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Novità editoriale

L’intrigata (e intrigante) storia di Macedonia e Valentina

lunedì 25 maggio 2015 di Raffaele Bussi

Il coraggio delle donne - ’O curaggio d’e femmene, l’amore che puo’ vincere su tutto e superare i muri dei pregiudizi, nell’opera dell’autore partenopeo Pasquale Ferro.

Preti corrotti, mariti gelosi con mogli trattate male e spesso picchiate, donne corteggiate e conquistate da amanti attraverso inganni ed astuzie, “femmine” in preda alla passione che tradiscono i mariti, amori tragici, amori dove il protagonista è la donna: sono i personaggi, le storie e i sottofondi narrativi de Il Novellino di Tommaso Guardati, passato alla letteratura con il nome di Masuccio salernitano.

Perché Il Novellino?

E’ il primo pensiero che mi è venuto alla mente leggendo Macedonia e Valentina, il romanzo (più una pièce teatrale) di Pasquale Ferro che l’editrice ilmondodisuk ha di recente mandato in vetrina.

Perché Il Novellino e perché Masuccio?

E’ possibile che un’opera uscita dalla penna di un autore dei nostri tempi possa apparire come lezione prodotta ben sei secoli addietro? Pare proprio di sì! Ma procediamo con ordine. Anche se nomi e luoghi del romanzo sono un’idea dell’autore, la storia è tratta da una vicenda reale. E’ la storia di un amore, quello tra Macedonia e Valentina, un amore nato tra le misere e avvilenti mura di un carcere, detenuta infatti la prima, suora la seconda, le quali dopo un lungo ed estenuante girovagare ciascuna per la propria strada alla fine si ritrovano, quasi a prendere atto che l’ipotesi passata di avere una vita comune, si rivela, a distanza di tempo dopo le singole esperienze maturate, la scelta giusta.

Macedonia, Valentina, la carceriera, ‘a Pechinesa, la professoressa Nilde, mamma Laura e il desiderio di maternità, Maria ‘a sporca, Marittiello, Battilocchio e Lovesella, personaggi e protagonisti di storie di dannazione quotidiana, pur appartenendo alla contemporaneità sembrano, soprattutto in virtù di un linguaggio originale ed arcaico, appartenere al mondo retrodatato del Cinquecento di Masuccio. Un mondo di donne quello del salernitano, come questo di Ferro, con l’unica variante che l’amore de Il Novellino non consentiva in materia d’amore variazioni sul tema, in un’epoca inquisitoria, dove pur esistendo intrecci amorosi tra donne, era proibito il solo pronunciamento pena il rogo. Bigottismo di ieri che si coniuga con quello dei giorni nostri, dove la diversità fa scandalo per i parametri di una società bigotta, classista e benpensante solo per pronunciamenti di facciata, mentre la cifra morale lascia vuoti incolmabili.

Perché Masuccio?

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Pasquale Ferro

Perché l’Autore salernitano nelle sue novelle, soprattutto quelle comiche, riesce a spogliarsi dell’abito di moralista che la società del suo tempo gl’imponeva, quell’abito che a distanza di sei secoli, Pasquale Ferro non esita a mettere alla berlina, mordendo i costumi del falso perbenismo e del moralismo d’accatto, buono per tutte le occasioni ufficiali.

Non credo d’essere fuori timbro critico quando accosto l’autore napoletano a Tommaso Guardati, anche se Annamaria Ackermann, parla di Ferro come autore in grado di inanellare racconti e storie secondo un modello narrativo che sembra riferirsi a quelli illustri de Le Mille e una notte o de Lo Cunto de li cunti. Ma credo che, a differenza della Ackermann, il romanzo di Ferro dista anni luce dalla narrazione fiabesca de Le Mille e una notte. Come affabulazione narrativa è sicuramente più vicina a Guardati e Basile, anche se il racconto di Ferro scende nelle viscere della Napoli che si lascia scivolare, attraverso l’imbuto della provvisorietà, nei meandri dell’esistenzialità del navigare a vista quotidiano, dove pur con grande vitalità possono sbocciare i sentimenti più autentici e puri. E’ più la Napoli di Matilde Serao e dei tanti scrittori che hanno saputo leggere ed interpretare la visceralità d’un popolo straordinario.

Le donne hanno sempre fatto parte della storia, è il messaggio che ci affida la quarta del libro, spesso hanno fatto la Storia. Eroine, politiche, sante e guerriere, compagne battagliere di uomini battaglieri. A loro si sono ispirati poeti e letterati, ma è tutto scontato se si pensa alle donne nel quotidiano, tanti ruoli per un grande compito che solo loro possono adempiere, ma soprattutto capaci come Macedonia e Valentina di declinare che l’amore è qualcosa di più spirituale e platonico e meno carnale, ma aggiungerei che meglio si coniuga se parte innanzitutto dai momenti dello spirito.

Dal Vicario di Cristo parte l’appello accorato ad onorare la donna per l’immenso e sconfinato contributo che offre quotidianamente alla sopravvivenza d’una umanità che ha perso le coordinate del proprio cammino, sdoganandola dalla diceria dell’untore falso e bugiardo che la vorrebbe colpevole istigatrice dell’originale peccato. Un passo gigantesco questo di Bergoglio che annulla con un solo colpo di spugna biblici racconti che hanno costretto l’incolpevole Eva a trascinare per secoli un fardello che non aveva prodotto e che una storicità malvagia ed inquisitoria le aveva attribuita in modo bugiardo e gratuito. Altra metà del cielo? No! L’impareggiabile Eva incarna e riflette l’immagine sublime ed insostituibile dell’intera volta stellata.

Raffaele Bussi


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