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I Comites sono tornati, ma di che si tratta?

venerdì 17 luglio 2015 di Italo Stellon, Nicola Guarino

Insediatisi di recente dopo un’elezione un po’ snobbata finanche dalle istituzioni italiane, i Comites promettono di essere uno strumento essenziale per la comunità e l’associazionismo italiano all’estero. Conversazione con il neoeletto Italo Stellon per capirne di più.

Da due mesi a Parigi, come altrove si sono insediati i Comites. E già ma che sono? Malgrado qualche pubblicità televisiva, in Italia, proposta dal governo, e qualche iniziativa, non molte, per farle conoscere questi Comites, restano uno strumento oscuro, malgradi siano stati propri gli immigrati (italiani) ad eleggerli con delle elezioni complicate e laboriose.

I Comites si relazionano con il consolato, raccolgono le istanze degli italiani e delle loro associazioni all’estero, iniziative che potranno essere sostenute con denaro pubblico (pochissimo, almeno in Francia), si può relazionare al mondo dell’impresa ma è soprattutto l’associazionismo che deve attendersi molto da questi comitati.

Dopo dieci anni i Comites si sono rinnovati con nuove elezioni e se la precedente edizione è stata poco fruttuosa e trasparenete la nuova promette di essere tutt’altro. Chi ne fa parte promette cio’ sostenendo che se anche gli eletti hanno un loro vissuto e le proprie passioni politiche i Comites npon saranno l’ennesimo strumento di gestione del consenso dei partiti, ma qualcosa che farà crescere l’esperienza associativa e culturale dell’Italia all’estero e forse finanche uno strumento utile all’Europa. Per saperne di più ne abbiamlo parlato con Italo Stellon, presidente INCA – CGIL di Parigi, nonché neoeletto Comites in Francia. Un incontro importante per capire questa realtà. Ecco cosa ci ha detto.

NG: - Caro Italo Stellon, di recente sono stati eletti i nuovi Comites, di cui fai parte, era dal 2004, se non erro, che non si tenevano elezioni per questi comitati. In tanto, perché si è dovuto attendere più di dieci anni per queste nuove elezioni e poi, a beneficio di chi non ne sa molto, puoi ricordarci sommariamente cosa sono i Comites?

IS: - Si, dal lontano 2004 con costanti rinvii annuali che hanno defatigato i Comitati al punto tale che la loro soppressione non avrebbe stupito nessuno. Ai rinvii e alla costante riduzione delle risorse disponibili, si è sommato, nel tempo, il naturale abbandono , la perdita incisività, la rassegnazione. Il tutto in nome di riforme annunciate ma mai messe in campo. Poi il colpo d’ala: si rinnovano!. Ognuno si sarebbe aspettato che il tempo trascorso fosse stato portatore di una nuova “carta costituente” per strutture che dovranno lavorare in un mondo che negli ultimi 10 anni ha subito cambiamenti epocali.

Invece no. Non cambia nulla o, anzi, cambia tutto. Ma non nella sostanza, cosa attesa da tanti, bensì sulla forma elettorale passando da un elettorato universale di iscritti AIRE a un elettorato di “certificato”. Lo si fa senza informare i cittadini, lo si fa in tempi limitatissimi, lo si fa senza risorse credibili per sostenere una rivoluzione procedurale. Al punto che ci si accorge a dicembre 2014 della esiguità delle “adesioni al voto” e si rilancia. Avanti per altri tre mesi. Il bello è che a sostenere e a proporre il rinvio sono gli stessi esponenti Mae che avevano bollato ogni proposta preventiva di tempi più appropriati come “ostruzionistica” invocando che le risorse previste avevano il bollino in scadenza: “O lo si fa entro il 31 dicembre o i soldi per farlo non ci saranno più!”. Chi si ribella, sia esso semplice cittadino o parlamentare, è ovviamente etichettato come “antagonista e detrattore”. Alla fine si parte ma si sa che il percorso è ad ostacoli centuplicati perché per colmare 10 anni di buco, di terra da spalare ce ne vuole proprio tanta. E tanti spalatori. Cosa sono i “Comites”? bella domanda. Lo semplifico con poche parole: sono la struttura di prossimità, l’interfaccia tra istituzione e cittadino, i sollecitatori di relazioni. Detto questo so che mi sono scavato la fossa. Perché? • Perché è complicato essere struttura di prossimità se non sei adeguatamente presente nel territorio e il territorio del Consolato parigino, come quello di tanti altri consolati, è grande come un terzo dell’Italia; • perché essere “interfaccia tra cittadino e istituzioni” è una bella frase che significa tutto e niente. Tutto se sei dotato di capacità d’ascolto, niente se il tuo peso reale per risolvere i problemi e meramente consultivo e cioè non conta nulla; • perché è complicato essere “sollecitatori di relazioni” quando capisci subito che la nostra, come tante altre comunità migranti e non solo, è la somma di tante diversità che anche quando fingono di essere “rete” lo sono solo in superfice, mai in profondità. E quindi se qualcuno si propone di essere “cabina di regia” crescono immediatamente i sospetti e le chiusure a riccio.

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Consolato italiano a Parigi.

NG: - Ti faccio una domanda un po’ generale sul tema. In una Europa che fatica ad avere una sua identità comune, non ti sembra anacronistico e forse finanche dannoso che esistono organismi di residenti di una nazione diversa all’estero? Insomma, che rapporto hanno i Comites con l’integrazione europea?

IS: - E’ esattamente l’opposto. E’ la dimensione europea a chiedere di più ai Comites. In particolare in una fase dove l’Europa è ancora un oggetto misterioso all’interno del quale convivono una molteplicità di regole, normative, leggi che complicano la vita ai cosi detti “Cittadini Mobili” . E’ la generazione che viene normalmente chiamata “nuova emigrazione” e spesso confuso o semplificata con la “fuga di cervelli”. Se fuga c’è è fuga di braccia più che di cervelli perché rientra nei canoni della vecchia emigrazione lo spostarsi di chi è semplicemente alla ricerca di un lavoro quasi sempre dequalificato perché nel suo Paese di origine non trova soluzione.

Diverso è il contesto di chi si sposta perché ha un’idea diversa del mondo, non si sente vincolato a confini ne nazionali, ne regionali, ne territoriali. Per tutte queste persone l’Europa rimane un oggetto carico di aspettative, delusioni, opportunità, vincoli, soluzioni, umiliazioni. Un oggetto fatto di direttive che si scontrano con le legislazioni e le resistenze dei singoli Paesi, un oggetto fatto di legislazioni che non riescono a interagire e che, anzi, tendono sempre più a vincolare la mobilità in una logica nazionalistica che è sotto gli occhi di tutti. Ecco quindi definito ruolo e identità dei Comites proprio nella logica di struttura di prossimità, interfaccia e sollecitatori.

NG: - Concretamente questi Comites che potere hanno? Il mondo associativo ed imprenditoriale (piccolo e grande) che vantaggio può avere ad essere in relazione con questo comitato elettivo? Puoi farmi degli esempi concreti?

IS: - I ruoli e i poteri sono ben definiti dall’art. 2 della legge istitutiva. Ma la storia insegna che non basta delineare ruoli e poteri se poi i soggetti chiamati ad esercitare ruoli e poteri non sono in grado di farlo per responsabilità proprie e per condizionamenti negativi delle strutture pubbliche. E’ quanto si è determinato negli ultimi 10 anni. Comites depotenziati dal continuo rinvio del loro rinnovamento, un rinnovo frettoloso cambiando le regole di base senza adeguata informazione ai cittadini, Comites rinnovati senza prendersi di favorire se non imporre un reale rinnovamento. Poi i Comites non sono tutto ne si occupano di tutto. Tu mi chiedi quali interessi può avere il mondo imprenditoriale a connettersi con i Comites: bella domanda. Bella domanda perché il mondo imprenditoriale dal piccolo al grande ha i suoi strumenti molto più strutturati di quelli in possesso al Comites. Camere di Commercio, sistemi multinazionali, Associazioni d’impresa e chi più ne ha più ne metta. Certo anche il sistema Impresa vive tutte le contraddizioni e tutti i limiti delle normative europee e nazionali ma ha strumenti ben più strutturati per poterle affrontare. Il che non significa che i Comites debbano rinunciare a sviluppare un sistema relazionale nuovo con i soggetti d’impresa, anzi. Ma per farlo bisogna essere in due e noi proveremo ad essere uno dei due.

Il mondo Associativo invece dai Comites deve aspettarsi e pretendere molto così come i Comites devono aspettarsi e pretendere molto dal mondo Associativo. Ed è questo ambivalente “aspettarsi e pretendere molto” che costituisce l’oggetto oserei dire principale dell’azione di Comites. Ci proveremo con tenacia e apertura.

Tu mi chiesi esempi concreti. Te ne faccio 2. Il primo è relativo al potere di esprimere un “parere motivato” ed obbligatorio sulla elargizione di contributi agli Enti ed Associazioni che svolgono attività sociali, culturali, assistenziali a favore della nostra collettività. L’espressione del parere rappresenta, agli occhi della collettività, una responsabilità precisa di tutela che le poche risorse disponibili siano ben utilizzate e correttamente certificate. Farlo, in questa logica, significa stabilire con le associazioni coinvolte una relazione impegnativa che non è fatta solo di “parere” ma, soprattutto, di conoscenza e monitoraggio dell’attività svolta.

Secondo esempio: il Comites esercita un ruolo di segnalazione delle inadempienze istituzionali sia locali che comunitarie che incidono sulla condizione di vita e di lavoro della nostra comunità. Esercitare tale ruolo significherebbe produrre un concreto salto di qualità nel lavoro dei Comites e noi siamo intenzionati a farlo. Per esercitarlo sono necessarie due condizioni: la disponibilità Consolare, pa partecipazione attiva del sistema Associativo che è, al pari del Comites, un captatore di domanda. Poi, potremmo continuare.

NG: - Da qualche mese vi siete insediati, puoi intanto spiegarci quali sono i rapporti interni al Comites? Mi spiego, quante liste erano candidate alle elezioni e secondo quali logiche ed orientamenti politico e/o culturali? Insomma, dietro i candidati chi c’è?

IS: - Si, ci siamo insediati da 2 mesi e siamo ancora nella fase di “start up”. Molte cose da riannodare e piccoli problemi burocratici da affrontare. Poi la questione della sede. Abbiamo ereditato un Comites senza sede propria e staiamo faticosamente per trovarne una che risponda a tre caratteristiche: costi relativamente poco considerando che siamo a Parigi, sia sufficiente per darci autonomia nell’esercizio della nostra attività, sia attrattiva per il sistema delle Associazioni e per i singoli cittadini che possono trovarci.

Tutte e due le liste si proponevano di sviluppare una azione concreta di “servizio” alla nostra comunità. Nello stesso tempo rappresentavano uno spaccato diverso della nostra migrazione. Da un lato l’immigrazione più strutturata e legata alle Associazioni di tipo territoriale, dall’altro la nuova immigrazione più legata agli aspetti professionali e generazionali. Non entro nella logica dell’orientamento politico: non ne sarei capace e mi assumerei un potere di giudizio che tocca l’intimità delle persone.

Mi chiedi “chi c’è dietro ai candidati”: Sai bene che questa è una richiesta provocatoria e poco generosa nei confronti di persone che hanno dato la disponibilità di adoperarsi per la collettività. Certo sono persone impegnate normalmente nell’associazionismo, ma sono soprattutto “ persone” con una loro storia, una loro cultura, un loro punto di vista che costituisce la ricchezza della struttura. Dietro a loro ci sono loro e solo loro con pregi e difetti ma con uno spirito comune di servizio.

NG: - Quali sinergie possono mettere in campo i Comites, ad esempio in Francia e a Parigi rispetto alle numerose realtà italiane sociali, d’impresa e culturali (penso all’Istituto di Cultura Italiana, a fondazioni come la Dante Alighieri a soggetti dell’imprese come la Camera di Commercio italiana in Francia ed altrove).

IS: - Dobbiamo mettere in campo tutte le sinergie possibili. Ce lo chiede la situazione delle nostre poche risorse economiche, ce lo impone una strategia di “rete” che sarà decisiva nel determinare il valore aggiunto di ciascuna associazione Comites compreso. Con alcune strutture il cammino si è avviato, con altre dobbiamo costruirlo. Con alcune strutture sarà semplice, con altre più complesso. Faremo un bilancio tra qualche mese.

NG: - Quali saranno le vostre prime mosse e rispetto all’esperienza dei passati Comites cosa è cambiato e cosa può cambiare?

IS: - Le prime mosse, quelle di “start up” le ho delineate e sono convinto che molto può cambiare se siamo consapevoli del nostro ruolo e non ci adattiamo al galleggiamento di sopravvivenza. Può essere più efficace la comunicazione, essere più puntuale la trasparenza dei nostri atti, più visibile l’uso delle risorse a disposizione ma questi sono dettagli. Il vero cambiamento lo misureremo tra 5 anni quando, me lo auguro, si tornerà a votare per i Comites e la partecipazione non sarà quella che abbiamo conosciuto nel mese di Aprile.

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Italo Stellon

NG: - I Comites sono collegati al Consolato, rispetto all’attuale Console come vi ponete? Avete trovato l’adeguata sensibilità ed attenzione dal principale rappresentante dell’Italia in Francia?

IS: - I Comites sono strettamente collegati con i Consolati. Con il Console Generale di Parigi i rapporti sono buoni e collaborativi. Certo, noi trasmettiamo al consolato problematiche proprie della nostra comunità che le istituzioni italiane stanno affrontando in una logica costante di riduzione dei servizi. Il problema quindi non è la qualità dei rapporti tra noi e il Consolato che, sia chiaro, può essere buona o cattiva anche sulla base delle relazioni interpersonali che si costruiscono. Il problema è quale fronte comune facciamo, in questo caso Comites di Francia, per impedire che i servizi consolari siano giornalmente impoveriti e quindi incapaci di rispondere con efficacia alla domanda della collettività.

NG: - Infine, ho sentito molte persone esprimere un certo scetticismo sull’efficacia di questi organismi, quasi che fossero un ulteriore strumento per veicolare il consenso politico. Tu sei anche il presidente dell’INCA - CGIL a Parigi e notoriamente hai le tue passioni e orientamenti politici. C’è questo rischio?

IS: - Sarei uno sciocco e apparirei un apprendista stregone se negassi che ognuno di noi è portatore del suo vissuto, compreso quello politico. Io continuo a credere che la parola “politica” non sia una bestemmia e una cosa da evitare con ribrezzo. Ognuno di noi trasmette le proprie convinzioni nel suo agire quotidiano: il problema è quello di conoscere il limite invalicabile che nessuno può superare se, in particolare, ha responsabilità in un organismo al servizio della collettività e non del proprio punto di vista.

Il rischio della deriva c’è sempre. Chi leggerà questa intervista potrà valutare quanto di questa deriva ci sia nelle tue domande e nelle mie risposte. Io sono presidente di un Patronato storico legato ad una organizzazione sindacale storica. Ho una mia storia personale caratterizzata da tante cose positive e da tanti limiti. Rispetto alla positività e ai limiti mi sono sempre posto il problema della coerenza che mi ha permesso di cambiare opinione perché ho saputo esercitare la capacità d’ascolto necessaria e, nello stesso tempo, di non cambiarla mai in funzione del ruolo che mi son trovato a svolgere. E ciò intendo farlo anche nell’incarico di Presidente del Comites di Parigi: volontà di ascolto e radicalità delle mie convinzioni siano esse politiche, sociali, culturali.

Nicola Guarino


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