Altritaliani
Per il futuro della Grecia e dell’Europa sono ore decisive.

Grexit: È l’inizio della fine dell’Euro?

lunedì 29 giugno 2015 di Daniele Bertozzi

In Europa nessuno lo dice ma la paura è che l’uscita della Grecia dall’euro possa innescare un effetto domino con la conseguenza di mettere fine alla moneta unica e forse anche all’unità europea. La Grecia paga l’azzardo di aver accettato un sistema monetaria che non era alla sua portata.

Non credo che la grande finanza mondiale legata all’Euro permetterà che la Grecia esca dalla moneta comune. Un ritorno alla dracma, dopo un primo momento di confusione e di sfiducia dei mercati nei confronti della Grecia, potrebbe rivelarsi in una liberazione per l’economia greca nei confronti di debiti contratti solo per sostenere una moneta estranea al suo prodotto interno. In altre parole una moneta che non le appartiene, una moneta adottata forzatamente per sostenere la grande finanza globale interessata ad avere un mercato europeo sufficientemente grande per competere con l’area del dollaro e del nuovo mercato emergente asiatico.

Da quanti anni non esiste più una moneta che corrisponda ad un erario, che possegga materiali preziosi che stabiliscano il valore delle banconote in circolazione? Ricordiamoci del tempo in cui sulle banconote delle vecchie lire italiane c’era scritto “pagabili a vista al portatore”. Ciò significava che il valore di ogni banconota corrispondeva ad una quantità di metallo prezioso (oro) del valore indicato sulla banconota stessa. Oggi questa scritta non c’è più perché il valore delle monete ora è attribuito dalla fiducia che il mercato finanziario dà all’economia di ciascun paese che batte moneta e che ne garantisce il relativo valore (vedi lo spread attribuito a ciscun paese nell’area euro).

L’euro pretenderebbe di essere la moneta comune per tutte le nazioni che vi hanno aderito e che quindi si suppone abbiano un’economia comune amministrata centralmente (BCE) dove dovrebbero convergere tutte le tasse pagate dai cotribuenti dell’Unione che producono reddito come negli stati confederati (esempio USA, ma anche Australia o Confederazione Svizzera).

Purtroppo non è così perché gli Stati Europei che hanno adottato la moneta comune, hanno in realtà, ciascuno un’economia indipendente e la quantità di euro assegnata a ciascuno è stata valutata in approssimazione al prodotto di ciascuna economia senza considerare i particolari di spesa pubblica improduttiva che variava in ogni stato. Per uniformare il costo dell’euro si è costretto ogni singolo stato a limitare la spesa pubblica improduttiva al proprio prodotto interno lordo (PIL) con un deficit non superiore al 3% e a contribuire ciascuno all’erario della BCE, unico ente che può battere moneta. Da aggiungere che tutto il resto, richiesto dall’economia è regolato unicamente dal predetto Ente.

Perché gli stati ammessi impropriamente alla moneta comune dovrebbero sacrificare i propri cittadini a cambiare rapidamente l’organizzazione socio-economica a costo di enormi sacrifci per sostenere un’economia alla quale non sono abituati e che al momento non dà loro nessun vantaggio? Perché dovrebbero sostenere un debito che non gli appartiene?

Forse in futuro, quando le economie di tutti gli stati dell’unione saranno più o meno uniformate, anche i cittadini degli stati più poveri ne avranno i relativi vantaggi, ma al momento tanto sacrificio è una cosa ingiusta. Per molti la vita è diventata impossibile e tanti moriranno senza vedere e godere i frutti di tanti sacrifci e di tanta miseria.

L’Europa, come si suol dire, ha messo il carro davanti ai buoi per l’ingordigia di volere subito l’impossibile. L’ingordigia di coloro che già erano ricchi ma non abbastanza. Gli italiani sanno quanto è costato loro e ancora non hanno finito di pagare. Se la Grecia uscirà dall’euro e in poco tempo riprenderà a vivere pur svalutando la propria moneta, sarà un esempio per molti altri paesi che ancora stanno lottando per vedere la fine della crisi monetaria.

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Renzi e Tsipras

Non sarà certamente la Grecia l’unica a prendere questa risoluzione ed è questo che spaventa la grande finanza che dovrà assorbire su se stessa le perdite dei debiti di quei paesi che si ritireranno.

Non che l’unità monetaria europea non sia una cosa auspicabile e buona. È la furia di fare tutto immediatamente che è sbagliato, non considerando il sacrificio umano che ne è derivato. “Chi va piano, va sano e va lontano” dice un antico proverbio e se la moneta unica fosse stata adottata gradatamente cominciando dalle nazioni pronte a farlo ed invitando le altre ad adeguare la propria economia per aderirvi nel futuro, avremmo risparmiato tanti sacrifici e tanta miseria alla popolazione e forse l’Euro avrebbe avuto un avvenire più certo.

Daniele Bertozzi


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