo, giornalista
      Segnalo a Natalino Fioretto l’uso ormai ahimé generale e consolidato non solo nella comunicazione interpersonale ma anche nella Tv, nei dialoghi e nel doppiaggio dei film, nelle formule postali, etc. del vero e proprio "sproposito" linguistico, ossia l’uso del termine "spiacente". Dovrebbe essere pacifico che spiacente è semplicemente il contrario di piacente, e che quindi dichiararsi spiacente equivale a dire più o meno che chi parla è sgradevole, disgustoso, schifoso o giù di lì. Mi sorprende la definizione che ne da il Devoto Oli: "spiacente : dispiaciuto rammaricato" peraltro in aperta contraddizione con il lemma successivo: "spiacére: causare rammarico, rincrescimento, amareggiare, provocare delusione", quindi...?
    • Italiano, lingua di plastica di Natalino Fioretto
      22 ottobre 2009, di Natalino
      In questo caso il Devoto Oli registra uno slittamento semantico ampiamente testimoniato sia a livello scritto che orale. L’osservazione che Lei fa sull’origine è corretta, ma "scivoloni" di questo genere - a volte autentiche frane - sono frequenti in un sistema linguistico. Si pensi, ad esempio, all’aggettivo "interessante" che sta lentamente acquisendo un significato valutativo,sì, ma molto più pallido dell’originale in cui l’"interesse" marca semplicemente un disappunto lieve, ma a volte imbarazzato del parlante. Se, ad esempio, mi presentassi in classe con una camicia, diciamo, verde a pois rosa, un o una collega per non esprimere in modo diretto un moto di chiara oppoizione, potrebbero dirmi "interessante" facendomi capire, abbastanza chiaramente, che non approvano il mio gusto.
    • Italiano, lingua di plastica di Natalino Fioretto
      22 ottobre 2009, di Natalino
      Ottima osservazione. Diciamo che nello spostamento di "attimino"da valore temporale a spaziale ha avuto un’influenza decisiva l’uso settentrionale - socioculturalmente prestigioso - dell’espressione. Lo stesso sta accadendo, a livello lessicale, con "tirare tardi" che corrisponderebbe a"fare le ore piccole". "Tirare tardi" è espressione milanese, ma ampiamente testimoniata su quasi tutto il territorio nazionale. Grazie!
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