Altritaliani
Per la ricostruzione delle basi della democrazia

Il ritorno alle radici di Francesco Paolo Casavola

Novità editoriale
martedì 28 aprile 2015 di Raffaele Bussi

Per la ricostruzione delle basi della democrazia è il preoccupante sottotitolo dell’ultima fatica letteraria di Francesco Paolo Casavola “Tornare alle radici” che l’Editrice Cittadella di Assisi ha di recente mandato in vetrina con la prefazione di Giannino Piana.

Ricostruire significa edificare qualcosa che è crollato o che è stato abbattuto da qualcuno. A crollare non è la strada o l’ennesimo viadotto, allestiti con scarso cemento o di cattiva qualità, ma quell’impianto costituzionale partorito dai padri costituenti che avevano il compito di dettare le regole della civile convivenza di un Paese che usciva distrutto dalla follia della guerra. Cosa non è andato nel giusto verso nel compito di quell’ingegneria costituzionale del nascente Stato? Colpa di un impianto mal pensato o superato, o di chi di quell’impianto ne ha fatto cattiva lettura ed uso? Per provare a dare risposte è bene seguire il ragionamento di Francesco Paolo Casavola, giurista, storico del diritto romano, Presidente emerito della Corte costituzionale e dal 2006 Presidente del Comitato nazionale per la Bioetica.

Lungo l’arco di sette capitoli (Dignità dell’uomo, Legge e giustizia: dalle matrici giudaico-greco-romane al mondo contemporaneo, Legalità, Diritti e potere, Il valore della democrazia, Etica e costituzione e Per una patria giuridica dei cittadini europei), l’Autore ripercorre le difficoltà del processo democratico che il Paese e il Vecchio continente stanno vivendo. Il volume affronta le questioni di fondo che fanno riferimento alla vita associata, ricostruendo l’evoluzione che esse hanno avuto nel tempo, offrendo percorsi per dare aggiustamenti e soluzioni possibili al dibattito in atto. L’attesa del Paese per la riforma costituzionale che porterà alla modifica delle strutture e delle funzioni del Parlamento, di alcuni poteri del Governo, dell’elezione del Capo dello Stato, delle competenze della Corte costituzionale e del sistema che regola i rapporti tra Stato centrale ed enti autonomi territoriali non poteva non sollecitare la riflessione di Casavola che, da storico del diritto, ben consapevole della delicatezza del congegno delle Carte costituzionali, non esita ad affermare che esse vanno toccate con cautela e prudenza per non intaccarne l’equilibrio che l’ha informate nel momento della nascita. Un impianto, quello che sorregge la nostra Carta, definito e modellato dai padri costituenti, tenendo ben presente la tragica esperienza della dittatura prima e della guerra poi. Ma se la minaccia ieri era rappresentata da un regime autoritario, oggi la minaccia è rappresentata dai potentati economici e da una società tecnicistica che è il freno a quella partecipativa. Per evitare tale rischio, l’Autore risale subito ai principi ispiratori della vita di relazione che garantiscono lo sviluppo di una società libera e solidale che si sostanziano nel principio che riconosce la dignità umana.

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Francesco Paolo Casavola

Da qui parte l’analisi del giurista che, citando la Pacem in terris, coniuga tale dignità con la libertà religiosa e la legalità che non si riduce a semplice obbedienza alla legge, ma si concretizza nell’acquisizione di quell’habitus morale che consente di esercitare virtù per il bene di tutti, il bene proprio e quello altrui. Ma nella lettura di Casavola che va oltre l’etica, enucleando le forme istituzionali nelle quali l’etica affonda le radici, non può che esserci spazio solo per il sistema democratico, dove la salvezza per la democrazia esige la rielaborazione, ci ricorda Giannino Piana prefatore dell’opera, delle forme storiche in cui essa si è incarnata ed una radicale rifondazione dell’etica. Allo storico del diritto che ha avuto parte attiva nella vita della polis, uomo di profonda formazione storica, filosofica e teologica non potevano sfuggire le travagliate tematiche dell’odierna società civile e politica, ribadendo come la Costituzione italiana debba privilegiare il suo fondamento radicale nella società, al cui servizio le pubbliche istituzioni debbono porsi e ritrovare le radici da tempo dimenticate, se non perdute. La riflessione finale di Casavola ingloba la questione europea, dove va privilegiato un costituzionalismo federale come patrimonio di principi comuni anche sul piano di storie e culture diverse. Non sia questa la scusante per non passare dall’Europa delle singole cittadinanze all’Europa dei cittadini, un’Europa dei diritti in grado di rafforzare la comune appartenenza.

Una riflessione questa di Casavola, attraverso il ritorno alle radici in un momento particolare della società politica italiana che naviga in mari tempestosi, i più agitati da un ventennio a questa parte. La crisi della legalità nel mondo contemporaneo - riferisce l’illustre giurista – è in primo luogo conoscitiva. La nozione comune e diffusa della legalità non basta più a fronteggiare l’illegalità diffusa. Vivere nell’onestà è abito morale che garantisce la pace sociale e che mette ognuno in condizione di non pronunciare le parole del rimorso, più dolorose di quelle di condanna del più severo dei giudici. E’ il monito di Casavola, senza sapere se avranno parole di rimorso i tanti politici coinvolti in affari loschi, come i tanti collusi con società mafiose, che da decenni non si creano problemi per inadempienze ed incapacità di uomini collocati in sottogoverni dove incamerano milioni di euro dopo aver procurato buchi miliardari per opere pubbliche, ponti o viadotti che crollano non appena collaudati. Grazie a Casavola per l’ennesima, puntuale e necessaria lezione di legalità in tempi di grande tristezza politica e morale.

Raffaele Bussi


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