Altritaliani

Un ideale catalogo della buona Scuola

martedì 5 maggio 2015 di Carmelina Sicari

Infuria la discussione sulla ormai prossima riforma della scuola del ministro Giannini, discussione che in alcuni casi è sfociata in polemiche e finanche in aspre manifestazioni di pubblico dissenso. Con questo intervento vorremmo aprire sui mille temi della riforma, un dibattito, magari pacato, tra i nostri lettori.

Ci sono innumerevoli manifestazioni contro “la buona Scuola”, quella proposta per intenderci con la riforma ultima.

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Il ministro Stefania Giannini presenta la riforma la buona Scuola

Per il ministro l’idea di una buona scuola sembra coincidere, fra l’altro, con lo snellimento burocratico, con la ristrutturazione dell’edilizia, con una serie di fattori per così dire materiali.

Non è un caso che ad un’intervista recente rispondevo pessimisticamente sull’efficacia della mia attività come dirigente scolastico. Ero pronta a dichiararla fallimentare. E come me tanti altri. Ma a rifletterci non è così.
I ricordi di scuola ci dicono altro.

Il giovane folgorato dall’Operetta leopardiana del Dialogo della natura ed un islandese, si aspettava il bonismo, il lieto fine, l’ipocrisia di un moralismo scontato ed invece il finale dell’operetta leopardiana con l’islandese che, dopo averla cercata invano, incontra finalmente la natura, è strepitoso.
Lui cerca la felicità, le chiede conto di questo e mentre parla, un leone lo divora e la natura, indifferente e muta, assiste alla sua stolida fine.
Il giovane si scrisse a Lettere.

E così l’altro, bocciato a più riprese, perchè, affetto da dislessia, scriveva di sbieco per l’intera pagina: appena il suo nome.
Tollerato infine un giorno disse:
- Ora voglio scrivere dritto - e così fece.
Divenne un genio della chimica.

Il rischio più alto infatti della buona scuola, quella che è intransigente verso la diversità, è quello di perdere possibili geni.

Gli episodi si moltiplicano.
Un’allieva non studia religione e viene respinta in tronco per questo.
La docente integralista minaccia, a norma di Concordato, gli altri, per il rispetto del voto e la condanna definitiva alla bocciatura.

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Corteo studentesco a Roma

La buona scuola è quella che ha passione, che coltiva l’entusiasmo per la gioventù, per la sua diversità, per i talenti.
La buona scuola fa a meno di per se stessa della burocrazia.
Non che l’edilizia corretta non sia necessaria, così come l’avviamento al lavoro, ma occorre anche qui responsabilità.

L’idea dell’integrazione nel territorio per scoprire nuove forme di sviluppo e per creare lavoro mi aveva suggerito una formula che non ha avuto al tempo grande fortuna: Educazione al territorio. Significava conoscenza della storia, della morfologia, della geografia del territorio per comprenderne le reali risorse.

Nell’ideale catalogo della buona scuola, al primo posto c’è la passione che presuppone l’entusiasmo per cio’ che è diverso e l’attesa, la pazienza della maturazione.
Al secondo posto la conoscenza del territorio per curare la disaffezione di cio’ che è vicino e l’allucinazione mitologizzante per ciò che è lontano, che è fenomeno tipico del nostro tempo.
Al terzo posto la valutazione e siamo qui ad un punto della contestazione odierna.

La valutazione deve essere propositiva, promozionale, non selettiva e arbitraria secondo i nostri gusti e le nostre esperienze.
Ai miei tempi il pensiero pedagogico personalistico parlava degli esami come draghi sul cammino.
La valutazione non può essere condotta sulla rapidità, sui trabocchetti logici senza attesa, senza fiducia.
Non puo’ avere per slogans: più si boccia e più si è nel giusto.
Ha una sua mistica, che nella religione si chiama perdono, misericordia e che qui guarda al recupero.
Più allievi si recuperano dal disagio più si è nel vero.

La buona scuola, come dice l’esegesi di ’buona’, è quella che guarda al bene ed alla socratica felicità.

Carmelina Sicari


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