Altritaliani

A proposito di Pennac ne “L’Amico lettore”, conversazione con Fabio Gambaro

mercoledì 8 luglio 2015 di Carmelina Sicari

“L’Amico lettore”, un libro in cui Daniel Pennac si esprime sul mestiere dello scrittore, la lingua, il teatro, la lettura, la scuola, la cultura, la famiglia, la politica e l’Europa. E dopo i famosi “dieci diritti del lettore”, prova a tracciare la mappa dei possibili diritti dello scrittore, a cominciare da quello fondamentale della libertà di scrittura.

Alla ricerca del lettore, anzi l’autore senza il lettore

Nell’intervista-libro di Fabio Gambaro (Feltrinelli 2015), che è appena apparsa, all’autore di “Diario di scuola”, forse il testo più noto da noi di Daniel Pennac, lo scrittore francese dichiara di non tener conto dei lettori.
I lettori proiettano sul testo le loro attese, i loro desideri. È qualcosa di diverso rispetto all’autore che nel testo iscrive il mondo delle sue relazioni, le storie reali dei suoi incontri, delle sue passioni, delle sue vicissitudini. Lo scrittore si deve assolutamente sentir libero di scrivere su quello che vuole, su qualunque situazione.

La prospettiva è nettamente opposta a quella di Umberto Eco, in “Lector in fabula” e nello stesso tempo simile. Il lettore è nella storia ma per così dire indipendentemente dall’autore.
In Pirandello invece i personaggi sono in cerca d’autore. Pirandello crea per loro un palcoscenico in cui agiscono anche loro indipendentemente dall’autore, anzi contro di lui che vorrebbe inserirli in un cosmos, in un ordine.

Le storie di Pennac escludono questa prospettiva. Sono storie molteplici in cui l’autore esiste ed è presente. Cosi’ nel “Diario di scuola” egli narra la sua paura prima di alunno e poi di docente. La storia è semplice e semplice il mondo.
E ne “La fata Carabina” il thriller si trasforma nell’ironia, in un pastiche di elementi che dipingono il mondo circostante e lo conservano come in un museo. Ironia, pastiche linguistico, deformazione della realtà richiamano immediatamente Pirandello e Manganelli, quest’ultimo trascurato nelle patrie lettere per la stessa oscurità e leggerezza insieme che corrono in Pennac.
La stessa stravolgente prospettiva funeraria in “Diario di un corpo”. L’incipit è assolutamente improbabile, funambolico. “Era tornata dal mio funerale” sembra l’attacco di “Notizie dal mondo” di Pirandello in cui il vivo scrive lettere al morto per informarlo di come lo ha depredato di tutto, prendendo per moglie la sua moglie e cosi’ via.
Sembra anche l’attacco di Manganelli di certe sue arcaiche sepolte realtà.
La prospettiva rovesciata si trova in “Diario di scuola” di Pennac. La scuola vista dai somari.
Il lettore dunque non esiste. Viene buggerato, raggirato dalle menzogne dello scrittore.

Cosi’ nell’intervista che a Pennac fa Fabio Gambaro e che costituisce un libro, come un romanzo che è anche il titolo di un’altra opera di Pennac, si dice che anche il lettore ha i suoi diritti, tornare indietro, saltare le pagine, ignorare alcune sentenze, insomma la stessa assoluta libertà.
E Manganelli non ha scritto “La letteratura come menzogna”?
E non era Pinocchio, il burattino sovrano della bugia, il suo eroe prediletto? La sua casa era stracolma di Pinocchi i cui nasi allungati sembravano voler trafiggere le pareti ed anche gli occhi del visitatore. Proprio in certo senso per ridargli la vista.

Ma le differenze però ci sono:

Manganelli è scrittore funerario e barocco. Mescola l’umorismo alla maniera di ’O Henry di cui è ammiratore sconfinato come lo è di Nabokov. Pirandello è scrittore funerario come ne “Il fu Mattia Pascal”, ma europeo, espressionista.

Pennac costruisce nativamente il miscuglio linguistico dalla sua realtà di scrittore dalla duplice natura. Era nato a Casablanca ma soprattutto aveva assorbito più culture e ne aveva ricavato una crudeltà contro il lettore, mai rassicurato. Aveva soprattutto ricavato una forza individua nella rappresentazione della realtà più intensa e drammatica.
Belleville” è popolato da individui cattivi, strambi, folli, ben individuati rispetto ai personaggi di Manganelli che sembrano tipi uno, due... ed alle immagini mobili, secondo l’interpretazione di “Uno nessuno centomila” e del “Fu Mattia Pascal”. Personaggi certo che connotano in modo diverso la nostra tradizione rispetto a quella francese di Balzac, Flaubert.

E poi al lettore Pennac ci pensa se in “Come un romanzo” propone il decalogo dei diritti del lettore, quello ad esempio di saltare le pagine e di procedere nella lettura a suo piacimento.
Cosa che né Manganelli né Pirandello si sognano di fare.

Conclusione?
Tutti e tre grandi scrittori europei.

Carmelina Sicari

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A questo link info sul libro-intervista
http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/lamico-scrittore/#descrizione


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