Altritaliani
Altritaliani a Venezia 71

Venezia 71: Venezia volge al termine ancora pochi film in concorso.

venerdì 5 settembre 2014 di Andrea Curcione

Mentre già incalza il toto vincitore del Leone, eccoci agli ultimi film in corsa per il Leone d’oro. Ancora un film francese e poi il cinese Red Amnesia ed un opera di gelido umorismo svedese di Roy Anderson.

EN DUVA SATT PÅ EN GREN OCH FUNDERADE PÅ TILLVARON (A PIGEON SAT ON A BRANCH REFLECTING ON EXISTENCE) di Roy Andersson (Svezia, Germania, Norvegia, Francia, 101’, v.o. svedese s/t inglese/italiano)
con Holger Andersson, Nisse Vestblom.

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La regista svedese Roy Andersson è in concorso a Venezia.71 con il suo ultimo film dal titolo molto lungo, “A pigeon sat on a branch reflecting on existence” (“Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza”, titolo di una poesia che una ragazzina dovrebbe declamare su un palco) che chiude la trilogia formata da “Songs from the Second Floor” (2002) e “You, the Living” (2007).

La pellicola è composta da 39 piani sequenza medi (con la stupenda fotografia di Istvàn Borbas e Georgeli Pàlos) dove il gelido umorismo svedese è a farne da padrone. Si inizia con tre brevi considerazioni dedicate alla morte: un uomo che muore d’infarto a casa mentre si sforza di stappare una bottiglia di vino, un tizio morto nella mensa di un traghetto, accudito dagli stewards e dal comandante di bordo, un’anziana malata in ospedale che non vuole separarsi della propria borsa contenente i suoi averi, e che intende portare con se nell’aldilà.

E poi si seguono le avventure di una coppia di rappresentanti dalla faccia triste che vendono scherzi e giochi vari insulsi. Ad essi si intercalano momenti in un bar che durante la guerra era gestito da una donna zoppa, e poi in un altro locale mentre all’esterno passa l’esercito con il re di Svezia Carlo XII in procinto di combattere nella battaglia di Poltava.

Una scuola di tango dalla robusta maestra attratta da un suo allievo. Oppure, per finire, un enorme cilindro rotante nel quale entrano degli schiavi obbligati da alcuni coloniali, al quale viene poi dato fuoco all’esterno per arrostirli. Dei Tableau vivants, a volte lenti, privi di dialoghi concreti, che dovrebbero suscitare ilarità, ma che invece producono solamente incomprensione e noia.

LE DERNIER COUP DE MARTEAU di Alix Delaporte (Francia, 82’, v.o. francese/spagnolo s/t inglese/italiano)
con Romain Paul, Clotilde Hesme, Grégory Gadebois, Candela Peña, Tristán Ulloa.

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Di tutt’altro genere e tono il film francese di Alix Delaporte “Le dernier coup de marteau”, sempre in concorso per Venezia.71. Protagonista è un ragazzino, Victor (Romain Paul), promessa del calcio giovanile, che vive con la giovane madre malata di tumore (Clotilde Hesme), calva a causa della chemio, in un villaggio di roulottes vicino a un campo di paracadutismo. Il padre, un importante direttore d’orchestra, ha abbandonato la famiglia da tempo.

Ora è al Teatro dell’Opera di Montpellier per dirigere la sesta sinfonia di Mahler. Il ragazzino non s’intende di musica ma, desideroso di rivedere il padre, entra di nascosto a teatro per seguire le prove con gli orchestrali. Avrà così modo di stringere il lontano legame con il genitore.

Una storia semplice alla maniera dei fratelli Dardenne quella di Delaporte (già autore delle pellicole “Angèle e Tony” del 2010) condotta sul filo della musica, con il ragazzino e i suoi sentimenti e legami, sia con la madre che con il ritrovato padre, e infine con Luna, una ragazzina carina spagnola sua coetanea (Mireia Vilapuig) che vive con i suoi genitori in una roulotte del campo. “L’ultimo colpo di martello” del titolo è quello che il compositore Mahler, dalla vita sfortunata, inserì in una parte della sinfonia, pur sapendo che avrebbe reso il tema più cupo e infelice.

CHUANGRU ZHE (RED AMNESIA) di Wang Xiaoshuai (Cina, 110’, v.o. cinese s/t inglese/italiano)
con Lü Zhong, Feng Yuanzheng, Amanda Qin, Qin Hao, Shi Liu.

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Altro film in concorso è “Chuangru Zhe” (Red Amnesia) di Wang Xiaoshuai (“Giorni d’inverno” del 1993, “Le biciclette di Pechino” del 2001). Protagonista è Deng (l’attrice Lü Zhong) una vedova cinese in pensione che passa le sue giornate ad aiutare l’anziana madre e a prendersi cura dei suoi due figli ormai grandi, uno sposato e l’altro ancora single.

La sua tranquilla routine viene però spezzata quando la donna inizia a ricevere strane telefonate anonime che diventano sempre più frequenti. Le fastidiose telefonate raggiungono anche la casa dove vive il figlio maggiore sposato. Episodi strani, e uno strano pedinamento da parte di un giovane, interessano l’anziana donna vedova (ma dialoga ancora col marito defunto) che vive da sola in un modesto appartamento. Più tardi si scoprirà che questo “stalking” è da collegarsi a un giovane da poco conosciuto, e che lei ospiterà per una notte in casa. Il tutto è riconducibile a un evento rimosso, avvenuto al tempo della Rivoluzione Culturale, quando la giovane Deng era una fervente attivista politica e operaia in un villaggio di montagna.

Sebbene il film di Xiaoshuai abbia di momenti lenti, esso nella seconda parte si tramuta in una specie di thriller psicologico che fa seguire la storia con interesse. Il mondo degli anziani, la loro solitudine, il fatto che i giovani non hanno più tempo da dedicare ai loro genitori, oltre a quello del rimorso per alcune deprecabili azioni del passato è il tema di fondo della storia, ben rappresentata dalla vita di Deng, che non si rassegna a dare una mano al prossimo e ai più giovani, anche se il suo atteggiamento provoca malumore e irritazione. Un film un po’ troppo lungo, ma interessante e coinvolgente.

Da Venezia Andrea Curcione


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