Altritaliani
Italiani in Giappone

Hiroshima 70 anni dopo la bomba atomica. Impressioni di viaggio.

domenica 23 agosto 2015 di Adriano Curcione

6 agosto 2015, ore 8.15. Siamo a Kiikatsura località situata sulla punta estrema della penisola del Kii, costa orientale del Giappone. Mentre stiamo terminando la colazione, per tutta la cittadina di pescatori echeggiano i suoni delle sirene d’allarme. Dal momento che la zona può essere colpita da "tsunami" immediatamente ci mettiamo in agitazione, ma non avendo percepito terremoti e osservando la calma della proprietaria della locanda dove soggiorniamo, smetto di preoccuparmi e cerco una spiegazione riguardo a ciò che abbiamo ascoltato per oltre un minuto.

Consultando lo smartphone, la risposta è molto semplice. Oggi è il Settantesimo anniversario della bomba atomica esplosa a Hiroshima, e come da programma di viaggio, dovremmo appositamente raggiungere la città in giornata.

Dopo appena tre ore e mezza di viaggio, giungiamo a Hiroshima. Le celebrazioni ufficiali sono appena terminate e numerosi operai stanno già smontando l’immensa struttura dove poche ore prima avevano parlato il primo ministro giapponese ed il sindaco di Hiroshima. Migliaia di persone si aggirano per il Parco della Pace, tra gli stand improvvisati delle numerose associazioni pacifiste. Fra essi vi sono anche gli “Hibakusha” ( i superstiti della bomba) e i loro parenti. L’età media dei superstiti ora si aggira attorno agli 80 anni, e molto probabilmente avremo ancora qualche anno di tempo per ascoltare direttamente le loro testimonianze sui tragici fatti avvenuti. Ci rechiamo immediatamente nella zona dell’epicentro, dove c’è il palazzo della Sala della Prefettura per la Promozione Industriale, oggi ribattezzato “Genbaku Dome”, rimasto parzialmente indenne malgrado la bomba sia esplosa sulla sua verticale a 600 mt. di altezza. Numerosi mazzi di fiori e tantissime gru di carta sono deposte tutte attorno alle sue mura.

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Foto di Adriano Curcione e Ilaria Gosen

Il caldo è asfissiante (“totemo atsui” come direbbero i giapponesi), allora decidiamo di ripararci presso il Museo della Pace, situato a pochi passi, pagando il biglietto al simbolico costo di meno di un euro.

Dopo una rapida e fredda esposizione degli eventi politici che hanno condotto alla grande Guerra del Pacifico ed al suo drammatico epilogo, nelle sale del museo vengono esposte in ordine cronologico tutte le foto dell’esplosione, riprese dai vari punti della città, e delle ore successive. Sono anche esposte delle macerie con impresse le ombre di persone sorprese nell’istante dell’esplosione, o di disegni dei superstiti che testimoniano la drammaticità delle ore successive. Ragazzini assetati che si accalcano per bere la pioggia nera e radioattiva, la città che brucia durante la notte, con i sopravvissuti senza via di scampo.
Decine di migliaia di persone bruciarono in quelle fiamme; entro la fine di quell’anno furono stimate 140.000 vittime, inclusi Coreani, Cinesi, Sud est asiatici e prigionieri americani.

Si prosegue con la drammatica descrizione delle conseguenze a lungo termine dell’esplosione atomica, dalle malattie della pelle, alla mortale leucemia che colpì, tra i tanti, anche la piccola Sadako Sasaki, che al momento dell’esplosione aveva due anni. Quando nel 1954 le fu diagnosticata questa grave forma di malattia, lei incominciò a creare numerose gru di carta nella speranza di poter esprimere un desiderio una volta raggiunto il migliaio. La giovane Sadako fu sepolta poco tempo dopo con tutte le sue gru, ed oggi un monumento, raffigurante lei che tende una gru dorata verso il cielo, è nel parco Memoriale della Pace.

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Foto di Adriano Curcione e Ilaria Gosen

Usciamo dal museo e facciamo a tempo a raggiungere le rive del fiume che attraversa il parco, per assistere all’ultima commemorazione della giornata: la posa in acqua delle lanterne colorate, ognuna con un pensiero dedicato alla pace.

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Foto di Adriano Curcione e Ilaria Gosen

Malgrado negli anni l’evento sia diventato anche una attrattiva che richiama molti appassionati di fotografia, si percepisce un clima di rispetto e drammaticità di quei luoghi.

Con un turbinio di sentimenti che oscillano dal profondo dolore di ciò che è accaduto settant’anni fa, al sentimento di gioia che i cittadini di Hiroshima trasmettono con la loro vivace città di un milione e mezzo di abitanti, lasciamo il parco e ci confondiamo nelle sue vie, ricordando le parole del sindaco di Hiroshima nella sua annuale dichiarazione di pace rilasciata in occasione delle celebrazioni: “Fino a quando non sarà distrutta l’ultima arma atomica, ognuno di noi è un hikabusha”.

Adriano e Ilaria Curcione
Da Venezia


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