Altritaliani

Pasolini patrimonio culturale all’estero e l’Italia lo dimentica.

mercoledì 16 settembre 2015 di Edoardo Natale

L’Italia appare estromessa dal patrimonio culturale di Pasolini e dal mondo della critica pasoliniana. Il pasoliniano appare sempre più come un aggettivo di uso estero per indicare un tratto identificativo dell’urbano metropolitano. La realtà è che il Belpaese sembra allontanarsi da quel pensiero analitico e critico, un errore che i “nuovi intellettuali” dovrebbero correggere per ridare alla cultura italiana nuove e più solide consapevolezze.

In questa estate ho avuto modo di visitare la città di San Sebastian o Donostia per dirla alla Basca, e mi sono imbattuto in una rassegna cinematografica sull’opera e la relazione di Pasolini con la città di Roma. Questa rassegna mi ha fatto semplicemente pensare che il pensiero critico di Pasolini sulla società consumistica e mass-mediatica sia inevitabilmente, sempre di più, destinato ad un pubblico non italiano, come se la migliore cultura italiana dovesse essere di esportazione come un qualsiasi bene di lusso che il paese non può permettersi in loco e pertanto decide di mandarlo all’estero per non creare danni e seguaci al suo interno. Potremmo chiamare questo fenomeno una forma di “esternalizzazione” della cultura.

Questi pensieri critici di Pasolini hanno un potenziale di senso solo per un pubblico straniero e per gli Italiani della diaspora. Sembra che l’aggettivo “pasoliniano” sia diventato un sinonimo per parlare della vita metropolitana all’interno di una conversazione intellettuale a Parigi. Non possiamo certo dire che in Italia sia propriamente così. La presenza all’estero del lavoro di Pasolini può essere interpretato come un vuoto culturale presente in Italia perché l’unica forma culturale rimasta nel paese sembrano i soli intellettuali da salotto televisivi di tipo mansueti ed addestrati “all’emotional” proposto come modello di vita dai media.

La cultura sembra in Italia un’ancella che non deve avere nessun tipo di impatto sulla vita delle persone. Al contrario il messaggio culturale di Pasolini lascia intendere il tratto totalmente inadeguato e di “ piccolezza” dei tanti uomini culturali odierni di fronte alla grandezza di questo “diverso”. Invece voglio credere che proprio questi tempi di totale inadeguatezza ci devono consentire di ricostruire un minimo di bagaglio critico per affrontare le alienazioni di oggi e quelle del prossimo futuro.

Pasolini ha parlato con il cuore in mano perché aveva veramente studiato la società italiana nella sua interezza, perché Pasolini intendeva essere accettato così com’era dalla società di tipo “piccolo-borghese” tipica del panorama culturale italiano.

Questa società “piccolo-borghese” può definirsi come una società dove il rischio non viene contemplato né dal punto di visto economico né tanto meno sul piano della morale. Pasolini aveva l’ambizione di ampliare il grado di accettazione della morale italiana, la quale andava a braccetto con il pensiero più retrogrado dell’ufficialità cattolica.

Pasolini intendeva dimostrare attraverso le categorie del religioso la possibilità di ottenere una completa assoluzione sia per il suo pensiero intellettuale così come per la sua morale privata. Come ebbe modo di scrivere in una lettera, Lui avrebbe voluto salvare “ capra e cavoli”. Oggi sembra che il riconoscimento per la sua forza interpretativa avvenga semplicemente all’estero e l’Italia resta esclusa dal suo stesso patrimonio culturale.

Questa perdita di memoria è ancora più grave in questo periodo storico dove il pensiero critico di Pasolini potrebbe servire per studiare realtà culturali molto distanti apparentemente da quella italiana ma che possono ritrovare nelle categorie pasoliniane un nuovo senso tutto da esplorare. Trovare i modi di attualizzare il pensiero di Pasolini è il compito di ogni intellettuale impegnato nel superamento del deserto culturale contemporaneo per raggiungere qualche nuovo arcipelago più consapevole del mondo in cui siamo costretti a vivere.

Edoardo Natale


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