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THEMI E IDEE

Casavola e la rivoluzione postmoderna della bioetica

domenica 7 dicembre 2014 di Raffaele Bussi

Tematiche legate alla vita ed al suo sorgere, come quelle legate alla sua fine, vengono affrontate da Francesco Paolo Casavola nel volume “Bioetica. Una rivoluzione postmoderna” che di recente la Salerno Editrice ha mandato in vetrina nella collana Astrolabio diretta da Enrico Malato.

Giurista, storico del diritto romano, magistrato, Presidente della Corte costituzionale dal ’92 al ’95 e dal 2006 Presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Autore nell’ambito di tre capitoli, La bioetica, Il corpo e la bioetica e Bioetica e famiglia analizza sotto il profilo giuridico, e non solo, domande ipotesi ed istanze della bioetica, assurta a grande rivoluzione culturale della postmodernità che con il progresso della medicina apre prospettive nuove e imprevedibili alla vita dell’uomo da un lato, mentre dall’altro sollecita l’esigenza di conciliare gli interessi della società con la libertà di autodeterminazione della singola persona.

Disciplina costituitasi di recente nell’ambito delle scienze umane, la bioetica invita alla riflessione su temi ed esigenze dell’etica individuale e sociale da coniugare con le nuove conoscenze medico-biologiche alla luce del comportamento dell’individuo, del medico e della società nei confronti di problemi essenziali quali manipolazione genetica, eugenica, aborto preventivo e terapeutico, eutanasia, sopravvivenza vegetativa di soggetti cerebrolesi, e non ultimo il controllo delle nascite.

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Francesco Paolo Casavola

E’ in quest’ambito che muove la ricerca e la riflessione di Casavola che già in premessa, acclarato il maggiore beneficio che deriva all’essere umano dalla scienza, pone l’interrogativo se sia eticamente percorribile la strada che ipotizza quale costo di tale beneficio il sacrificio di potenziali individui nascituri. Dall’atteggiamento difensivo contro il dominio della scienza che ha contrassegnato il Novecento, si sta passando a quello dell’enfatizzazione di un preteso mutamento antropologico indotto dal trionfo delle tecnoscienze. Ma non è senza un profondo significato storico, continua l’Autore, la concomitanza fra lo straordinario progresso delle scienze del corpo e l’affermazione dei diritti umani al centro del ventesimo secolo che si concretizzano nel concetto di dignità della persona umana, sancita ne La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e ricevuta nel Trattato costituente europeo, dignità intesa come un limite ad agire sul corpo dell’uomo, anche se nell’economia concettuale di questa accezione il termine perde il suo significato e si carica di valenze relazionali rispetto ai poteri pubblici, alla scienza ed alle pratiche sociali.

Allargando la discussione al campo teologico con la riflessione conciliare del Vaticano II, nell’orizzonte religioso la dignità dell’uomo consiste, oltre che nella coscienza della cittadinanza universale, nella prerogativa di potersi appartare con Dio, suo creatore che l’ha voluto a sua immagine e somiglianza, ed in questo, conclude il giurista, si concretizza la pienezza della dignità dell’uomo. Dignità che per Casavola è tale perché essa non manifesta una autosufficienza e invulnerabilità biologica e sociale dell’essere umano che ogni atto omicida dimostra insussistenti. Ma la dignità sta in quel sacrario inviolabile della coscienza in cui Dio giudica le azioni di ciascuno e quelle del mondo e senza quel luogo di interrogazione e di giudizio, gli uomini sarebbero spinti da istinto e da ragione a usare violenza contro violenza, a rispondere con guerra alla guerra, fino ad un totale olocausto.

Io mi limito, suggerisce Casavola, al valore della dignità dell’uomo nella coscienza civile del mondo contemporaneo per quanto attiene a questo suo specifico predicato rappresentato dalla libertà religiosa.

E’ tutto raccolto nella parola “Dignità” il pensiero finale di Francesco Paolo Casavola per i risvolti che la Bioetica impone alla riflessione del mondo contemporaneo in preda sempre più ad una deriva morale. Dignità! Dignità per l’entità Uomo da considerare non un numero, ma essere portatore di diritti, oltre che di doveri, senza i quali, sembra ammonirci il prestigioso giurista, non ha senso attraversare l’esistenza.

Un contributo di grande rilevanza questo del Presidente Emerito della Corte Costituzionale nel dibattito in atto su di un tema di grande attualità e che vede tesi contrapposte confrontarsi da tempo e chissà per quanto tempo ancora, tesi che comunque dovranno ritrovarsi su un terreno comune, quello dell’Uomo, al di là delle barriere ideologiche, quale strumento di recupero del suo simile dallo smarrimento contemporaneo in cui è caduto.

Raffaele Bussi


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