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Missione Poesia

Poesia con Luigi Fontanella: “L’adolescenza e la notte”.

martedì 2 giugno 2015 di Cinzia Demi

Un libro denso di pathos “L’adolescenza e la notte” (Passigli Editore, 2015) di Luigi Fontanella, dove specchi riflettono tra passato e presente, tenebre e mattinate, un incedere a vista tra ciò che è perduto e ciò che resta per costruire un arazzo dove si fissi per sempre, ricamata coi fili d’oro e di seta, una storia, un amore, qualche poesia, il senso della vita stessa.

Luigi Fontanella vive tra Long Island, New York e Firenze. Ha pubblicato libri di poesia, narrativa e saggistica. Fra i titoli più recenti L’angelo della neve. Poesie di viaggio (ed. Mondadori, Almanacco dello Specchio 1909), Controfigura (romanzo, ed.Marsilio 2009), Soprappensieri di Giuseppe Berto (ed. Aragno 2010), Migrating Words (Bordighera Press, 2012), Bertgang (ed.Moretti & Vitali, 2012, Premio Prata, Premio I Murazzi), Disunita ombra (ed. Archinto, RCS, 2013, Premio Città di Sant’Anastasia), L’adolescenza e la notte (Passigli, 2015).

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Luigi Fontanella, foto di Dino Ignani

Dirige, per la casa editrice Olschki, “Gradiva”, rivista internazionale di poesia e poetologia italiana (Premio per la Traduzione, Ministero dei Beni Culturali, Premio Catullo) e presiede la IPA ( Italian Poetry in America). Nel 2014 gli è stato assegnato il Premio Nazionale Frascati Poesia alla Carriera.

Non conosco personalmente Luigi Fontanella ma quando mi è stato proposto di presentare il suo ultimo libro a Bologna, ho accettato subito di organizzare l’evento perché lo ritengo un autore importante, un riferimento per la nostra poesia e la nostra cultura all’estero. La presentazione è prevista per il 3 giugno presso il Grand Hotel Majestic di Bologna e sarà effettuata in collaborazione tra l’Associazione Estroversi e Versante Ripido. Il libro di cui parleremo in quest’articolo è proprio, dunque quello che sarà presentato a Bologna, “L’adolescenza e la notte” uscito per Passigli Editore nel corso del 2015.

*

L’adolescenza e la notte

Talvolta la notte sorprende/chi l’attraversa… così inizia uno dei testi della seconda sezione del libro di Luigi Fontanella “L’adolescenza e la notte”. E da qui vorrei iniziare a parlare, per cercare di percorrere un ipotetico cammino interpretativo, nell’opera di questo autore che, inserendosi nel filone del dualismo ossimorico, ci propone un lavoro che già dal titolo, come lui stesso asserisce, si mostra nella complessità che un duplice percorso parallelo di poetica all’interno di uno stesso sentiero porta sempre con se, anche se le tematiche, a giusta ragione, spesso si confondono tra di loro per le analogie di cui, inevitabilmente, sono fatte.

La notte è stata da sempre un tema caro ai poeti: dal sogno dei romantici, sogno che diventa il protagonista del notturno ed è considerato come il linguaggio dell’anima, alla valenza emotiva data da un canto, udito nel silenzio della notte da lontano, che suscita nell’animo del poeta il moto del ricordo che fa affiorare il passato; spesso scenario di disperazione del poeta (pensiamo a Leopardi) altre volte motivo di fascinazione: la dolcezza delle tenebre, il fascino della morte, l’evocazione di un amore perduto, il rumore dello scorrere di acque e il movimento del vento (pensiamo a Dino Campana e al gran simbolismo francese); imput per approfondire i temi della sensualità, dell’esperienza amorosa, della trasgressione che emergono con la complicità della notte (pensiamo al Pascoli de Il gelsomino notturno). Ma, ancora, sono le immagini dell’uomo-poeta rappresentato attraverso la formula di un vagare sonnambulo o nella visione di una passeggiata notturna, immagini sempre accompagnate da una luna che diventa punto di riferimento, interlocutrice, amica o addirittura pia nel Carducci del sonetto A Virgilio (Rime nuove) che ci raccontano di quanto la notte sia stata da sempre luogo e tempo privilegiati di frequentazione poetica.

Luigi Fontanella fa della notte un’icona del sacro, rapportandola quasi a una dimensione mitica dove sirene chiamano a raccolta i seguaci del nulla, dove il poeta scava nella sua caverna penetrando le tacche della ruota dentata e chiedendo ripetutamente che sia lasciato ai fili di farsi girandola - forse sono i fili della vita tenuti dalle Parche che nella notte tendono a lasciarli andare -; notte primitiva, senza minuti e senza monumenti dove ogni ombra si ricompatta nel suo stampo; notte dove gli unici compagni sembrano i libri che aspettano vigili sempre più sbiaditi, mentre fra i ricordi che si fanno più pressanti compare l’età dell’adolescenza, ma anche dell’infanzia e, come dice giustamente Paolo Lagazzi nella prefazione «Il bambino mai morto nel poeta lo chiama a nuove avventure: le minuscole, spudorate mani del primo rinascono nei gesti del secondo […]» creandosi quel legame, a cui accennavo all’inizio, tra le due sezioni del libro, tra la notte e l’adolescenza, due dimensioni apparentemente opposte ma unite strettamente tra loro, come tutte le strade che percorriamo tra i nostri sogni e la realtà che viviamo.

Ed è l’autore stesso, del resto, che ci dice quanto siano legati i due passaggi nella sua opera, inserendo come incipit al libro anche un exergo preso da Chopin «… è già notte tarda, e non ho voglia di dormire; non so cosa mi manca – e ho già più di vent’anni.» Vent’anni, sul finire ormai dell’adolescenza, in quell’età di mezzo che drammaticamente deve essere attraversata, in quell’età dove tutto sembra bianco o nero, dove le sfumature non esistono, dove la drasticità del pensiero è pari alla sofferenza della crescita, in quell’età - e nei suoi paraggi - dove l’autore ci trasporta con il tempo rivisto dall’esperienza dell’età matura dove prevalgono le assenze, le sottrazioni.

Si salpa dagli undici anni età, fatta: di primissimi/ ardori, spasimi ignoti/ in piccoli baci concentrici si Torna a un’estate antica fra tante croci uguali/per chi aveva combattuto/in una guerra straniera in un dissiparsi di ombre e nebbie, di improvvisi squarci di luce e sentieri dove gli ultimi eroi (i compagni di giochi del poeta) sono pronti all’assalto. Si approda con la nostalgia al desiderio di poterli riavere tutti vicino quei compagni, di rivederli come in quei pomeriggi assolati, di poter giocare ancora una partita di calcio, sul campetto sotto casa. Ma, è la stanza bianchissima a dare il senso di appartenenza a quell’età dove i ricordi sono legati alla vecchia casa, alla madre, al fratello spazi e ombre sui quali, se adesso il poeta torna a riflettere, un tempo voleva forse evitare di confrontarsi. Questo testo, al centro della poetica della sezione dedicata all’adolescenza, fa ripensare - in un contesto dove tutto in letteratura si tiene, e quindi possiamo legare anche testi poetici a brani di romanzi - a Cosimo Piovasco di Rondò de Il Barone rampante dove Calvino, attraverso lo stratagemma del rifiuto del cibo da parte del ragazzo – nello specifico un piatto di lumache – fa assurgere il protagonista a simbolo del rifiuto del mondo degli adulti da parte dei giovani, che si estende al rifiuto delle convenzioni sociali da parte dell’uomo che decide di vivere appartato. Fontanella racconta nel suo testo un momento di intimità familiare dove egli, ancora a letto con una tazza di caffellatte in mano, chiede al fratello dello zucchero in cambio di un cucchiaino e viene, per questo, appellato dalla madre come strozzino. La parola usata dalla madre, e a lui bambino ancora ignota, diventa il correlativo oggettivo per il quale lo spavento e la vergogna provata in quell’attimo, tornano così prepotentemente dentro di lui, tanto da ributtarlo nel presente, da far scomparire quella visione di come erano lui, il fratello e la madre in quel momento del ricordo, facendo ripiombare nell’abisso tutta la realtà temporale tornata a galla.

E a nulla conta il ripensare, il riecheggiare, il susseguirsi di immagini che rievocano quello che fu, perché le scene dell’ultimo testo segnano l’attimo in cui si compie il rito che porterà al passaggio all’età adulta: l’attesa di Anna sotto il cavalcavia, la partenza dalla città natale col padre, la partenza che sarà per sempre, Anna che non verrà all’appuntamento. In fondo anche Montale, nel testo Fine dell’infanzia, descrive bene questo passaggio nel quale all’età di spensieratezza e di sicurezza seguono le inquietudini. Dice Montale che il sopraggiungere dell’adolescenza è un imminente temporale, un procelloso evento nel quale giunge «l’ora che indaga», quando le certezze vengono messe alla prova. Queste certezze saranno forse confermate o forse infrante, ma torneranno inevitabilmente come ricordi proprio nella notte, in quella notte che Fontanella vede come: una lieve ballerina/un minuscolo pellicano che/vola tra i bianchi vapori/porta nel becco, come un lampo,/la mia giovinezza… un filo d’erba -/ora improvvisamente ricordo -/un filo d’erba/fu il primo regalo di Emma.

Un libro denso di pathos questo di Luigi Fontanella, dove specchi riflettono tra passato e presente, tenebre e mattinate, un incedere a vista tra ciò che è perduto e ciò che resta per costruire un arazzo dove si fissi per sempre, ricamata coi fili d’oro e di seta, una storia, un amore, qualche poesia, il senso della vita stessa.

Qualche testo da: L’adolescenza e la notte

Non sono mai entrato nella vita.
Mai appartenuto a qualcuno. Storie
che giungevano al termine, al punto
verticale della fine. Ma mi commuovo
per un nonnulla, l’adolescenza
è assoluta ed eterna
è l’unica cosa che resta.

*****

Si preparava la scenografia
del futuro. Il principio era questo:
un momento e già subito un ammasso di anni… Oggetti
accumulati che col tempo
perdono ogni precisa identità
ogni significato. Rivivono
in occhiate notturne
prima di andare a letto
solo di passaggio solo di passaggio
appena fissati per un attimo
e già rientrati in se stessi.
Scenografia che andrebbe scompigliata
dovrei disfarmene, distruggerla.
Mi sopravvivrà
chissà in quale altro spazio
chissà per quali altri immemori occhi.

*****

Talvolta la notte sorprende
chi l’attraversa. La notte
che assorbe tutto, che custodisce
o rinnova il silenzio, i giochi della mente,
incoscienze, il sangue di qualche innocente.
La sacra notte, che a tua volta sorprendi
nel suo grumo, intatta,
senza compromessi. Una storia
come immaginata, perfetta nei suoi
scismi, nei suoi effetti, nei suoi delitti.
Come quella volta –
4 febbraio 1983 – che l’attraversasti barcollando
il sangue ti colava sulla fronte
sempre di più, avanti, nel buio pesto
dalla 207 fino a 100 Park Terrace West.
A casa lo specchio ti rimandò
la tua faccia inorridita… telefonasti
a Judith meccanicamente, ti disse soltanto
di socchiudere la porta d’ingresso
prima che tu, immemore, stramazzassi a terra.
Poi altri spazi, bianchi, bianchissimi.
Tutto più leggero, tutto più soffice
come la neve che trasognato
vedevi turbinare nei fiocchi
che si stampavano sul parabrezza.
Ora è solo racconto, film muto, labbra
semoventi di barellieri e infermieri
le identiche domande ogni poco:
sogno e realtà nell’unica sequenza,
sempre la stessa, sempre la stessa.
È solo un racconto,
film muto che ripete la notte: questa
notte che si è data appuntamento
con un’ altra di trent’anni fa.

Mount Sinai, 4 febbraio 2013

*****

Siamo tutti e tre
in un grande letto: Anna, l’antica
e tu la presente, una
accanto all’altra, ed io
nel mezzo, in perfettissima armonia.
Stringo la mano ad ambedue
dolce e silenziosa la nostra intesa.
… ecco, rifletto sognando, sempre
così dovrebbe essere il mondo
senza astio e senza invidia.

*****

Acquetarsi infine
sottrarsi almeno per un breve intervallo
da ogni male, libero volare
assottigliarsi gradualmente
fono a svanire nel buio, essere
tu il buio, il buio assoluto.

Cinzia Demi
Bologna, 30 maggio 2015

*****

P.S.: “MISSIONE POESIE” è una rubrica culturale di poesia italiana contemporanea, curata da Cinzia Demi, per il nostro sito Altritaliani. QUI il link dei contributi già pubblicati:
http://www.altritaliani.net/spip.ph....

Chiunque volesse intervenire con domande, apprezzamenti, curiosità può farlo tramite il sito cliccando sotto su “rispondere all’articolo” o scrivendo direttamente alla curatrice stessa all’indirizzo di posta elettronica: cinzia.demi@fastwebnet.it


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