Altritaliani

L’Europa federalista di Ursula Hirschmann

giovedì 14 maggio 2015 di Gaetanina Sicari Ruffo

Il Manifesto di Ventotene sull’Europa unita e federata ha una madre nobile in Ursula Hirschman (Berlino 1913 - Roma 1991) che sposò in seconde nozze Altiero Spinelli (1907-1986) e collaborò per la diffusione delle sue idee che hanno preso corpo durante l’esilio di quell’isola, vissuto insieme ad Eugenio Colorni e Ernesto Rossi.

Ora la seconda figlia Barbara, eletta recentemente nel Parlamento europeo, potrebbe continuare a sostenere il progetto fino al suo compimento, a giudicare dall’insistenza con cui si ritorna oggi a rivendicare la bontà del modello di Ventotene per un’Europa federalista: convegni e discussioni in vari punti d’Italia, persino una fiction storica della RAI, diretta da Alberto Negrin. C’è una generale attenzione sull’attesa di quella svolta che prevede una composizione degli stati europei preternazionali tanto da avere in comune una politica estera. Non è certamente facile attuarla e ci vorrà molto coraggio.

Premono in questo senso varie questioni, l’alto numero degli immigrati che si dirige verso il Mediterraneo, mettendo in pericolo la vita, e pure una serie di altre circostanze che sono in forse, come la questione libica, la Turchia, la minaccia dell’Isis e così via.
Se l’Europa fosse federata, avrebbe un suo esercito per difendersi ed una sua politica indipendente, economica e giuridica. Saprebbe come comportarsi ed avere delle leggi adeguate, senza inseguire tanti labirinti e trovare pastoie. Barbara Spinelli che, in occasione delle elezioni europee, aveva condiviso la lista Tsipras, assieme ad altri intellettuali di cui alcuni ora hanno fatto dietro front, come Camilleri, Flores D’Arcais ed altri, considerata la litigiosità dei suoi componenti, il vicolo cieco in cui la questione greca si è arenata sul debito pubblico, ora l’ha abbandonata e mira a ricomporre in Italia una sinistra che sembra deficitaria se non assente.

Ha dichiarato più volte che non vuole creare però altri partiti e incoraggiare tendenze alternative, confondendo così maggiormente le idee, ma intende seguire la linea tradizionale di Libertà e Giustizia e uscire dalle brume in cui attualmente ci si è invischiati.

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Credo che debba essere incoraggiata in tal senso. Solleciti una presa d’atto più rapida perché si giunga, senza perdere altro tempo, ad una unità politica rispondente alle istanze attuali. Si ricordi il coraggio che ebbe la madre Ursula, quando non solo portò fuori da Ventotene il Manifesto di ventidue pagine arrotolate nella carta delle sigarette perchè non fosse scoperto, a rischio della sua incolumità, ma pure quando si fece carico di divulgarlo, confermando la sua attività politica e la volontà di volere a tutti i costi una soluzione positiva. Nella sua autobiografia, Noi senza patria (Il Mulino,1993), si legge l’amarezza di non poter vantare una patria d’unanime suo sentimento e la forte tensione per la ricerca d’una comune ancora in fieri:

Non sono italiana, benchè abbia figli italiani, non sono tedesca, benchè la Germania una volta fosse la mia patria. E non sono nemmeno ebrea, benchè sia un puro caso se non sono stata arrestata e poi bruciata in uno di quei forni di qualche campo di sterminio. Noi “déracinés” d’Europa che abbiamo cambiato più volte di frontiera che di scarpe, come dice Brecht, questo re dei “déracinés”, anche noi non abbiamo altro da perdere che le nostre catene in un’Europa unita e perciò siamo federalisti.

Perché anche noi non facciamo in modo che l’Europa diventi la nostra patria comune? Non quella dei banchieri e degli esattori però, ma soprattutto quella che abbia a condividere con noi gli alti ideali di libertà e di civile convivenza?
Sacrifichiamo i nostri egoismi e cerchiamo di vivere secondo giustizia ed equità, costi quello che costi. Tutte le donne sono state chiamate da questa madre comune della futura Europa a confrontarsi insieme ed a dare il proprio contributo non solo ideologico alla grande opera di unificazione che ci attende, ma soprattutto d’operatività.
Sono sicura che con il loro apporto ci sarebbe una spinta più motivata e tante difficoltà si appianerebbero.

Risale al 1975 l’Associazione da lei fondata a Bruxelles: Femmes pour l’Europe che non ha ancora trovato sviluppo e programma, ma che resta un’occasione da non perdere perché uomini e donne si muovano per dare un segnale di condivisione nel corso di rapidi anni.

Leggo in rete che ci sono segnali in tal senso: recentemente componenti dell’Istituto Luigi Sturzo di Roma che formano il gruppo di “Young Leader”, hanno tenuto letture pubbliche dell’autobiografia di Ursula Hischmann e degli scritti autobiografici di Altiero Spinelli. Anche a Torino, per il IV anno consecutivo, il gruppo CIRSDE (Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle donne e di genere) ha voluto giornate di studio per la partecipazione delle donne all’unificazione dell’Europa. Speriamo che nascano non solo in queste, ma in molte altre città d’Italia e fuori, iniziative simili che concorrano a promuovere la nuova Europa, così com’era nell’attesa dei padri fondatori.

Gaetanina Sicari Ruffo

Nel logo Altiero Spinelli.


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