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Teatro. Pisci ‘e paranza di Mario De Masi al Premio Scenario 2015

venerdì 24 luglio 2015 di Armando Lostaglio

L’Associazione Scenario promuove il Premio Scenario, nato nel 1987 per supportare la cultura teatrale e le nuove esperienze di drammaturgia. Il concorso giunge quest’anno alla sua quindicesima edizione e si rivolge a giovani artisti e compagnie che operano sul territorio nazionale, allo scopo di valorizzarne le nuove idee, i progetti e le visioni di teatro.

Con la segnalazione speciale al Premio Scenario 2015, Mario De Masi, giovane autore ed attore irpino (di Montefredane) si conferma autore originale ed innovativo nel panorama italiano.

Al suo ultimo lavoro dal titolo “Pisci ‘e paranza” la Giuria ne da la seguente motivazione: “Un lavoro d’ensemble che attinge all’universo magmatico di un territorio contestualizzato dove un luogo di transito diventa limbo di esistenze ugualmente perdute e marginali. Il progetto rivela un attento uso dello spazio, che compone e scompone le relazioni fra i personaggi giocate su dinamiche di sopraffazione, violenza, ma anche improvvise solidarietà. La verità dei corpi e della lingua dona forza e poesia”.

L’Associazione Scenario, con sede a Perugia, promuove la quindicesima edizione del Premio Scenario, che nasce allo scopo di valorizzare nuove idee, progetti e visioni di teatro.

Il Premio Scenario e il Premio Ustica per il Teatro si presentano strettamente interconnessi, condividendo le medesime fasi di selezione e valutazione, per confluire entrambi nella Generazione Scenario 2015. All’opera teatrale di De Masi hanno preso parte anche Andrea Avagliano, Serena Lauro, Fiorenzo Madonna, Rossella Miscino e Luca Sangiovanni, con la organizzazione tecnica di Gaetano Battista.

Lo spettacolo si muove in una stazione. Nelle note di regia una breve quanto efficace descrizione. Luogo di interconnessione fra i luoghi, la stazione è motore di un movimento incessante di persone e cose. Ciò che i più semplicemente attraversano, da alcuni è abitato. Quello che per molti è un corridoio, per altri è casa. Pochi metri quadrati compendiano l’intero universo delle relazioni umane che abitano fuori, allo stesso modo in cui un acquario, piccolo o grande che sia, riproduce esattamente le dinamiche animali del mare aperto.

Come in un acquario, si muovono i pesci di paranza di questa stazione immaginaria. Piccole figure senza qualità se non quella di essere umani. Umanamente vivono l’emarginazione, umanamente ne generano altrettanta. Tanto essi subiscono lo sguardo schifato del mondo di fuori, tanto lo rigurgitano nel microcosmo che compongono. Rifiuti della società che rifiutano a loro volta, in un circolo vizioso di negazione dell’altro da sé.

In questo mondo di ultimi trova spazio la bellezza, l’ancoraggio disperato alla vita, la struggente consapevolezza della sua caducità. Acquario dalle pareti a specchio, questa società ai minimi termini non ha né capo né coda. Si nutre delle briciole che il mondo esterno le offre. Vive nei limiti che questo le impone. Il marciapiede è dunque il meraviglioso, terribile limite che è insieme tensione al superamento e divieto di transito, horror vacui e curiosità adrenalinica, insofferenza al presente e paura del futuro. Al marciapiede, significante universale dei limiti soggettivi, si contrappone la platea, luogo del giudizio comune che pretende di farsi oggettività.

Mario De Masi (Avellino 1985) muove i suoi primi passi nel teatro frequentando l’Accademia del Teatro d’Europa, diretta da Mario Santella. Dal 2006 al 2009 è allievo del Laboratorio Stabile del Teatro Elicantropo di Carlo Cerciello. Approfondisce la sua formazione teatrale incontrando registi e formatori come Emma Dante, Paola Tortora, Salvatore Cantalupo, Anton Milenin e Orlando Cinque. Nel 2013 vince il Premio Landieri per il migliore adattamento di un testo straniero. La sua continua ricerca di una forma di teatro essenziale lo porta a cimentarsi nel suo primo lavoro di regia e scrittura di scena, Pisci ’e paranza.
Anche il cinema è per De Masi spazio di approfondimento e di ricerca, avendo all’attivo alcuni corti di indubbio valore sperimentale.

Armando Lostaglio


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