Altritaliani
Bologna...per Noi

La splendida multiculturalità di Bologna, una città di “passaggio”.

venerdì 28 agosto 2015 di Emanuela De Siati

Su Facebook c’è una pagina che si chiama: Hai studiato a Bologna [1] se… Una pagina riuscitissima, un gruppo aperto strapieno di like (più di 22.800) dove è impossibile non leggere un qualsiasi post e non farsi venire una lacrima, un impeto di sana nostalgia, un ricordo che ti riempie l’anima, perché chi ha studiato a Bologna “sa”, sa bene quello che significa averci studiato.

E’ difficile da spiegare agli altri, a quelli che “non sanno”. Quando si chiede a qualcuno se abbia studiato a Bologna e questo annuisce, lo fa con un sorriso malinconico e sornione di chi la sa lunga. Un sorriso di chi ha dentro ricordi irripetibili. E si pronuncia “Bologna” migliaia di volte, “Bologna” è speciale, “Bologna” è la città più divertente. Ma perché proprio e solo Bologna? La pagina ha migliaia di post che procurano il senso della condivisione, della compartecipazione.

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L’Università di Bologna

Un post dice: “Bologna mi ha regalato Amsterdam”. Cosa c’entra adesso Amsterdam? C’entra perché per chi è venuto da lontano a studiare, questa città è solo un punto di partenza per altre mete. E allora da Bologna si prende lo zaino e si va a Barcellona, a Madrid, a Berlino, ad Amsterdam appunto. Si fa l’Erasmus e si va a trovare i propri amici sparsi per l’Europa.

Chi è stato a Bologna per tanti anni non è stato mai solo. Non è rimasto mai a casa ad annoiarsi davanti la tv. Via Zamboni, I giardini del Guasto, Strada Maggiore, Piazza Santo Stefano, Piazza San Domenico, il Pratello, i Giardini Margherita e i vari locali, sono le vere case degli studenti.

Si è in compagnia in casa dove trovare un attimo di solitudine è un dono e si sta in compagnia fuori dove si trova sempre qualche faccia conosciuta. Amicizie importanti e amicizie che si ridurranno a bere una birra insieme tutte le sere senza conoscersi mai profondamente.
Bologna è un porto, un crocevia, un ritrovo. Bologna è la “reunion” che si svolgerà a breve e che riunirà persone da tutto il mondo che hanno abitato insieme per anni e che magari hanno perso i contatti ma che quando si ritrovano si abbracciano stretti.

Bologna è appartamenti condivisi da persone di diverse regioni e di diverse lingue e nazioni che hanno solo voglia di conoscersi e non hanno paura degli altri come la politica di oggi ci insegna. Bologna è uno schiaffo in faccia al razzismo, alle regole che sottomettono l’uomo, alla paura del diverso, a tutti i tipi d’intolleranza, alla tristezza.

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Il giardino del Guasto

Ma sto parlando di una Bologna che studia, una Bologna che si mette in gioco, sto parlando non di Bologna e non dei Bolognesi ma del multiculturalismo che la contraddistingue. La “magia” di Bologna è fatta dalla diversità che la forma, gente di passaggio. Non è Bologna in sé che causa questa vivacità, ma l’apporto di studenti che vengono dal sud e da tutto il mondo. Se non ci fosse questa diversità sarebbe una città come tante.

Per gli studenti "bolognesi" i personaggi famosi non sono quelli che si vedono sui media, ma quelli che ti hanno accompagnato tutti i giorni per via Zamboni fino al giorno della tua discussione di laurea. Ricordo ancora l’ironia e l’intelligenza del cosiddetto “Parapara”, soprannominato così perché recitava questo scioglilìngua. Ritanson Osas Igbinigie, il 45enne nigeriano, faceva il venditore ambulante qui in Italia; elencava con estrema precisione le formazioni delle più svariate squadre di calcio d’Italia e d’Europa.

Si era laureato in Mass Comunication, a Lagos, ha fatto il giornalista sportivo per la Tv nigeriana. Era consapevole della sua competenza e perciò sapeva benissimo che il lavoro che faceva non fosse un vero lavoro; vendere calzini, roba scadente per strada. Gli serviva per vivere ed era quello che un immigrato può fare in Italia mettendo da parte competenze e attitudini. Era impossibile non accorgersi del suo sarcasmo, della sua ironia quando prendeva in giro gli studenti agitati alle discussioni di laurea.

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Piazza Santo Stefano

Concludo con il ricordo di questo “personaggio famoso” perché lo penso come un simbolo per una città che accoglie una delle università più importanti del mondo, diversa perché accoglie gente diversa e perché la cultura è l’unico mezzo e luogo dove resistere al razzismo, all’intolleranza, al cinismo, alla disumanità e alla stupidità in cui siamo immersi di questi tempi, (anche fuori e soprattutto dalle aule universitarie di questa città).

Emanuela De Siati

[1L’Università di Bologna è la più antica d’Italia.


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